PALERMO- La differenza è tutta negli occhi e si nota. Fino a qualche giorno fa, lo sguardo di Fabrizio Ferrandelli, consigliere comunale a Palazzo delle Aquile, era opaco; oggi appare sgombro.
Per dovere di cronaca, fino a qualche giorno fa, l’ex candidato sindaco Fabrizio Ferrandelli era inquisito per voto di scambio poltico-mafioso, adesso l’inchiesta è stata archiviata. Il racconto del passaggio dal turbamento al sollievo in una chiacchierata corroborata da un caffè macchiato. “Sono stato molto fortunato – è l’incipit – nel trovare persone equilibrate, concentrate solo ad accertare la verità”.
Consigliere Ferrandelli, una mattina i carabinieri le bussarono alla porta per notificarle un avviso di garanzia. Ricorda?
“E come potrei scordarlo. Sono arrivati in borghese. All’inizio mia moglie non voleva aprire, perché non avevano la divisa: ‘Siamo sicuri che sono carabinieri?’. Ancora li ringrazio perché hanno avuto un atteggiamento ineccepibile. Io mi stavo facendo la barba, avevo metà del viso insaponata. Li ho accolti con una battuta: ‘O mi hanno fottuto la macchina, o è cominciata la campagna elettorale…’. Ho subito visto che l’articolo del provvedimento riguardava il voto di scambio. Quando sono andati via, ho controllato meglio: voto di scambio politico-mafioso. E mi sono rasserenato”.
Come, scusi, le lanciano un’accusa del genere e lei tira un sospiro di sollievo?
“Sì, perché era qualcosa che non avrei mai potuto commettere, totalmente inconcepibile per la mia storia e per la mia identità. Si può passare col rosso e non rammentare quando è successo o se è accaduto davvero, ma non è esattamente come un omicidio. A mia moglie mancava il respiro, era in attesa della nostra seconda figlia. L’ho rassicurata, mi sono sforzato di sorridere. Mi trovavo nella tempesta, ma ero, appunto, interiormente tranquillo”.
A qualcuno verrà difficile crederlo.
“Io sono sempre stato dall’altra parte della barricata. Promuovevo i cortei antimafia a dodici anni con i boy scout. Entravo al Borgo Vecchio con un progetto per parlare delle vittime di mafia. Raccontavo ai ragazzi delle scuole l’atroce vicenda di Giuseppe Di Matteo, un ragazzo come loro ucciso e sciolto nell’acido. E avevo addosso un film paradossale, una sorta di nemesi in cui vieni travolto da ciò che hai sempre odiato e combattuto… Una serenità di fondo mi ha sorretto, mi ha aiutato a razionalizzare, a passare i momenti complicati e stressanti che, emotivamente, come è normale, ci sono stati”.
E sua moglie ha razionalizzato?
“Ha avuto una grandissima reazione. Una donna sa chi ha al suo fianco. Ho avuto con me tante persone. E’ in questi frangenti che capisci chi è amico, chi crede in te. Io ero candidato sindaco e ho scelto di comunicare immediatamente la notizia. Se ti sperimenti con onore e umiltà sai che non c’è più nessun aspetto di vita privata. Comanda sempre l’esigenza della chiarezza”.
Momenti complicati, diceva.
“Il 23 maggio di un anno fa, sotto inchiesta e all’Albero Falcone, come sempre. E’ stato diverso, non lo nego. C’erano sguardi differenti e pesanti. Un cuore innocente si sente squarciato. Inghiotti tutto, sei vincolato al segreto istruttorio, come avere le mani legate mentre ti picchiano”.
Giorni duri e notti insonni?
“No, ho sempre dormito con la mia coscienza sul cuscino. Casomai, notti pensierose. Ma non ho mai avuto davvero paura, tanto l’accusa era incredibile. Ho l’impressione che nemmeno la stampa cittadina ci abbia mai creduto sul serio. A Ferrandelli puoi dire quello che vuoi, non quello…”.
E adesso?
“Sono uno dei pochi politici a potere esibire un vero certificato antimafia. Sono stato setacciato, intercettato, interrogato. Avrebbero beccato anche una virgola fuori posto, se ci fosse stata. Non c’era, non c’è”.
Lei era impegnato nella sfida per la poltrona di sindaco, come ha sottolineato, quando si seppe dell’indagine; cosa sarebbe accaduto altrimenti? Avrebbe vinto?
“Ero in volata…”.
Insisto: avrebbe vinto?
“Ero in ascesa. Ero dato per vincente”.
Ci riproverà, magari per rivalsa?
“Non lo so. So solo che la ragione del mio impegno non è mai venuta meno e non accadrà. Non ho mai disertato il quotidiano. Mi sono cimentato in una navigazione tempestosa e ne sono uscito. Sono un bravo marinaio, un marinaio coraggioso”.
Qualcuno è rimasto. Qualcuno è andato via?
“Certo, ma io do a tutti il massimo della fiducia. E non ho mai fatto pagare a nessuno il peso di un tradimento consumato. Ringrazio chi non si è mosso, chi ha avuto fiducia come me, chi è restato al suo posto, caricandosi di schizzi di fango”.
Si sente in credito?
“Non ho mai calcolato un rapporto di credito e debito, in politica e nella mia vita. Chi ci mette la faccia sa che potrebbe pagare un prezzo. Io l’ho pagato e lo pagherei di nuovo. Ho la fissazione della coerenza. Mi sono dimesso dall’Ars anche per dissociarmi dalla gestione di una certa antimafia parolaia e sono stato l’unico. Posso guardare tutti dritto negli occhi, a cominciare dalle persone che amo”.
Quando ha saputo dell’archiviazione a chi ha telefonato subito?
“A mia nonna e a mia moglie: ‘Sto andando dall’avvocato, l’indagine è stata archiviata’, è stata la semplice comunicazione”.
E sua moglie che le ha risposto?
“Ha pianto. Di felicità”.

