Ex lavoratori Qè, i sindacati: |"Decreti ingiuntivi non a rischio" - Live Sicilia

Ex lavoratori Qè, i sindacati: |”Decreti ingiuntivi non a rischio”

Antonio D'Amico (Cisl): "Decine le denunce presentate alla Prefettura e al Mise sulla cattiva gestione del call center". La nota della Slc Cgil

Sequestro conti
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PATERNO’ – Non si prospetta alcun danno o rischio per gli ex lavoratori del call center paternese Qè che in questi giorni hanno richiesto al Tribunale l’emissione del decreto ingiuntivo finalizzato al recupero degli stipendi pendenti. Di oggi è infatti la notizia del sequestro eseguito dagli uomini della guardia di Finanza dei beni all’ex amministratore del call center, il bresciano Patrizio Argenterio. Le spettanze rimaste non pagate verranno a poco a poco, si spera, liquidate grazie all’ultima tranche erogata dalla commessa Transcom. Le somme, destinate agli ex dipendenti licenziati dalla proprietà nell’aprile del 2016, non proverranno perciò dal patrimonio – del valore complessivo di un milione di euro fra conti correnti, immobili e autovetture – sottratto all’amministratore tramite il provvedimento emesso oggi dall’Autorità giudiziaria etnea.

A confermarlo sono i sindacalisti a LiveSicilia, Pippo La Pina della Cisl di Paternò e Antonio D’amico, segretario generale Fistel Cisl Sicilia. “Sono decine le denunce e gli esposti che abbiamo presentato alla Prefettura di Catania e sia al Mise – dichiara a LiveSicilia, Antonio D’Amico – per segnalare la cattiva gestione che temiamo sia stata operata dall’imprenditore Argenterio. Le indagini eseguite dalla Procura e dal Comando provinciale, sono arrivate ad un risultato importante, ma conoscevamo già la grave situazione del call center”.

È il triste epilogo, insomma, di un dramma che si è consumato ai danni di 600 famiglie del paternese. “Abbiamo perso – precisa D’Amico – 600 posti di lavoro in un territorio piccolo. È stata una batosta pesantissima per i dipendenti. Dal nostro canto, daremo tutto il sostegno possibile alla Magistratura affinché si possa fare piena luce sulla vicenda”.

Fra le ipotesi – ancora tutte da confermare e verificare – ci sarebbe quella di recuperare i posti di lavoro intanto per i dipendenti che risultavano assunti al call center con contratto a tempo indeterminato. “La Regione – prosegue D’Amico – sta ancora dialogando con l’imprenditore di Paternò, Franz Di Bella che ha messo a disposizione la sua buona volontà. Stanno lavorando. Si tratta adesso di scelte imprenditoriali. Noi siamo fiduciosi, ci auguriamo si possa fare qualcosa per queste persone rimaste senza lavoro”, conclude D’Amico.

La Slc Cgil di Catania comunica “soddisfazione” per l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Catania che ha sequestrato i beni dell’ex amministratore Qè, Argenterio. Commentano il segretario generale della Slc Cgil di Catania Davide Foti, insieme a Valentina Borzì e Giovanni Arcidiacono, ex Rsu del call Center Qè : “ La notizia ci riempie di gioia, non solo perché rivela l’impegno della magistratura e delle forze dell’ordine a favore della legalità, ma soprattutto perché le lavoratrici ed i lavoratori avevano il diritto di ricevere giustizia; ne siamo lieti, anche se ci troviamo solo all’inizio del percorso giudiziario. Da più di un anno, ed in tutte le sedi istituzionali, abbiamo denunciato più volte le irregolarità finanziarie e organizzative rispetto alla gestione dell’azienda, senza mai avere paura di portare avanti i principi di legalità e giustizia. Un plauso va alla magistratura e alle forze dell’ordine in cui riponiamo totale speranza e fiducia rispetto a questa ennesima situazione di malaffare e illegalità nel nostro territorio. Oltre al danno economico il grave prezzo da pagare è la perdita del lavoro e della dignità da parte dei circa 600 lavoratori. Insieme a loro stiamo lottando per un progetto di reinsediamento locale ed innovativo per permettere il recupero di una così grave situazione lavorativa. Il sindacato ed i lavoratori conoscono la differenza tra certezze e promesse, legalità e illegalità, e proprio per questo ci auspichiamo una veloce risoluzione del procedimento giudiziario per poter finalmente recuperare le somme lavorate, i contributi non pagati ed il Tfr”.


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