I boss e le notizie dei tg: | "Sono cose che feriscono" - Live Sicilia

I boss e le notizie dei tg: | “Sono cose che feriscono”

Operazione Hybris. Le intercettazioni
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“Sono cose troppo che feriscono queste zio Michele”. Maurizio Lareddola è uno che guarda i telegiornali. E capita di apprendere notizie che “addolorano”. Ad esempio che Bernardo Provenzano avrebbe tradito Totò Riina. Sono i giorni in cui a raccontare il clamoroso retroscena, tutto da verificare, è Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito. Lareddola commenta la notizia con Michele Armanno, capo mandamento di Pagliarelli. Sono due dei 35 arrestati dai carabinieri nell’operazione antimafia dei giorni scorsi.

Le microspie hanno intercettato anche questo dialogo. Prima, fanno un cenno alla deposizione dei fratelli Graviano, boss di Brancaccio. Poi, il discorso si sposta sul gotha della mafia corleonese. “Provenzano che dice che se l’è venduto lui a Riina… nel telegiornale ieri sera”, spiega Lareddola. Armanno risponde: “… va bene, ma quelli ne dicono tante, all’epoca poi hanno fatto la smentita… diceva che no, all’epoca diceva il ragazzo che si sono incontrati… Ora colpiscono di nuovo… per mettere tragedie, cose…”. Armanno insiste sul tema della smentita.

Secondo i carabinieri del reparto operativo e del nucleo investigativo di Palermo, si riferirebbe all’incontro tra Totò Riina e il figlio Giovanni, anche lui detenuto. Dopo 14 anni i due si sono rivisti, due anni fa, nella sala colloqui del carcere di Opera. In quell’occasione il Capo dei capi precisò che “Ho fatto una difesa di Provenzano. Ai magistrati ho detto: quel Provenzano che voialtri dite che era d’accordo per farmi arrestare… Provenzano non ha fatto arrestare mai nessuno”.

I nuovi boss che parlano dei vecchi padrini. Il passato di Cosa nostra non può e non deve essere archiviato. Della schiera dei nuovi volti della mafia farebbero parte anche il tabaccaio Giuseppe Bellino e Giovanni Castello, uomini del mandamento di Pagliarelli. I due sanno di avere gli occhi delle forze dell’ordine addosso, ma ci scherzano sopra. Immaginano addirittura, con tanto di imitazione, come il giornalista Angelo Ruoppolo, cronista di Teleacras dallo stile inconfondibile, avrebbe raccontato il loro arresto.

L’immaginazione non ha superato la realtà. L’ha solo anticipata. Bellino e Castello dal 12 luglio scorso si trovano nel carcere di Pagliarelli.


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Commenti

    gente senza dignità… forza magistrati, metteteli tutti dentro!

    io prima metterei in galera giudici e poliziotti che hanno protetto i mafiosi, vendendo la dignità dei siciliani onesti. mafia e stato sono la stessa cosa in provincia di trapani a cominciare dalla tragedia della valle del belice. il terremoto è stata l’occasione d’oro per soffocare le lotte contadine e la mafia e’ stata prezzolata per eseguire l’ordine…abbiamo dei giuda vicino… è inutile dire che i mafiosi sono scollati dallo stato, certo che raccolgono voti e controllano appalti e tutto, pure il credito in banche private buone solo a arginare i controlli della banca d’italia e dell’antimafia.. a cosa serve controllare il deposito risparmi ancora non si sà… solo a peggiorare la pazienza di risparmiatori…ventanni per circondare cvetrano.. neanche se fosse los angeles…ma non fate ridere i polli. per quanto riguarda la fallita banca sicula del senatore d’ali’, il prevosto era guarda caso il fratello di messina denaro, salvatore… guarda caso…. dove confluivano gli assegni degli articolisti e dei precari che con commissioni e decurtazioni subivano un taglio di 30 mila lire, guarda caso se la matematica non è un’opinione, fa l 3 x cento… i conti tornano….

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