Falcone e Messina Denaro: i chiaroscuri dell'antimafia

Falcone e Messina Denaro: i chiaroscuri dell’antimafia

Un 23 maggio con un segno di speranza in più. Ma non tutti...
L'ANNIVERSARIO
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C’era gente, l’altra mattina, all’Albero Falcone, qualche giorno prima dell’anniversario. Da lontano non si capiva chi fossero, non si scorgevano nitidamente le sembianze. Ma si vedevano le mani che sporgevano dal gruppetto per mandare baci in direzione di quel perenne monumento di tenerezza, non soltanto di dolore. Erano sentimenti semplici e sfolgoranti. Qualcosa che dava sollievo al cuore, nell’imminenza di un anniversario di lacrime. Con un retropensiero pungente. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno ricevuto tante carezze postume, quanto furono gli schiaffi metaforici da vivi. Non parliamo dei cittadini semplici. Ma di più di un sinedrio del potere che avversò i due giudici, per poi accodarsi al corteo funebre.

Eppure, niente potrà mai inquinare la vicinanza che ci lega a questi due eroi semplici, a Francesca Morvillo, ai ragazzi delle scorte. Nel nostro cuore non sono statue. Non somigliano ai monumenti di retorica che altri, in un gioco di potere, carriere e piazzamenti, hanno edificato. Restano esseri umani al bivio, che scelsero la strada dell’onestà, avendo piena consapevolezza dei rischi. Il dottore Borsellino lo disse pure ai suoi ragazzi: “Mi dispiace, perché ci sarete anche voi”. Falcone e Borsellino erano uomini nella pienezza delle loro relazioni affettive. Per chi li ama davvero non saranno mai fatti di marmo.

Quei baci all’Albero sacro intessono la trama della vera antimafia che è disinteresse e passione. Poi ci sono i chiaroscuri. E c’è stata, per esempio, l’incredibile presa di posizione di coloro che hanno irriso alla cattura di Matteo Messina Denaro, giunta al termine di un lavoro investigativo che merita un immenso plauso. E’ giusto chiedersi come un latitante sia stato libero di latitare per trent’anni e si sta andando nella direzione richiesta da molte domande.

Tuttavia, la il sospetto gratuito, senza riscontri, è la radice corrotta di qualcosa che mai sarà antimafia, anche se vorrebbe chiamarsi tale, perché si colloca nel registro del surrealismo. Ha ricordato, opportunamente, il professore Costantino Visconti: “C’è una radice di fondo, un vaso comunicante tra chi sta dalla parte dei cattivi e alcuni che, stando dalla parte dei buoni, non riescono a non riempire ogni evento di retro-pensieri complottisti. Questo legame oggettivo è, appunto, la sfiducia nello Stato”. Sarà l’antimafia di tutti quando sapremo, finalmente, fare pace con la verità e riconoscere che questo anniversario di dolore, davanti all’Albero Falcone, ha un motivo di speranza in più. (rp)


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