Schifani, l'A19 e la 'guerra' ai burocrati

Il paradosso dell’A19 e le parole di Schifani sui burocrati ‘raccomandati’

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    I lavori sull’autostrada Palermo-Catania procedono troppo lentamente, e questo ha un impatto serio sulla mobilità, sull’economia e sul turismo della Sicilia. In molti tratti i cantieri appaiono fermi, senza operai al lavoro per giorni, e cresce il disagio per chi viaggia ogni giorno.
    Credo che si possa fare di più. In casi come questo, sarebbe utile valutare la possibilità di organizzare i cantieri su più turni, anche serali o notturni, nel rispetto delle normative su sicurezza e orario di lavoro. Non si tratta di forzare i tempi, ma di pianificare meglio. In altre regioni d’Italia e in Europa si lavora regolarmente anche di notte per ridurre i tempi nei cantieri strategici.

    Naturalmente questo può comportare un costo aggiuntivo, ma i benefici – in termini di tempo, efficienza e minori disagi per i cittadini – sarebbero ben superiori. Serve una maggiore attenzione nella gestione degli appalti pubblici e nella programmazione dei lavori: è una questione di responsabilità verso i siciliani.

    Ma come fai a non capire che la gente ha preferito altre mete, tipo il trapanese o l’agrigentino per non incappare nel caos di domenica scorsa. Ma come fai a non capirlo. Ma non ti vergogni?

    colpa di tutti meno che di lui, di renatino! VERGOGNA!

    Finalmente si fa chiarezza su responsabilità e meriti. Il caso dell’A-19 è illuminante. Niente code perché i responsabili se ne sono andati e il merito non può che essere stato del Presidente. Avanti così con una parte della burocrazia, quella dei raccomandati, già potenzialmente responsabile di eventuali flop e tutto il merito (eventuale) fin da ora non può che ascriversi al Presidente.
    Il Presidente è grande, ma anche i suoi profeti.

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Brancaccio: ora basta polemiche. È il tempo del fare. Leggo oggi dei "sette anni di polemiche" che hanno preceduto la posa della prima pietra dell'asilo di Brancaccio. Come cittadino, e come professionista che vive il quartiere accanto a Maurizio Artale, sento di dire una cosa semplice: adesso basta. Brancaccio non ha bisogno di altre discussioni, ma di mattoni, servizi e dignità. La gioia che provo oggi non cancella l'amarezza per il tempo perso, ma ci carica di una responsabilità nuova: quella di custodire e difendere l'esecuzione di quest'opera, giorno dopo giorno, affinché non subisca altri rallentamenti. Seguo il Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS come commercialista, occupandomi con il mio staff di ogni aspetto fiscale e contabile. È un lavoro tecnico, spesso silenzioso, fatto di battaglie quotidiane sulla Tari, sull'Imu e sulla corretta gestione delle risorse. Ma è proprio qui che la legalità diventa sostanza: nel garantire che ogni centesimo sia protetto e destinato a ciò che conta davvero. Don Pino Puglisi non chiedeva passerelle, chiedeva un asilo. Chiedeva atti coerenti. Oggi quel sogno comincia a diventare realtà grazie alla determinazione di Maurizio e di chi non ha mai smesso di crederci, nonostante l'ostruzionismo e le false rappresentazioni. Sento l'orgoglio di far parte di questa comunità e di aver messo un piccolo, minuscolo pezzetto di questo traguardo attraverso il mio lavoro. Buon lavoro, Brancaccio. Ora non servono più annunci, serve vigilanza e impegno. Il futuro si costruisce e si protegge ogni giorno. Antonino Maraventano

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