Il Comune acchiappasoldi |e l'insofferenza dei commercianti

Il Comune acchiappasoldi |e l’insofferenza dei commercianti

Il Comune acchiappasoldi |e l’insofferenza dei commercianti
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite
:
quando cercherai
una notizia, ci troverai.
AGGIUNGI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti

    L’amministrazione comunale, con a capo il sindaco Orlando, l’assessore Catania e via dicendo, non pensa a tenere pulita la città pensa solo alle striscie blu e alle zone pedonali. Basta percorrere via dei Cantieri e sui marciapiedi si notano diverse discariche con mobili vecchi e altro che stanno li da mesi. Vero è che molti palermitani sono dei porci ma è anche vero che non ci sono più gli spazzini di una volta che tenevano le strade, tutte, piccole e grandi pulitissime e nelle periferie. Le strade sono invase da file di automobili parcheggiate in doppia fila per giorni interi ma i vigili non passano mai tranne nelle due arterie principali via Libertà-Ruggero settimo-Maqueda e via Roma fino a piazza Croci, dopo è terreno di nessuno. E’ una vergogna

    La colpa è di Cammarata, come fate a non capire; se non ci fosse stato lui vivremmo nel giardino dell’Eden, puccioppo…

    Orlando il sindaco lo sa fare,ma nn si capisce per chi….

    La soluzione è facile , estendere come era previsto la ZTL , con la ZTL 2 , poi se
    dovessero mancare ancora soldi , una ZTL 3 , e poi 4, e poi su tutta la città .
    Poi per la tassa sull’ immondizia , mi vogliono spiegare come mai per loro sia così
    difficile , scovare gli evasori ? Potremmo pagare la metà , invece i soliti che poi sono
    i più educati nel coferirla , pagano per la stragrande maggioranza che non pagano
    e sporcano .

    Lo sa fare nna munizza!

    Cammarata con tutti i suoi difetti ne valeva otto di Orlando. Orlando ha mentito su Cammarata e continua a mentire su tutto!

    La soluzione è facile per elementi come Orlando: tirare lo sciacquone!

    Abbasso il sindaco Orlando e questa amministrazione che per coprire i propri buchi ladrocinia i cittadini. Palermitani svegliatevi

    Che questa amministrazione comunale sia la peggiore dai tempi dei Fenici ormai è chiaro a tutti. Siamo ridotti a parlare di munnizza, come se il resto funzionasse. In questa città non funzionano le cose minime, essenziali, e il Comune non fa nulla. Adesso vuole far pagare di più nelle strisce blu, in una città che è in mano alla mafia dei posteggiatori abusivi (cose impensabili nelle vere città europee), chiedendo cosi dì fatto il pizzo legale oltre a quello illegale. Come mai i vigili non intervengono? lo fanno solo per colpire chi ha una partita iva, ma il povero disperato africano che fa il posteggiatore non è appetibile, non ci possono fare cassa. E questa non è complicità sull’illegalità? non è favorire reati o meglio coprirli? La munnizza è colpa dei palermitani, ma se poi non hanno dove smaltirla e resterà per le strade cosa faranno? sospenderanno la Tari? Cosa ne fanno dei soldi che estorcono ai turisti con la tassa di soggiorno per fargli fotografare la munnizza? Come mai nelle vie pedonali del centro è pieno di bancarelle, abusivi, ambulanti e chi più ne ha ne metta e il Comune non fa nulla? Questo è un comune europeo quando c’è da applicare le norme e le tasse, e da terzo mondo quando deve fornire servizi.

    I vigili passano nelle due arterie principali via Libertà-Ruggero settimo-Maqueda e via Roma fino a piazza Croci.
    Passano e basta.
    Passano e se fai notare un abuso ti dicono “Ora vediamo”, perché se passano non vedono e poi aspettano che passi tu e buonanotte.

    mi spiace dirtelo ma se pagassero tutti l’extra gettito servirebbe solo a rimpinguare le casse stravuote del comune.Dimentica lo sconto,dimentica servizi validi.Il tutto per pagare un carrozzone che nn funziona.

    Tutte le volte che chiamo i vigili per segnalare che gli stalli di Via Paternostro (zona focacceria) riservati ai residenti sono occupati da avventori di locali o da soggetti che non espongono il pass residente mi dicono “E’ stato messo in nota”. Quando arrivano?
    Fare girare un auto anche in zona e verificare il rispetto della segnaletica sarebbe la normalità di una città.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

Dal trailer sembra di sentire un tono arrogante che credo proprio NON fosse nelle corde del Sig. Giudice Angelo Rosario Livatino. La realtà descritta dopo oltre 30 anni forse non è proprio quella narrata nella fiction. Forse mi sbaglio, anzi sicuramente, ma NON MI PIACE COSI RAPPRESENTATO.

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI