Ha strangolato la moglie | “Vorrei essere morto io” - Live Sicilia

Ha strangolato la moglie | “Vorrei essere morto io”

La casa dove è stata uccisa Elvira Bruno

L'interrogatorio di Moncef Naili. Convalidato il fermo Resta in carcere.

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PALERMO – “Vorrei essere morto io”, ripete Moncef Naili. Ed invece è morta la moglie, Elvira Bruno, ed è lui che l’ha uccisa, strangolandola.

È uno dei momenti in cui, almeno apparentemente, l’uomo dimostra di comprendere la gravità delle sue azioni. Nel corso dell’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Fabrizio Molinari, in presenza del suo legale, l’avvocato Antonino Cacioppo, Naili sembra credere alla possibilità di un futuro fuori dal carcere.

In carcere, invece, ci resta. Il gip ha convalidato il fermo e disposto la più rigorosa delle misure cautelari. Il tunisino ha ripercorso con lucidità quanto avvenuto due giorni fa nell’appartamento di via Antonino Pecoraro Lombardo. La carezza sulla spalla della moglie, la reazione della donna che lo ha graffiato al volto e le sue mani strette attorno al collo.

Poi, così racconta, tre minuti di buio. Non ricorda altro. Quando ha visto il corpo senza vita della moglie per terra si è reso conto del suo gesto e ha avvertito la polizia. Naili conferma la tesi del raptus. La supporta con la ricostruzione di una giornata come tante altre iniziata facendo colazione assieme. Nessuno screzio, né quel giorno né prima nonostante avessero deciso di separarsi. È non è vero che lui avesse intenzione di scappare, come invece farebbe pensare lo zainetto con i documenti che teneva pronto in casa. Doveva partire per lavoro. Una partenza non imminente, però.

Nessuna premeditazione, dunque, secondo il tunisino. Ed è uno dei punti che fanno vacillare il suo tentativo di fare credere di essere stato vittima di un raptus di follia. Naili ha strangolato la moglie. L’ha uccisa con impressionante freddezza, dice l’accusa. E resta in carcere.

 


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Commenti

    Ormai si è convinti di non entrare in carcere, qualunque gesto si compia.
    Ci si assolve e giustifica con un raptus…
    La famiglia é una cosa preziosa da proteggere: basta un “raptus” per uccidere una donna?
    Troppa disinvoltura con la violenza, con la rabbia furiosa, con l’aggressivitá verbale sta degradando ogni rapporto umano.

    Dice che vorrebbe essere morto lui! Non è necessario.basta che resti in galera per tutto il tempo necessario a scontate interamente lapena. Avrà modo di riflettere ed evitare ulteriori raptus.b l’avvocato ha già messo in moto la seminfermita’ mentale ed il disagio sociale. Attenzione signori giudici a non cadere nell’errore. Chi uccide deve pagare!!!

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