Gesip, Lapiana traccia la strada | "In 2 anni tutti a tempo pieno"

Gesip, Lapiana traccia la strada | “In 2 anni tutti a tempo pieno”

Alle 19 le organizzazioni dei lavoratori sono state convocate a villa Niscemi per discutere di livelli e anzianità. L'assessore alle Partecipate: "La nostra idea è far tornare al lavoro a tempo pieno i dipendenti ex Gesip entro il 31 dicembre 2016".

PALERMO – “La nostra idea e’ far tornare al lavoro a tempo pieno i dipendenti ex Gesip entro il 31 dicembre 2016”. E’ questo l’obiettivo dell’amministrazione comunale di Palermo, secondo le parole dell’assessore alle Partecipate Cesare Lapiana: un obiettivo ambizioso, non c’è dubbio, visto che per realizzarlo servirebbero massicci pensionamenti fra tutte le partecipate da qui a due anni.

Ma del resto sono ore cruciali per i futuri assetti della Reset, la società consortile nata nel giro di pochi giorni e che dovrebbe accogliere dal gennaio 950 lavoratori Gesip e gli altri 620 a giugno. Una scommessa, quella di Palazzo delle Aquile, visto che, se tutto andasse nel verso giusto, si chiuderebbe una volta e per tutte la madre di tutte le vertenze del Comune. I prossimi giorni saranno cruciali: oggi alle 19 i sindacati sono stati convocati a Villa Niscemi per chiudere l’accordo, mentre il consiglio comunale il 29 e 30 dicembre dovrà varare il nuovo contratto di servizio.

Sabato, a Sala delle Lapidi, c’è stato un primo confronto tra le organizzazioni dei lavoratori e il sindaco: sul piatto ci sono infatti le anzianità di servizio e i livelli. Per far quadrare i conti, il Comune ha pensato a una retribuzione base di 900 euro mensili più gli assegni familiari. In pratica 28 ore da far aumentare con i risparmi iva e Irap, sempre che sia applicabili, con nuovi servizi e soprattutto i pensionamenti. Ma questo significherebbe far venire meno, di colpo, livelli e mansioni: la proposta sarebbe, secondo indiscrezioni, quella di un livello unico, tranne per un gruppo ristretto di dipendenti (circa una trentina) che avrebbero funzioni di responsabilità.

Un’ipotesi, se confermata, indigesta per sindacati e lavoratori: “La condizione essenziale per firmare l’accordo – ha detto Marianna Flauto della Uiltucs – è che il Comune garantisca ai lavoratori di tornare alle condizioni precedenti la cassa integrazione, sia dal punto di vista salariale che contrattuale”. “Si prevede una lunga concertazione – dice Pietro Tamajo di Alba – sia sul tipo di contratto, sia sul trattamento economico. Da parte dell’amministrazione viene proposta una somma irrisoria e inaccettabile, visto che i debiti in busta si riattiveranno”.

“È necessario che il Comune, e per questo chiediamo al sindaco di modificare la delibera di costituzione della Reset, offra le dovute e adeguate garanzie ai 620 lavoratori che entreranno in servizio a giugno – spiega Mimma Calabrò, segretario generale della Fisascat Cisl, spostando la questione su un altro tema-. Non è ammissibile ipotizzare una disparità di trattamento fra i lavoratori che, stando alla delibera, potrebbe essere evitata solo ottenendo risparmi su Iva e Irap. In questo la delibera non appare coerente con l’accordo di cui stiamo discutendo. E per questo ne chiediamo la modifica. Più in generale – conclude la Calabrò – non riteniamo sufficienti le risorse previste per pagare gli stipendi e, soprattutto, per avviare un piano industriale serio che garantisca a tutti i lavoratori le condizioni economiche antecedenti l’inizio della cassa integrazione. Risorse necessarie per mantenere tutti i servizi resi dai lavoratori alla cittadinanza”.

 

 


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