Gioco d'azzardo, la piaga sociale |che colpisce metà degli studenti - Live Sicilia

Gioco d’azzardo, la piaga sociale |che colpisce metà degli studenti

Sono allarmanti i dati che emergono dal progetto di contrasto al gioco d’azzardo, indebitamento e usura,  il cui aspetto più innovativo riguarda il supporto facilitato tramite il numero verde o il sito www.giocoeazzardo.it

CATANIA – E’ una piaga sociale. Lo sanno in molti forse non tutti, ma il gioco d’azzardo fa migliaia di vittime ogni anno. Nonostante, dietro, vi siano leggi dello Stato che lo permettono e lo pubblicizzano. Eppure, studi alla mano, non solo il fenomeno è in rapida espansione, ma rappresenta sempre più un problema per chi cade nella fitta rete di sale da gioco reali o virtuali, che spesso è giovanissimo o comunque privo di strumenti per difendersi. Questo emerge dal progetto di contrasto a gioco d’azzardo, indebitamento e usura, promosso dal dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania in collaborazione con i Servizi per le Tossicodipendenze (Sert) dell’Asp di Catania e con l’associazione antiusura “Obiettivo Legalità”, presentato stamattina nel corso di una  conferenza stampa. I numeri lasciano pochi margini all’interpretazione: il 64,3 % dei giovani degli Istituti superiori catanesi – di età compresa tra i 16 e i 20 anni – gioca. Tra questi ben il 15,10% è un giocatore “a moderato rischio”, l’1,60% è “ad alto rischio”, il 29,20% a rischio basso. Il 18,4 % non corre allo stato attuale alcun rischio di diventare “giocatore patologico”. Dalle 350 interviste effettuate dai ricercatori nelle scuole superiori della Provincia catanese emerge inoltre che i maschi scommettono di più delle femmine (77,8% contro il 47,2%) e che tutti i giocatori problematici del campione sono maschi.

“I dati che abbiamo rilevato evidenziano – ha spiegato Salvatore Castorina, ordinario di Psicologia dinamica nel Disum dell’Università di Catania, che soprattutto i soggetti molto giovani o gli anziani sono i più colpiti dalle ricadute di questa vera e propria patologia, che possiamo considerare quasi una ‘tassazione’ regressiva, dato che colpisce economicamente soprattutto le fasce più deboli della popolazione, le più impreparate a difendersi: poveri, disoccupati, pensionati, in special modo nelle aree meridionali del Paese. Il progetto che presentiamo mette in rete ricercatori universitari, l’Asp e associazioni che si occupano del fenomeno dell’usura per fornire supporto psicologico, legale ed economico a chi ne è più danneggiato. L’aspetto più innovativo – ha aggiunto – riguarda la possibilità di andare incontro, offrendo questo supporto facilitato tramite il numero verde o il sito www.giocoeazzardo.it, a soggetti che non si presentano spontaneamente da noi, perché non hanno consapevolezza chiara del proprio disturbo”.

Che a Catania è particolarmente diffuso, come afferma il direttore del Disum Giancarlo Magnano San Lio. “Quello del gioco d’azzardo – ha evidenziato – è infatti un problema delicato, che insiste in particolar modo in una realtà difficile come la nostra, che per essere affrontato richiede forze e sinergie diverse su un terreno nel quale registriamo ogni giorno dati allarmanti”.

Dell’aspetto legato alla criminalità organizzata ha parlato Manfredi Zammataro, rappresentante dell’associazione antiracket “Obiettivo Legalità”. “Siamo direttamente coinvolti in questo progetto – ha affermato – essendo impegnati in prima linea sul fronte della lotta all’usura. Il sovraindebitamento nel quale si ritrovano molto spesso i soggetti dipendenti dal gioco d’azzardo, è strettamente connesso a fenomeni quali la continua e spasmodica ricerca di denaro e, conseguentemente, il ricorso al credito illecito e la propensione a delinquere. Non è inoltre secondario il fatto che, in molti casi, come ha rilevato sin dal 2009 la Commissione nazionale antimafia, nelle attività legate al gioco vi siano fortissimi interessi della criminalità”.

Insomma, quello rappresentato stamattina all’Università è un fenomeno delicato, variegato e difficile da trattare, dal momento che coinvolge vari aspetti, da quello legislativo a quello psicologico, a quello propriamente medico. Ma che occorre diffondere per permettere alle potenziali vittime di prendere coscienza e difendersi da questo subdolo nemico, riconosciuto da pochi anni come dipendenza. “Negli anni, l’attenzione che era istituzionalmente dedicata alle tossicodipendenze, da parte della Sanità pubblica, si è naturalmente estesa anche a problematiche come il tabagismo e l’alcolismo e, di recente, alle ludopatie – ha concluso Sergio Amico, dipartimento Salute mentale – Area dipendenze patologiche, Asp Catania. Siamo particolarmente lieti di questa collaborazione con i ricercatori universitari, auspichiamo inoltre che i risultati ci spingano a definire protocolli d’intesa e a stringere un rapporto più stretto tra accademia e sanità operativa”.



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