Il Pd perde pezzi, Grasso lascia: |“Un partito interessato al potere” - Live Sicilia

Il Pd perde pezzi, Grasso lascia: |“Un partito interessato al potere”

Non si arresta l’emorragia di civatiani in rotta di collisione con il nuovo corso renziano.

le dimissioni
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CATANIA – Il Pd perde pezzi: Domenico Grasso si dimette dall’Assemblea nazionale e lascia il partito. Non si arresta l’emorragia di civatiani in rotta di collisione con il nuovo corso renziano. Dopo Danilo Festa arriva il momento di Domenico Grasso, sfidante di Enzo Napoli nella corsa alla segreteria. Nella missiva, indirizzata a Matteo Renzi e a Matteo Orfini, Grasso spiega il suo malessere per un partito che ha cambiato pelle. “Un partito, il nostro, che doveva essere il naturale prosieguo dell’esperienza dell’Ulivo e che invece si trasformato in altro, un nuovo PD di cui non condivido il linguaggio, ma soprattutto le pratiche politiche a partire proprio dall’inerzia dell’Assemblea nazionale, trasformata da organo di indirizzo politico ad occasionale kermesse propagandistica del Segretario del partito”, scrive l’ex democratico.

Tanti i provvedimenti dell’esecutivo che fanno storcere il naso al civatiano: l’Italicum, il Job’s Act e la Buona Scuola. Critiche di merito e di metodo (“politica del non ascolto”) che segnano un solco profondo tra il tradizionale popolo della sinistra e il nuovo corso renziano. “Ma non sono solo le scelte politiche ad allarmare. Lo stato del partito ad ogni livello inquieta anche maggiormente. Un partito in cui il rinnovamento si è arenato e il termine rottamazione ha ripreso ad assumere il significato che aveva precedentemente: una formula commerciale per incentivare la vendita di beni durevoli”, continua Grasso. “E’ bastato cambiare casacca perché tanta classe dirigente, non sempre dal passato cristallino, riacquistasse legittimazione politica. I nuovi dirigenti, più che per capacità reali (il merito tanto declamato vale solo per gli altri) sono stati selezionati per cooptazione. Ne viene fuori l’immagine di una classe dirigente di minore qualità e impegnata soprattutto nella gestione del potere, sempre più distante dalle idealità, dall’identità culturale e dall’etica che erano proprie del nostro patrimonio storico”.

C’è anche il silenzio sulle vicende di Mafia Capitale (e del Cara Mineo) che imbarazza non poco l’ex militante dem. Lo stesso vale per i nuovi acquisti a livello locale. In primo luogo per avere “imbarcato esponenti politici che prima di approdare ai lidi del partito democratico sono passati per Cuffaro, Lombardo e Miccichè”. Scelte bollate come “opportunistiche”. Grasso non risparmia neanche il segretario regionale, Fausto Raciti, definito “giovane vecchio”, che su governo Crocetta ha fatto tutto e il contrario di tutto senza staccare la spina all’esecutivo (“esperienza superata”) in cambio di un assessore. Per il civatiano, il grande partito della sinistra non è mai nato. “Il Pd oggi è altro, un partito di centro che guarda esclusivamente alla gestione del potere, senza un’identità culturale, che non dialoga con il suo mondo, che irride le forze sociali, che umilia chi la pensa diversamente.”

Una critica condivisa da chi a sinistra dei democratici sta costruendo un nuovo soggetto politico che tiene dentro civatiani, sinistra radicale e pezzi di sindacato. Una galassia di sigle pronte a lanciare un’Opa sull’elettorato piddino e, numeri permettendo, a creare un’alternativa. A prescindere dal futuro politico di Grasso, si registra il silenzio dei vertici del Pd locale dinnanzi all’ennesima fuoriuscita. Del resto, in questo momento, stando ai rumors, i dirigenti sono troppo impegnati a creare alchimie per i tandem uomo-donna per le candidature delle politiche e delle regionali (i più corteggiati, neanche a dirlo, sarebbero i campioni di preferenze ex Articolo 4). Nuovi scenari nella geografia delle correnti potrebbero imporsi sulla scena locale soprattutto se si andasse a congresso. Insomma tattica tanta, strategia poca: il vizio antico si rinnova mentre le sezioni si svuotano.


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