Corte dei Conti, stop agli esterni | Il caso di Patrizia Monterosso

Corte dei Conti, stop agli esterni | Il caso di Patrizia Monterosso

Commenti

    Ma s’arricamparono sti picciuli…??

    ARPA, ARPA, ARPA. Tutti i dirigenti nominati direttori di unità operative complesse con bandi interni e procedure vietati dalle leggi. Idem per le procedure di nomina dei vertici (direttore generale, direttore amministrativo – non è neppure un dirigente – e direttore tecnico). E l’assessorato al territorio ed i sindacati? Tutto a posto, tutto in regola. Ce n’è o non ce n’è con le coffe?

    … che la Corte dei Conti verifichi anche le modalità della “Nuova Riorganizzazione” …. tutti Direttori di Dipartimento senza un CONCORSO PUBBLICO …. tanto ARPA è stata definita in passato la Repubblica delle banane. Meditate Signori Giudici ….. meditate

    Alla Corte dei conti tutto regolare????

    NanoNoè, non è vero? Vai sul sito e basta che ti leggi il funzionigramma, i bandi ed i decreti di conferimento (le motivazioni dei conferimenti sono persino esilaranti, cito per tutte “per l’attaccamento dimostrato nei confronti dell’ARPA” !!!)

    L’elencazione di queste vicende consolida un altro principio che attenua la discrezionalità dello spoils system. Quando le decisioni politiche diventano atti gestionali, e vengono saltate le regole, finisce l’insindacabilità dei politici.

    Esatto , nelle nomine prevalgono interessi clientelari e di parte a discapito dell’interesse dell’amministrazione e di tutta la collettività affinchè si nomini chi è migliore invece di amici e parenti

    spesso i funzionari e i politici sanzionati restano al loro posto oppure ottengono, denuncia il pg, “incarichi più delicati e di rango superiore”

    esatto ogni sanzione ricevuta diventa una medaglia al valore….vergogna

    Meno male che c’è la Corte dei Conti ultimo baluardo di legalità in Sicilia

    Scusa ho confuso la P con la C….

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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