"Edilizia, partano le riqualificazioni | Fronte comune con i sindacati" - Live Sicilia

“Edilizia, partano le riqualificazioni | Fronte comune con i sindacati”

Il nuovo presidente dell'Ance Palermo Miconi: "Non ci sono gare e non ci sono affidamenti".

 

 

L'INTERVISTA
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PALERMO – L’edilizia può ripartire dalla manutenzione del patrimonio anche attraverso accordi quadro di medio valore. A Palermo c’è bisogno di un assessore che si occupi solo di contratti pubblici. Bene la norma regionale sui contratti ma i funzionari comunali hanno timore. Massimiliano Miconi, da lunedì è il presidente dell’Ance Palermo ma il suo programma – anche alla luce della sua esperienza di vicepresidente dell’associazione di categoria dei costruttori palermitani – è chiaro tanto quanto la conoscenza della situazione del settore.

Lo contattiamo qualche minuto dopo la fine de direttivo che ha stabilito le cariche interne e le designazioni degli enti paritetici. In questo momento quello dell’edilizia è un settore che oltre a vivere una profonda crisi è in costante trasformazione e per Miconi l’Ance ha il compito di “facilitare e accompagnare questo percorso”. “Abbiamo il dovere – spiega – di spenderci perché ci sia attenzione verso la riqualificazione urbana, le manutenzioni, il rilancio dell’edilizia pubblica. Dobbiamo trovare sempre più costanti spazi e momenti di riflessione con la politica e l’opinione pubblica. Dall’altra parte siamo interlocutori abbastanza autorevoli”.

In questo momento, d’altronde, la crisi del settore edile continua. Qual è la fotografia dello stato dell’arte?

“I dati sono, purtroppo costantemente negativi. Il Cresmet e l’Istat hanno recentemente pubblicato dei dati negativi sia per ciò che riguarda l’edilizia privata che l’edilizia pubblica. Il comparto pubblico ha avuto un piccolo periodo, fra il 2014 e il 2015, di segno positivo ma già nel 2017 questo flebile rilancio è stato abbattuto da un trend negativo. Non ci sono gare e non ci sono affidamenti. La produzione normativa blocca i procedimenti e ferma le gare che dovrebbero essere bandite”.

In particolare cosa sperimentate?

“Le procedure in espletamento vengono completate in due tre anni, in tempi biblici. Agli Urega, ad esempio, abbiamo perso il conto delle gare bandite e non completate. In alcuni casi non sappiamo che fine ha fatto la gara. E quando abbiamo denunciato alla stampa questa situazione abbiamo avuto come risposta un’accelerazione che ha portato, ad esempio, l’Urega a comunicare l’apertura delle buste”.

In termini occupazionali questo ha chiaramente delle ricadute, no?

“Certo. Chiaramente senza commesse il dato dell’occupazione non può che rimanere negativo. Dal 2006 al 2016 sono stati persi più del 70 per cento dei posti di lavoro in edilizia. È una questione sociale che sarà all’attenzione del nostro confronto con i sindacati. Voglio rilanciare il rapporto con le sigle sindacali provinciali che si occupano di edilizia. Dobbiamo fare fronte comune perché questa è una questione sociale che riguarda non solo i lavoratori ma anche i datori di lavoro”.

La discussione sugli Urega ci porta a parlare della Regione. Mi pare di capire che lo stato di salute anche in questo caso non sia positivo.

“Sì è così, come detto, gli Urega sono ingolfati. Con la Regione dialoga l’Ance Sicilia di cui io sono vicepresidente. L’assessore Marco Falcone è molto attento alle nostre istanze, tant’è che ha accolto le istanze che con documenti congiunti di tutte le sigle chiedevano una nuova normativa sui criteri d’aggiudicazione. In questo modo si sono modificate le regole sui ribassi e conducesse a ribassi di mercato congrui”.

Però c’è stata l’impugnativa dello Stato, cosa ha causato?

“Il giudizio pendente ha portato all’indecisione e ai timori di tanti funzionari comunali che non mandano in gara gli appalti. Così il settore si è ingolfato maggiormente per gli eventuali dubbi sulla legittimità degli affidamenti. Abbiamo scritto a molte amministrazioni comunali spiegando però che in pendenza del giudizio la norma regionale è in vigore e può essere applicata”.

Ma c’è una questione burocratica? Sperimentate una incapacità dell’amministrazione pubblica sul campo?

“Ci battiamo continuamente con un burocrazia lenta, timorosa, farraginosa. C’è una burocrazia efficace ma ce n’è tanta che non ha un approccio propositivo, non è veloce, non è efficace. Il sistema si è inceppato anche all’interno delle pubbliche amministrazioni. Spesso le nostre imprese si sono trovare con i contratti in corsa a dovere lottare con i funzionari o i Rup che non brillano in velocità ed efficacia dell’azione amministrativa. Poi ci sono i casi di corruzione, concussione, si veda ai casi Anas. Questi sono il cancro del sistema. Ci batteremo senza se, senza ma e senza guardare in faccia nessuno”.

Parliamo di Palermo. Spesso nei dibattiti si dice “non ci sono più le gru” in città. Cosa si può fare per rilanciare il settore nel Comune?

“Con l’amministrazione comunale abbiamo avuto e sono sicuro avremo un grande rapporto istituzionale. Abbiamo proposto il concetto di consumo di suolo zero proponendo un grosso piano di rilancio urbanistico che parta dalla riqualificazione delle vecchie aree, delle aree industriali dismesse che possono essere riadattate. Abbiamo lavorato con l’associazione degli amministratori dei condomini per portare avanti il libretto del fabbricato. Gran parte delle costruzioni palermitane, ahimè, è nato durante il sacco di Palermo ed è qualitativamente scarso. Così è necessaria lavorare per la riqualificazione sismica ed energetica. C’è tanto da fare e speriamo di potere continuare il confronto con l’amministrazione”.

Ha annunciato che chiederà un incontro al sindaco di Palermo, di cosa gli parlerà?

“Anzitutto c’è la questione del Suap di Palermo che è senza dirigenti. Poi, a mio avviso, occorrerebbe evitare di dare più deleghe all’assessore di riferimento. Il settore dei contratti pubblici andrebbe affidata a una sola persona. In questo modo si potrebbe senza dubbio agire in modo più spedito”.

Cosa può fare il pubblico in termini di spesa?

“Il passante e l’anello ferroviario, così come il collettore fognario, sono opere gestite da stazioni appaltanti più grandi del Comune attraverso il sistema distorto del ‘general contractor’ che ha affidato così a tre grandi operatori i cantieri: il risultato è stato che le opere piccole e medie non partono mentre le grandi sono bloccate. Bisogna quindi incidere sulle prime due categorie. Il comune deve investire sulla manutenzione del patrimonio. Non solo delle opere pubbliche ma anche dei marciapiedi, delle fognature, delle strade. Se le società partecipate non riescono a portare avanti questi interventi allora il Comune può dare vita a un sistema di tanti piccoli accordi quadro per le manutenzione da poche centinaia di migliaia di euro, svincolati anche dalle soglie europee”.

Parlerete anche di centro storico?

“Sul centro storico c’è stato un affievolimento dell’attenzione dopo che nella primavera di Palermo era divenuto il cuore pulsante del Rinascimento della città. Ci sono state iniziative spot mentre occorre fare un’attività massiccia. Occorre che si superi, però, il dogma che non può essere spostata una pietra, specie se non ci sono immobili di pregio”.

Parla dei molti fabbricati fatiscenti ma recuperati dopo il bombardamento della seconda guerra mondiale?

“Si, quelle vanno demolite per fare piazze, parcheggi, e altri spazi a servizio della comunità”.

Sono in discussione delle misure del governo centrale per la riqualificazione dei prospetti, che ne pensa?

“Sono molto interessanti. Come Ance, attraverso l’accordo con grossi network, abbiamo puntato a misure come il ‘Sisma bonus’ e l’ ‘Eco bonus’. Aspettiamo di conoscere la norma definitiva. Ma questo provvedimento è utile anche per la nostra città. Basti pensare ad assi storici che hanno alcune facciate restaurate e altre no. Il rispetto dei vecchi colori con l’apporto di sistemi moderni, e quindi non solo con la tinteggiatura, può dare una grande boccata d’ossigeno al settore”.

La vostra ricetta guarda solo manutenzione e investimenti?

“Occorrere che la tassazione sul settore immobiliare venga abbassata. Queste imprese non possono essere il bancomat del governo. Inoltre, abbiamo subito l’abbattimento unilaterale dei canoni del 15 per cento per gli affitti delle sedi pubbliche senza però subire un abbassamento delle tasse. Tutto questo ha bloccato gli investimenti privati”.

L’ultima domanda a che fare con la vostra sede: Palazzo Forcella de Seta, che grazie a Manifesta 12 ha rivelato la sua bellezza al grande pubblico. Avete un piano di restauro?

“Abbiamo un progetto già approvato. Stiamo recuperando via via alcune porzioni del palazzo. C’è un vero e proprio piano industriale di manutenzione anche perché realizziamo tutto con i nostri fondi. Abbiamo iniziato dalla sala conferenza, che è una delle più richieste di Palermo. Puntiamo a portare qui la sede dell’Ance Sicilia per potere avanzare con le operazioni di restauro. La missione è rendere Palazzo Forcella de Seta la casa dei costruttori siciliani mettendo gli spazi sempre più a disposizione della città”.

La replica dell’assessore (LEGGI)

 

 

 


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