Consiglio, Lagalla serra i ranghi ma FdI attacca gli azzurri - Live Sicilia

Consiglio, Lagalla serra i ranghi ma FdI attacca gli azzurri

A sinistra il M5s contro il Pd per la vicepresidenza
PALERMO
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PALERMO – Giulio Tantillo alla presidenza del neo consiglio comunale di Palermo e, a sorpresa, Giuseppe Mancuso come vicario: sarà questa la coppia di nomi che la maggioranza di Roberto Lagalla voterà martedì prossimo, quando Sala delle Lapidi si riunirà per l’insediamento e sarà chiamata a comporre l’ufficio di presidenza. O almeno questo è venuto fuori dall’incontro tenutosi ieri tra il sindaco e i partiti della coalizione, voluto fortemente dal primo cittadino per dare un’immagine di forza e compattezza dopo i pasticci della giunta.

Peccato che la tregua sia durata appena mezza giornata, visto che oggi è Fratelli d’Italia a dar fuoco alle polveri: già ieri i meloniani avevano chiesto una rosa di nomi tra cui scegliere il presidente, proposta rispedita al mittente da Forza Italia che invece punta solo su Tantillo. L’accordo sembrava raggiunto, ma oggi è l’eurodeputato Giuseppe Milazzo a tornare alla carica: “Non c’è dubbio che la carica di presidente spetti a Forza Italia – spiega il consigliere che è stato per anni un esponente dei berlusconiani, prima di passare a Fdi – Questo però non significa che agli alleati della coalizione possano essere imposti dei nomi o dei diktat del tipo: questo è il nome, prendere o lasciare, seppur trattasi di un nome autorevole come quello di Giulio Tantillo. Come è noto, la carica di Presidente di un civico consesso deve passare dal voto in Aula. Quindi appare più che logico, nell’interesse della coalizione, sottoporre alla stessa una rosa di nomi che possa permettere la più ampia convergenza”.

E’ noto che fra Milazzo e Tantillo, ex compagni di partito, i rapporti non siano più idilliaci ma la sortita di Fdi non è il primo screzio fra le due formazioni politiche: già sulla delega al Personale c’era stato un braccio di ferro vinto dai meloniani con Dario Falzone, che ha costretto Andrea Mineo a ripiegare sull’Ambiente. Il punto è che stavolta si tratta di un nervo scoperto e, in caso di rottura, le conseguenze sarebbero imprevedibili: il centrodestra a livello nazionale già litiga sui collegi blindati e in Sicilia si trascina ancora la questione della possibile successione a Musumeci; una rottura perfino sulla presidenza del consiglio comuinale di Palermo potrebbe provocare un effetto domino in un momento delicatissimo. Tanto che Milazzo assicura che, comunque vada, “l’impegno preso da Fratelli d’Italia all’interno della coalizione medesima sarà onorato”.

Una chiusura conciliante che ha frenato la risposta di Forza Italia, rimasta infatti in silenzio: “Si tratta solo di una provocazione, non ci saranno problemi”, dice un big a taccuini chiusi. Anche perché il presidente va scelto fra i consiglieri eletti e nessun altro azzurro accetterebbe; la mossa potrebbe semmai essere letta come il tentativo di far pesare comunque il disco verde.

Per il posto di vicario, invece, alla fine l’ha spuntata Giuseppe Mancuso, secondo degli eletti della lista del sindaco e vicino all’ex deputato Sandro Oliveri e alle comunità evangeliche; Salvo Alotta ha fatto un passo indietro e per lui si profila una presidenza di commissione. Anche qui però non sono mancati i mal di pancia, visto che a chiedere la seconda poltrona di Sala delle Lapidi è stata anche la nuova Dc di Totò Cuffaro rimasta però a bocca asciutta.

Acque agitate anche a sinistra. Il Partito Democratico punta sull’ex deputata Teresa Piccione, in pole position anche per un seggio al Parlamento nazionale, ma il M5s, in rotta con i dem a Roma, punta i piedi: i grillini hanno chiesto di votare Franco Miceli o Valentina Chinnici, ma è probabile che alla fine si asterranno. La Piccione conta comunque sui cinque voti del gruppo a cui aggiungere i quattro della lista Miceli, quindi l’elezione dovrebbe essere scontata, anche se Fabrizio Ferrandelli potrebbe tentare il colpaccio: lanciare Ugo Forello, sperando nel soccorso di qualcuno della maggioranza nel segreto del voto. L’ora della verità sarà martedì prossimo alle 11, quando il consiglio voterà prima il presidente e poi i due vice.


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