I lavoratori Keller licenziati | in assemblea davanti la Regione

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I 192 lavoratori chiedono al governo Crocetta di scongiurare i licenziamenti. Un gruppetto di manifestanti giunti davanti la Presidenza della Regione ha bloccato le auto in transito. Ma dopo mezz'ora la situazione è tornata alla normalità.

Palermo - la vertenza
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1 min di lettura

PALERMO – Gli operai della Keller, la società che produceva materiale rotabile a Carini, stanno protestando in piazza Indipendenza, a Palermo, davanti alla sede del governo regionale. Un gruppo di manifestanti ha bloccato le auto in transito e causando disagi al traffico in tutta la piazza e nelle strade limitrofe. Dopo mezz’ora la situazione è tornata alla normalità. I lavoratori chiedono al governo Crocetta di scongiurare i licenziamenti collettivi dei 192 lavoratori della fabbrica siciliana, in cassa integrazione in deroga fino al 5 agosto. Ieri al ministero del Lavoro si è svolto un incontro per discutere della revoca delle procedure, ma il vertice ha avuto esito negativo e non è stata concessa la proroga del paracute sociale per i 479 addetti dei due stabilimenti Keller di Villacidro e Carini.

Secondo quanto riferisce la Fiom, nel corso della riunione, è emersa la disponibilità del ministero del Lavoro a concedere altri due mesi di cig in deroga per verificare se sussistono manifestazioni di interesse per l’acquisizione dei due stabilimenti. Il 5 agosto, tra l’altro, il tribunale di Cagliari dovrà esprimersi sulla possibilità di avviare le procedure di amministrazione straordinaria dell’azienda in concordato preventivo. “Il ministero dello Sviluppo economico ieri ha ufficializzato l’interesse della società spagnola Talgo a rilevare il sito di Carini, mentre quello del Lavoro a estendere per altri due mesi. A Crocetta – dice il segretario regionale della Fiom Roberto Mastrosimone – chiediamo che la Regione prima del 5 agosto acquisti lo stabilimento attraverso la società pubblica Irfis-Finsicilia, così da consentire la revoca dei licenziamenti e la proroga della cig in deroga”.

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