Inchiesta su smaltimento rifiuti | Arrestato il sindaco di Mazzarrà

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Oltre al sindaco e all'ex senatore, da militari della polizia Tributaria di Messina lo stanno notificando a altri due amministratori pro tempore della Tirrenoambiente. Il procuratore di Barcellona: "Un settore che attira traffici illegali".

In provincia di Messina
di
5 min di lettura

MESSINA – Il sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea, Salvatore Bucolo, è stato arrestato dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta ‘Riciclo’ sulla discarica del paese. Oltre al primo cittadino del comune messinese, le fiamme gialle hanno eseguito provvedimenti restrittivi anche nei confronti di tre ex amministratori di Tirreno Ambiente, società che gestiva la discarica di Mazzarrà. Si tratta dell’ex senatore di Fi Lorenzo Piccioni, Giuseppino Innocenti e Giuseppe Antonioli. Innocenti e Bucolo sono in carcere mentre Antonioli e Piccioni sono ai domiciliari.

Sono tutti accusati di peculato e corruzione. Sequestro di beni agli indagati per circa 3 milioni e 483 mila euro. Le indagini si sono concentrate sulle modalità di riscossione per le opere di mitigazione ambientale che viene pagata dai comuni e riscossa da Tirreno Ambiente che dovrebbe poi versarla entro 30 giorni agli stessi enti pubblici. Gli ex amministratori Piccioni, Antonioli e Innocenti però secondo quanto sostenuto dalle indagini avrebbero omesso di versare al comune di Mazzarra Sant’Andrea due milioni e ottocento mila euro di cui circa un milione e cinquecento mila euro oggetto di un indebito accordo transattivo con il comune.

Secondo gli investigatori Tirreno ambiente ha rideterminato le tariffe di mitigazione ambientale riducendola del 50 percento e causando al Comune di Mazzarrà Sant’Andrea un danno patrimoniale di 12 milioni di euro. L’accusa per il sindaco Bucolo è di aver intascato una tangente di 33 mila euro raggirando il parroco della chiesa di Mazzarrà. In pratica faceva richiedere al prelato somme a Tirreno Ambiente per feste per la parrocchia ma poi era il primo cittadino, secondo i magistrati, ad intascare parte dei soldi. Infine la Tirreno Ambiente avrebbe elargito somme per sponsorizzazioni ad associazioni sportive, una delle quali la Borgo Vercelli in Piemonte dove risiede Innocenti che però erano utili per ottenere la connivenza di soggetti pubblici verso Tirreno Ambiente. A questa società erano stati dati 750 mila euro. Indagate inoltre 6 persone tra i quali dipendenti pubblici o ex amministratori di Mazzarrà Sant’Andrea per abuso e omissione d’ufficio.

*Aggiornamento ore 16
“In questo periodo di crisi ci sono alcuni settori che sono definiti strategici e in alcuni casi attirano anche traffici illegali e sono utilizzati quindi per fini diversi da quelli istituzionali. E’ il caso del settore dei rifiuti, che spesso qui al Sud ma in generale anche in Italia e in ambito internazionale, è stato trasformato in un business per interventi illegali”. Lo ha detto il capo della Procura di Barcellona Emanuele Crescenti commentando l’operazione della Guardia di Finanza di Messina che ha arrestato oggi 4 persone tra le quali il sindaco di Mazzarrà Salvatore Bucalo e l’ex senatore di Forza italia Lorenzo Piccioni per la gestione di Tirreno Ambiente della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. “E’ incredibile costatare – aggiunge Crescenti – che Piccioni faceva parte della Commissione ambiente e poi aveva gestito la società di cui è stato amministratore non perseguendo l’interesse pubblico”. Dello stesso parere il comandante delle Fiamme Gialle di Messina Claudio Bolognese ha sottolineato: “Si tratta di un’operazione che riguarda una delle discariche più importanti della Sicilia e che evidenzia un sistema illegale rodato che permetteva di nascondere attraverso degli indennizzi tangenti e regalie”. Mario Foti sindaco di Furnari, comune adiacente alla discarica, più volte aveva denunciato il malaffare nella gestione del sito: “Questa vicenda ha dimostrato il marciume che c’era in Tirreno Ambiente, rappresentata come un azienda all’avanguardia nello smaltimento dei rifiuti, invece ha distrutto l’ambiente con la complicità di alcuni rappresentanti delle istituzioni. Ha creato tra l’altro cumuli di rifiuti illeciti pericolosi, vicini a fonti idriche. Nonostante ciò non capisco perché non sia stata ancora commissariata dalla prefettura. Spero accada al più presto”.

“Gli arresti nell’ambito dell’inchiesta ‘Riciclo’ sulla discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, dimostrano quanto delicato sia il settore dei rifiuti in Sicilia, che troppo spesso in passato ha catalizzato interessi illeciti e appetiti che poco avevano a che fare con il bene pubblico”. Lo dicono gli assessori regionali Vania Contrafatto (Rifiuti) e Maurizio Croce (Territorio). “Ringraziamo la magistratura e le forze dell’ordine per il proprio operato e ci auguriamo che in tempi brevissimi si faccia piena luce su una vicenda tanto squallida quanto allarmante, anche per le commistioni politiche emerse – aggiungono – Il governo regionale si è posto come obiettivo il rispetto della legalità in tutti i settori, specie in quello dei rifiuti su cui l’attenzione deve restare altissima”.

“Ho chiesto al presidente della commissione Antimafia, Nello Musumeci, il quale ha subito risposto accogliendo la proposta, di convocare l’assessore Vania Contrafatto, per una seduta nella quale porre al centro il tema delicatissimo della gestione dei rifiuti in Sicilia” lo dice Pietro Alongi, ritornando sull’argomento dopo la propria denuncia di ieri in Sala d’Ercole e le dichiarazioni della Dia. “L’allarme lanciato dalla direzione investigativa antimafia, che conferma quanto da me ieri ventilato in Aula e nel mio successivo comunicato stampa, è preoccupante – continua – perché se la lentezza della politica finisce per favorire la mafia la quale fa affari oltremisura con la gestione dei rifiuti nell’Isola, viene difficile non pensare che la stessa criminalità organizzata possa avere una sua longa manu in luoghi istituzionali – riprende il deputato Ncd il quale però specifica – Constatiamo che l’assessore Contrafatto sta comunque lavorando col giusto impegno per mettere ordine in questo marasma e, quindi, riteniamo sia indispensabile che la stessa venga in commissione a esporre il piano del governo regionale per far uscire la Sicilia da un’emergenza che sta diventando catastrofe, così che la politica possa collaborare. Credo che il governo e l’Aula debbano lavorare congiuntamente e prioritariamente all’approvazione di una norma che metta dei paletti e che fornisca garanzie sulla gestione dei rifiuti e sulla sua impermeabilità alle infiltrazioni mafiose e garantisca i livelli. Quando i lavoratori che perdono il proprio posto, come è accaduto fin qua ai 260 dell’Ato Alto Belice Corleone e ai 180 del Coinres, leggono l’allarme della Dia non è impossibile che la disperazione economica possa indurre qualcuno a pensare che la stessa mafia possa divenire nuovo e più efficiente interlocutore”. “Sono certo che le indagini della magistratura andranno fino in fondo e che chi si sta arricchendo grazie alla connivenza con le zone grigie della pubblica amministrazione – conclude Alongi – venga in fretta smascherato, punito e messo in condizioni di non reiterare. Ma, se la politica dovesse far melina, io non ne voglio esser complice e, per questo, non escludo un mio intervento diretto con un esposto in Procura”.

(ANSA).

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