Il caos delle candidature, ma chi salverà Palermo?

Il caos delle candidature, ma chi salverà Palermo?

Tutti sono disponibili alla candidatura, ma non c'è la sintesi. E la città va alla deriva.
PALERMO 2022
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Si candidano tutti o almeno si dicono ‘disponibili’ (grazie), ma ancora la sintesi non c’è. Tutti sono volenterosi e pronti. Tutti sono impegnati. Tutti esibiscono appelli siglati da almeno uno o più condomini che li invitano a scendere il campo. Tutti hanno aperto il manuale d’istruzione alla pagina ‘Governare Palermo, senza cadere malati’. Eppure, nessuno si mette d’accordo su questo o quel nome. Al papocchio della sinistra fa da controcanto il caos della destra. E la domanda rimane urgente: chi salverà una città derelitta, consumata tra i suoi problemi oggettivi e l’incapacità di risolverli?

Franco Miceli, tirato in ballo a sinistra, l’ha detto con la consueta lucidità: “L’amore per la mia città mi ha portato a valutare la proposta che mi veniva offerta. Ma per fare delle scelte era necessario stabilire alcune condizioni primarie. La condizione prioritaria è la massima unità dello schieramento progressista in grado di costruire un rapporto forte tra politica e società. Questa condizione non si è manifestata, al contrario registro la presenza di troppi conflitti ed il permanere di tante posizioni autoreferenziali”.

Un papocchio, appunto. Nel segno di una vocazione tipica della sinistra: la divisione. Se tu vai là, io resto qui, se tu torni qui io vado là. E tutti si arrabbiano con tutti, inviano comunicati taglienti e sfoggiano una morale superiore che non si traduce mai in prassi. Loro, quelli della visione, quelli che dovrebbero dimostrare di essere cresciuti e di potere fare a meno di un alibi chiamato Leoluca Orlando, non riescono a mettersi d’accordo e passano il tempo a lanciarsi accuse e anatemi. Proprio Orlando, adesso, potrebbe dire: ‘Avete visto? Avrò mille difetti, però vi ho tenuti insieme. Queste divisioni confermano il mio ruolo storico, la mia vittoria’. La sarabanda dei papabili: da Mariangela Di Gangi, a Fabio Giambrone, a Fabrizio Micari è già arrivata alla quarta stagione.

Non va meglio a destra, con una prospettiva differente: sanno che basterà mettere in scena un nome appena decente, con una passabile convergenza, per vincere. Perché saranno gli ultimi anni dell’Orlandismo, con il suo malgoverno, a portare il candidato opposto sulla poltrona più alta di Palazzo delle Aquile. Comunque, volano gli stracci. Vincenzo Figuccia invita Giorgia Meloni a “scendere dal piedistallo”. Notizie recenti sui due ‘Ciccio’. La Lega lancia Scoma. Da Forza Italia sbuca Cascio. E Lagalla? Che ne pensa Roberto Lagalla? E Carolina Varchi? Le bordate non mancano nemmeno nello schieramento che si sente sicuro del fatto suo. Ovunque, lo spettacolo conferma l’assenza di una accettabile classe dirigente. Quello che ci vorrebbe.

Nel frattempo, Palermo va alla deriva con la retorica visionaria del suo sindaco che non riesce a riparare le strade, né a mettere mano all’obbrobrio del cimitero dei Rotoli. E la notizia del signore (auguri) che cade in una tomba tinge di cupo la cupezza. I morti non trovano posto, i vivi, involontariamente, sì. Esiste forse un paradosso più atroce?

Alla deriva va una città, abbandonando il sogno dell’uomo solo al comando, quel Leoluca Orlando sotto le cui insegne stiamo conoscendo un degrado profondo. Ma, nel frattempo, cerca, speranzosa nella disperazione, qualcuno che possa aiutarla. Già, chi salverà Palermo? E siamo proprio sicuri che si voglia davvero salvarla?


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