PALERMO – “lo trattavano come un cane”, ha raccontato un vicino. Costretto a vivere fuori casa, in un gazebo: “Chiedeva cibo, non si poteva fare la doccia, non si reggeva in piedi”. Scappò di casa, non per evadere dagli arresti domiciliari ma per disperazione ed è stato assolto.
Evade ma viene assolto
Il giudice Riccardo Corleo della IV sezione del Tribunale di Palermo ha scagionato un uomo di 68 anni “per particolare tenuità del fatto”. Era stato arrestato per maltrattamenti dopo una lite con la compagna e condannato a 5 mesi di carcere. Impossibile scontarli sotto il tetto coniugale e allora decise di andare a casa del fratello a Villabate.
Convivenza impossibile
La convivenza risultò impossibile. Gli fu vietato di entrare in casa e venne relegato in un gazebo in giardino. Senza acqua, né cibo. Ora l’assoluzione, ma non è l’unico processo in corso visto che gli vengono contestate altre due evasioni. Risultò assente ad altrettanti controlli. “Il motivo è sempre lo stesso: non voleva evadere ma è stato costretto a farlo”, spiega l’avvocato Alessandro Musso.

In sua difesa sono intervenuti alcuni vicini e un altro fratello che hanno confermato di averlo trovato “sporco e magro”. Sono stati convocati in Tribunale come testimoni e hanno confermato la tesi difensiva.

