Palermo, dipendente Amia "collettore" del pizzo imposto a tappeto

Dipendente Amia e pizzo: a Palermo manca “un sussulto di dignità”

La lista del pizzo trovata a casa di Giuseppe Auteri

Commenti

    Non ci sarà mai futuro in questa bellissima ma disgraziata terra!

    Si devono attuare leggi severissime da “stato di guerra” e non da “stato di complicita”. Non si delinque da soli , questa feccia dell’umanità prolifica e sopravvive per la complicità di uno Stato incapace. Sopravvive perché c’è sempre un “cavillo legale” che annienta il giusto lavoro degli investigatori e della Dda. Ci vuole una “legge speciale” che dia poteri inderogabili e assoluti ad un Prefetto per la distruzione del potere e della mentalità mafiosa. Se non si attua uno “stato di guerra” non ne usciremo mai. I mafiosi vanno cacciati e confinati con tutte le generazioni, via dallo Stato italiano. Vanno mandati in un’isola del Pacifico sorvegliati da mercenari. Devono essere estirpati. Stop!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI