Gesip, il 30 giugno scade la Cig | Strada in salita per i lavoratori

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L'amministrazione Orlando sta provando a convincere il governo nazionale a concedere altri sei mesi di ammortizzatori sociali nonostante il premier Renzi abbia annunciato di voler abolire la cassa integrazione in deroga. I 1.700 lavoratori con il fiato sospeso. E la grande incognita resta il 2015.

Palermo - la vertenza
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3 min di lettura

PALERMO – Per la Gesip, ancora una volta, sarà corsa contro il tempo. Il 30 giugno, infatti, scade la cassa integrazione in deroga per i 1.700 lavoratori della partecipata del comune di Palermo e, nonostante la disponibilità mostrata dal ministro del Lavoro Giulio Poletti, la strada per garantire posti e salari appare tutta in salita.

Il bando per l’esodo incentivato, voluto fortemente dal Comune, ha convinto solo un centinaio di lavoratori di tutte le aziende comunali e sono quasi 400 quelli che, in virtù della legge pre-Fornero, avendo più di 62 anni, potrebbero andare in pensione anticipatamente. Ma si tratta di cifre che vanno spalmate su tutte le ex municipalizzate e che comunque non risolvono il problema alla radice. L’intenzione di Palazzo delle Aquile è di rimpiazzare chi va in pensione con i dipendenti Gesip rimasti, ma non è detto che sia sempre possibile specie in virtù di qualifiche e mansioni. Inoltre rimarrebbero sempre 1.200 lavoratori Gesip a cui trovare un’occupazione.

E i problemi non sono finiti qui. Il governo Renzi, che ha già annunciato di voler abolire la Cig in deroga, potrebbe fare un’eccezione per Palermo vista la forma “atipica” applicata nel capoluogo: una cassa integrazione pagata in parte dal Comune e che prevede 20 ore settimanali di lavori socialmente utili. Poletti potrebbe anche accettare di sobbarcarsi interamente il costo dell’operazione (altri sei mesi costerebbero 8,5 milioni), ma resterebbe sempre il punto interrogativo su cosa fare da gennaio in poi. Palazzo delle Aquile sta anche vagliando l’ipotesi dei contratti part-time che però i sindacati hanno già detto di non volere, così come non sembra abbiano intenzione di sottoscrivere altra cassa integrazione.

Il compito del sindaco Orlando, a questo punto, sarà duplice: nel breve termine garantire nuovi ammortizzatori sociali e nel frattempo lavorare a una soluzione per il 2015 visto che il piano predisposto dall’amministrazione è andato gambe all’aria. Il primo cittadino, sia in un’intervista a Livesicilia che a Sala delle Lapidi, ha ribadito di voler garantire posti e retribuzioni e nel recente incontro con i sindacati ha confermato questa linea. Ma anche se Poletti alla fine si convincesse dell’operazione e desse il suo via libera prima della fine del mese (è previsto nei prossimi giorni un altro incontro col sindaco), il Comune (tanto per non farsi mancare nulla) dovrebbe risolvere un altro problema. La Cig è a scalare: in pratica da luglio i lavoratori percepirebbero 500 euro al mese circa. Il Comune sta anche pensando a un’integrazione economica, per far arrivare il tetto a 800, ma l’Inps finora ha fatto resistenza e un’integrazione del monte ore settimanale è stata respinta dai sindacati.

Insomma una sfida niente male per la giunta Orlando, chiamata nelle prossime tre settimane a trovare la quadratura di un cerchio chiamato Gesip.

LE REAZIONI
“Dopo un lungo confronto con i nostri iscritti, siamo arrivati alla conclusione che non firmeremo altra Cig – dice Piero Giannotta della Cisal – l’amministrazione dopo due anni di sacrifici per i lavoratori non è riuscits a presentarci un piano industriale serio e credibile, e questo ci preoccupa. Riteniamo che non si debbano più sprecare risorse che potrebbero essere di vitale importanza per tante aziende siciliane, riteniamo che vengano a mancare i principi fondamentali della Cig, cioè un aiuto dallo stato per rilanciare l’azienda. Crediamo che il sindaco stia utilizzando questi fondi solo per tirare a campare, è deleterio che dopo due anni il sindaco continui con i suoi proclami. Chiediamo certezze, accetteremo soltanto dati certi documentati e propedeutici alla soluzione strutturale della vertenza”.


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