PALERMO – E’ nato e cresciuto allo Zen e in quello stesso quartiere adesso insegna. Antonio Sanfilippo è un professore della scuola “Giovanni Falcone”, dove quotidianamente affronta le criticità di un contesto sempre più complesso.
“Ti faccio fare la fine di Paolo Taormina”
Tre mesi fa, dopo l’omicidio del ragazzo in via Spinuzza a Palermo, un alunno avrebbe pronunciato una frase choc in classe. Dopo un banale screzio con un compagno, avrebbe detto: “Se non la finisci ti faccio fare la fine di Paolo Taormina. Io da grande voglio spacciare”. Parole che gelano il sangue e che l’insegnante ha riportato durante il corteo contro la violenza che ha sfilato per le vie del centro dopo il delitto.
Un’emergenza che cresce, specie dopo gli spari contro la chiesa del quartiere e le immagini di giovani armati diffuse sui social la notte di Capodanno. “Qui i bambini non hanno diritto di sognare e di progettare un futuro diverso da quello dei loro genitori”, dice Sanfilippo a LiveSicilia. Io ho 34 anni e dopo molto tempo trascorso al Nord per lavoro, non vedevo l’ora di tornare a Palermo, nel mio quartiere”.
“Esempio concreto per i bambini dello Zen”
Nato e cresciuto in via Fausto Coppi, conosce bene lo Zen 2 e tutto ciò che accade tra quei padiglioni. “Da piccolo mi sentivo un pesce fuor d’acqua, ma non ho mai perso di vista i miei obiettivi – racconta -. Insegno in questa scuola da pochi mesi, ma la conosco bene perché proprio in questo istituto ho frequentato la materna la primaria, venticinque anni fa. Ora ho la fortuna di insegnare qui. La chiamo fortuna perché posso fornire ai miei alunni un esempio concreto di chi, grazie ad una famiglia sempre presente e allo studio, é riuscito non solo ad evitare di cadere nelle braccia della criminalità, ma di poter raggiungere una posizione sociale che in genere a chi nasce e cresce allo Zen non è permessa”.
“Lo Stato deve intervenire”
“Di esempi virtuosi ce ne sono tanti altri – prosegue – che purtroppo non emergono”. Quelle parole, pronunciate da un bambino ancora in età scolare, rappresentano infatti lo specchio dell’emergenza. “Servono soluzioni concrete in tutte le zone critiche della città, che non possono essere lasciate alla deriva”.
“Allo Zen – sottolinea l’insegnante – dovrebbe esserci un presidio fisso delle forze dell’ordine, che oltre a fare da deterrente servirebbe a far sentire al sicuro la gente che nel quartiere si sente ostaggio della criminalità. Tra l’altro ci sono bambini che scappano dalle classi, altri che a scuola non vengono proprio”.
“Doppio lavoro per i bambini dello Zen”
Eppure, è proprio dalla scuola che parte tutto: “Il nostro è un presidio di legalità in cui svolgiamo un ruolo importantissimo – prosegue Sanfilippo -. Facciamo un doppio lavoro, perché dobbiamo evitare che i nostri bambini finiscano nelle mani della criminalità e allo stesso tempo dar loro la speranza che ci si possa socialmente evolvere. Sullo Zen ci sono offese, commenti, denigrazioni, spesso legittime. Ma nessuno ha la soluzione, forse perché al momento una soluzione non c’è”.
“Soluzioni non più rimandabili”
“Non a caso, é comune la frase ‘abbattiamo quel quartiere e spostiamo le famiglie’, chiaramente non fattibile. Allora forse é necessario che tutte le forze interessate, politica, associazioni, scuola, chiesa, cittadini, si siedano ad un tavolo e lavorino assieme per trovare proprio quelle soluzioni che oggi non ci sono. Oggi la questione non si può più rimandare – conclude l’insegnante – va affrontata con convinzione e perseveranza”.

