"È il boss di Pagliarelli": condannato con altri 3 imputati - Live Sicilia

“È il boss di Pagliarelli”: condannato con altri 3 imputati

Furono tutti coinvolti in un blitz dei carabinieri

PALERMO – Arriva la condanna per Giuseppe Calvaruso, considerato l’ultimo reggente della cosca di Pagliarelli. Ed è una condanna pesante: 16 anni di carcere. Così come pesante – 13 anni – è quella inflitta al suo presunto braccio destro, Giovanni Caruso.

Quattro anni e 4 mesi sono stati inflitti a Silvestre Maniscalco; 3 anni a Francesco Paolo Bagnasco. Assolto Antonino Calvaruso, padre del boss. Il giudice per l’udienza preliminare Elisabetta Stampacchia ha accolto la ricostruzione dei pubblici ministeri Dario Scaletta e Federica La Chioma.

Il processo nasceva dalle indagini dei carabinieri del nucleo Investigativo che mai hanno smesso di tenere i riflettori accesi su Calvaruso. Dopo la scarcerazione per una precedente condanna, il boss si era trasferito in Emilia Romagna. Poi, in Brasile. Al suo rientro in Italia al suo rientro in Italia, in occasione della Pasqua di due anni fa, fu arrestato. Avrebbe preso il posto del capo mandamento di Pagliarelli, Settimo Mineo, l’anziano di Cosa nostra che nel 2018 ha presieduto la riunione della cupola di Cosa Nostra.

Bagnasco, titolare della catena di negozi di detersivi e prodotti per l’igiene “Serena” avrebbe chiesto l’aiuto del mafioso per punire gli autori di due rapine. Il 29 agosto di due anni fa due persone armate di coltello rapinano il punto vendita di via Altofonte 89. Si portano via 4.500 euro. Il 3 settembre un nuovo colpo: 2.800 euro di bottino. Partì la caccia all’uomo. Bagnasco chiamò Giovanni Caruso (altro fermato). “Mi potresti fare una cortesia grande Giovà? Potresti salire cinque minuti ai Pagliarelli? Al negozio”.

Caruso fu intercettato mentre guardavs sul tablet i video delle rapine, caricati su un pen drive. Caruso: “… già sta aprendo la cassaforte da sotto… si sono portati la cassaforte da sotto… non si sono portati quelli del cassetto… è nervoso guarda… guarda si alza gli occhi … sedici … diciassette … e guarda là sopra… l’hai visto qua?”.

Dopo aver individuato gli autori delle rapine li convocarono in un magazzino in via Piave.
Caruso confidò alla moglie: “… tu non ne sai niente di questo discorso ah che capace ti arriva a dire: ‘minchia è selvaggio… mi sono rilassato questa giornata mi sono dato una scarricata che tu non hai idea… appena è entrato… l’ho preso ci dissi: ‘cammina… cammina prima che diventi scolapasta… all’ospedale… è ricoverato… pure il polso mi duole”. I colpevoli furono dunque picchiati.

Nelle scorse settimane la sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia e sulla base delle indagini del nucleo di Polizia economico finanziaria, ha stabilito il controllo giudiziario delle imprese di Bagnasco per un anno affinché vengano ripulite dalle infiltrazioni mafiose.


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