Diego, facci vedere chi sei!

Diego, facci vedere chi sei!

Lo speciale sindaco
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Diego, adesso stupiscici. Il tuo mandato gocciola ed esala gli ultimi respiri. Mafiosi e collaterali a parte, sarai ricordato come il peggiore sindaco di Palermo. Hai pochissimi mesi, non per ribaltare il verdetto, ché non è ribaltabile, ma per dare un segno della tua presenza. Se ci sei, insomma, batti un colpo. Inforca il piccone come Cossiga che al tramonto della sua presidenza mandò in fibrillazione il Palazzo con le sue intemerate. Pansa lo immortalò: “Il pazzo del Colle”. Ecco, ci accontenteremmo del pazzerello di Villa Niscemi. Parla. Arrabbiati, Diego. Svelaci i loro volti. Come di chi? Di coloro che ti hanno blandito e poi pugnalato. Dei traditori che ti hanno innalzato per abbandonarti quando non servivi più, perché hanno capito che non sei nato per fare il sindaco di Roncole di Busseto, figuriamoci di Palermo. Dacci in pasto l’elenco dei politici ghiottoni, degli assessori ignavi. Additaci il petto dei nemici di Palermo: dei grandi borghesi e dei magnifici papponi che non riescono a mutarsi in classe dirigente e intanto chianciono e fottono, sputando nel piatto in cui mangiano allegramente. Vuoi inventarti un sussulto galvanico? Parla, Diego. Spiegaci che un po’ è colpa nostra: non si può crocifiggere un pessimo sindaco votato per due volte, senza prendersela con gli idioti che hanno tracciato una “ics” sul suo cognome.

Scatenati. Afferra uno scecco per la coda e nominalo assessore alla Cultura. Scegli nel consiglio comunale, che si è sentito addirittura offeso dalle parole del vicesindaco. Estrai dal cappello a cilindro di quella sgangherata assemblea. Si offendono pure, capisci? E dovrebbero occupare il tempo libero ad acchianare a ripetizione sul santuario per grazia ricevuta. Ormai, primo e ultimo cittadino, vivi nascosto, in odio a Palermo, Diego Cammarata. E vorremmo vederti passeggiare tranquillo in piazza Politeama come il presunto Johnny Stecchino, ignaro dei killer. Vorremmo recitare la parte del giudice Cataratta, scuoterti per un braccio e sibilare: “Diego, fagli vedere chi sei!”.

Facci vedere chi sei. Scendi in strada e solleva la munnizza. Ti seguiremo. Manda a casa la giunta e sostituiscila con i raccattapalle del Palermo. Apri Villa Niscemi ai poveri e ai disperati. Precipitati nell’inferno della miseria. Indossa un saio penitenziale. Brandisci la cazzuola, se non il piccone. Manca poco, Diego, affrettati. Meglio essere matti per un giorno che invisibili per tutta la vita.


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