"Il boss comandava dal carcere" |Le parole degli investigatori

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La conferenza stampa.

Operazione En Plein 2
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2 min di lettura

CATANIA – “Purtroppo abbiamo scoperto che anche dal carcere i boss continuano a comandare”, è questa la dura riflessione del Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ad apertura della conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione ‘En Plein 2’. Blitz dei carabinieri che ha azzerato il gruppo mafioso di Rapisarda di Paternò, articolazione territoriale (storicamente) della famiglia Laudani di Catania. Il boss Turi Rapisarda, infatti, grazie ai parenti (moglie, suocero e nipote) di Alessandro Farina, un suo fedelissimo, riusciva a mandare all’esterno le direttive per gestire gli affari del clan mafioso “specializzato in droga e rapine”.

Ma il procuratore è soddisfatto però di un dato: il lavoro della Dda e dei carabinieri ha permesso non solo di scoprire il pieno controllo operativo del boss, ma anche di smantellarlo attraverso queste indagini. “Sono finiti tutti e 19 gli indagati in carcere. Non ci sono latitanti. E per questo ringrazio il lavoro dei carabinieri del Reparto Operativo dei Carabinieri”. “Voglio ringraziare del supporto anche i Cacciatori di Sicilia”, gli fa eco il comandante provinciale dei Carabinieri, Raffaele Covetti che ha fornito anche delucidazioni sul lato operativo del blitz di oggi.

“L’inchiesta è la prosecuzione dell’inchiesta En Plein – spiega Antonella Barrera, la pm titolare dell’indagine – che aveva permesso di fermare le fibrillazioni che stavano avvenendo a Paternò sfociate nell’omicidio di Turi Leanza e nel tentato omicidio di Antonino Giamblanco. Le attività ci hanno permesso di capire che il gruppo, nonostante gli arresti, era rimasto operativo e inoltre aveva a disposizione molta manovalanza. Cioè molti giovani pronti ad “arruolarsi” come nuove leve della cosca. Clan che storicamente è legato – spiega ancora la magistrata – ai Laudani di Catania. Il gruppo di Paternò, formato dalle squadre di Turi Rapisarda ed Enzo Morabito (detto Enzo Lima, ndr), gode di perfetta autonomia ma per le decisioni importanti, come emerge anche nelle indagini precedenti, c’è l’intervento dei catanesi”.

Non ci sono estorsioni contestate in questa indagine. È la droga uno dei settori che serve ad arricchire la cassa comune dei Rapisarda. “Sono stati arrestati infatti due calabresi, i fratelli Morabito, che avevano il ruolo di rifornire di cocaina il gruppo”, spiega ancora la Pm Barrera.


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