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Il pasticcio del regolamento sui dehors: “È fatto male”

Il documento torna alle commissioni, per ricominciare il dialogo con il tessuto produttivo
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CATANIA – Sono ormai quasi due consiliature di fila che si sente parlare del regolamento sui dehors nel centro storico di Catania. E quando ieri sera, finalmente, arriva attesissimo in Consiglio comunale viene fuori che non lo vuole votare nessuno. Per un motivo molto semplice: “È fatto male“. Oppure: “È invotabile e allucinante“. O anche, in modo più politicamente corretto: “Non è perfetto“. In altri termini: non è all’altezza delle aspettative che una così lunga attesa aveva generato.

Eppure proprio questo regolamento era stato l’ultimo atto dell’ex assessore alle Attività produttive Ludovico Balsamo. Nel dimettersi dal suo incarico, l’1 aprile 2022, aveva annunciato di avere ottenuto in giunta l’approvazione del documento, il primo che tenta di mettere ordine nella gestione degli spazi esterni dei locali catanesi. In un momento, peraltro, piuttosto delicato: quello, cioè, della scadenza delle agevolazioni concesse nei due anni dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19.

Eppure, nonostante gli anni di studio, quella arrivata nell’aula consiliare di Palazzo degli elefanti sembra poco più di una bozza. “Non discussa con le associazioni di categoria, né con le commissioni di competenza: qui non siamo degli Yes men“, attacca Manfredi Zammataro, che propone – d’accordo con la totalità del senato cittadino – di rinviare la votazione a un altro momento. A patto che, però, “l’amministrazione si assuma la responsabilità di fare una proroga delle concessioni attualmente in essere per almeno un altro mese”, rincara la dose Graziano Bonaccorsi. “Per sfatare la leggenda che questo palazzo sia contro imprenditori e commercianti – aggiunge Sebastiano AnastasiIl confronto arricchisce… Ed evita defezioni al momento del voto”.

“Gli atti parlano da soli”, risponde il sindaco facente funzioni Roberto Bonaccorsi. “Questa delibera porta la data del 28 dicembre 2021. Poi è tornata indietro, agli uffici della direzione Attività produttive, poiché alcuni suoi punti erano in contrasto con altri regolamenti comunali – riepiloga il primo cittadino, che dalle dimissioni di Balsamo ha assunto anche la delega al Commercio – Il documento è poi arrivato in giunta alla fine di marzo”. E fin qui la schietta ricostruzione temporale. “Avevo notato i tempi estremamente risicati che si erano previsti e avevo proposto, gli altri assessori mi sono testimoni, che la scadenza della proroga delle concessioni venisse spostata oltre il 30 aprile… – ricorda Bonaccorsi – Ma l’assessore pro tempore (Ludovico Balsamo, ndr) disse che la fase propedeutica era già stata ampiamente svolta e che non era necessario concedere più tempo. Io mi sono adeguato”. Il giorno dopo, l’assessore si è dimesso.

“Dunque sono ben più che favorevole a firmare una proroga delle concessioni – ribadisce il sindaco facente funzioni – Era la mia idea originale”. In questo contesto Zammataro porta al voto la pregiudiziale per spostare la trattazione del regolamento un po’ più in là: incassa 21 voti favorevoli su 21 presenti. Nessuno difende la delibera e ciascun consigliere auspica un confronto, a partire da subito, sul regolamento dei dehors.

Per cominciare, dicono tutti, sarebbe necessario intanto ricevere una piantina leggibile di quanto si propone di votare. Al regolamento sui dehors è allegata una cartografia di una “Area storico ambientale“, di “particolare pregio”, in cui gli spazi esterni delle attività di ristorazione devono essere “armonici” con l’ambiente circostante: le strutture, stando all’attuale formulazione, potranno essere solo di “acciaio grigio freddo”, eventuali ombrelloni unicamente marroni, grigi o ecrù. C’è poi l’elemento della mappa che dovrebbe definire l'”area storico ambientale”: è scansionata male e, nella comunicazione inviata ai consiglieri comunali per il voto, risulta indecifrabile.

Il punto delle sanzioni, non solo quelle pecuniarie, per le “occupazioni abusive e senza titolo” è un altro di quelli sensibili: nel caso di “ampliamento rispetto a quanto autorizzato”, indipendentemente da quanto sia grande l’allargamento accertato dalla polizia municipale, all’imprenditore arriveranno una diffida e una multa. L’attività commerciale dovrà rimanere chiusa fino al pagamento della multa. In caso di recidiva, poi, si dovrebbe arrivare alla sospensione dell’attività via via sempre per più giorni. Ma il condizionale è obbligatorio perché nel regolamento, su quel punto, la parola “sospensione” (o qualunque altra che possa sostituirla) non c’è.

Tra una criticità e l’altra, il regolamento torna indietro alle commissioni. Adesso dovrebbe aprirsi una fase di interlocuzione con associazioni di categoria, residenti e commercianti. Il sindaco facente funzioni, nel frattempo, dovrebbe prorogare di almeno un altro mese le concessioni date mentre era vigente lo stato d’emergenza sanitaria, per non costringere i ristoratori della città a smontare tavolini, sedie e pedane dall’oggi al domani. “Questo regolamento non c’è mai stato – ricorda Bonaccorsi – averlo 30 giorni dopo, ma fatto bene, mi sembra tanto di guadagnato”. Qualche consigliere si lancia in un applauso.


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