Consiglio, tutti contro la giunta: "Ormai è davvero Satania" - Live Sicilia

Consiglio, tutti contro la giunta: “Ormai è davvero Satania”

Il senato cittadino si incarta, per l'ennesima volta, sul regolamento per l'installazione dei chioschi.
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CATANIA – In Consiglio comunale arriva il nomignolo che spopola tra le pagine Facebook degli indignati: “Questa è ormai Satania”, dice il consigliere Emanuele Nasca, ex Movimento 5 stelle oggi Lega. Non è il primo e non sarà l’ultimo a prendersela con l’amministrazione, durante una seduta di senato cittadino che si conclude con l’ennesimo nulla di fatto per il celeberrimo regolamento per l’installazione dei chioschi. Domani, probabilmente, sarà la volta buona per l’approvazione – o la bocciatura -, all’ennesimo tentativo.

Le assenze degli assessori

A farla da padrone, nella seduta di ieri sera, però non è certo il seltz, limone e sale. È invece la più amara considerazione che arriva dagli scranni degli eletti sulle assenze di alcuni assessori: in aula siedono le new entry Viviana Lombardo e Adriana Patella e il sempre più presente, e preparato, Sergio Parisi. Mancano, però, gli altri. E in particolare: “Che fine hanno fatto Michele Cristaldi, Enrico Trantino, Giuseppe Arcidiacono e Andrea Barresi?”. “Neanche me li ricordo in faccia”, afferma Giuseppe Gelsomino con la consueta foga. Tanto da proporre di rinviare la seduta di almeno un’ora: non solo per girare il coltello nella piaga del Consiglio saltato la scorsa settimana, ma anche per “dare il tempo agli assessori di venire qui in aula”, ironizza.

La pregiudiziale viene bocciata. Ma è un miracolo che va sottolineato, per non fare adagiare gli assenti sugli allori. “Non ero del tutto contrario, in effetti – rintuzza la polemica Sebastiano Anastasi, capogruppo degli autonomisti – Al di là dell’entusiamo con cui queste giovani professioniste hanno accettato l’incarico di assessore, sappiamo tutti la verità: di qui a breve, o forse più avanti, potremmo dovere affrontare un commissariamento“. Anastasi non ne fa passare una: le ipotizzate dimissioni del sindaco Salvo Pogliese aleggiano nelle conversazioni private di tutti, ma il leader di Grande Catania le ricorda all’intera aula. “Questi giorni in cui la giunta è in piedi sono giorni preziosi, ma forse qualche assessore ha interpretato questo momento come un libera per tutti“.

La partenza del porta a porta nel lotto Centro

Andrea Barresi, per esempio, se fosse stato presente sarebbe stato chiamato a rispondere della partenza della raccolta differenziata porta a porta nel lotto Centro: a Ognina e Picanello la rimozione dei cassonetti dell’immondizia si è tradotta in montagne di rifiuti indifferenziati sulle strade, in diverse zone della città. “L’assessore – ricorda Alessandro Campisi, autonomista pure lui – non si fa solo passeggiando in piazza Duomo per mettere in atto quella famosa megalomania…”. È un’autocitazione: era stato lui a definire megalomane l’ex collega consigliere, adesso titolare dei Rifiuti, nell’ambito di un’altra seduta di senato cittadino.

“La città sta soffrendo sotto all’immondizia – attacca la pentastellata Lidia Adorno – Nei centri comunali di raccolta, dove i cittadini di Ognina e Picanello dovevano ritirare i mastelli, ce n’erano solo di un tipo. Alcuni li hanno comprati a spese loro, dovendo sfidare tre giorni di spazzatura non rimossa sotto alle loro case”. L’invito di Adorno è sempre lo stesso: “Fate una scelta d’amore, liberate la città da questo cancro: dimettetevi”.

Graziano Bonaccorsi, M5s anche lui, rincara la dose partendo dai numeri: i 30mila euro per la pulizia delle spiagge comunali dopo le festività pasquali e i 70mila euro per dieci interventi dello stesso tenore, da realizzarsi però nella stagione estiva. “Perché interventi di questo genere, sebbene previsti nel piano di intervento, non sono stati inclusi nel capitolato d’appalto?”, domanda. E poi minaccia: “Se continua così, se continueremo a non avere risposte, porteremo la munnizza qui sotto al palazzo e vedremo se potrete restare ancora in silenzio”.

La prevenzione contro gli incendi

A cambiare argomento ci prova Giovanni Petralia, Forza Italia, tornando sul tema della prevenzione contro gli incendi e dei timori dei cittadini che risiedono accanto ad aree verdi non correttamente mantenute. “In tanti vorebbero avere delle certezze”, sottolinea.

Perfino Santo Russo, diventato capogruppo di Fratelli d’Italia, sceglie di prendere la parola durante la seduta per dire che “ormai si entra qui dentro con la tristezza”, giacché “non è il posto adatto per raccontare barzellette“. Tipo quella sui sei mesi necessari per cambiare la lampadina di un semaforo.

La difesa di Parisi e il vuoto sui chioschi

Per l’amministrazione è l’assessore Sergio Parisi a prendere la parola. Difende tutti: “La nave non sta affondando – sostiene – Siamo tutti impegnati a lavorare giorno e notte per il bene di questa città”. Soprattutto il sindaco facente funzioni Roberto Bonaccorsi, a cui è toccato in sorte il compito più difficile. Parisi prende appunti, promette verifiche, viene ringraziato.

Poi, quasi con un brivido, tocca al quarto punto all’ordine del giorno: il regolamento per l’installazione dei chioschi nel territorio del Comune di Catania. Bartolomeo Curia e Manfredi Zammataro, promotori della delibera, la presentano in aula. Ma Zammataro, Diventerà bellissima, con una punta di amaro nota che gli scranni cominciano a svuotarsi: “Non andrà in porto neanche stavolta, le assenze sono a volte più pesanti dei voti contrari”. Il fatto è che anche accanto a lui c’è più di qualche sedia vuota. “Il Consiglio non è sufficientemente maturo“, chiosa Giovanni Grasso, ex candidato a sindaco del Movimento 5 stelle, oggi Fratelli d’Italia.

Il numero legale manca sulla votazione del primo emendamento. Prima si rinvia di un’ora, poi si rimanda tutto a domani. Quando serviranno meno persone per l’apertura della seduta e l’approvazione. Ma quando ormai sarà chiaro a tutti che al senato cittadino questo regolamento è andato di traverso: forse per ragioni politiche più che amministrative.

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