PALERMO- L’ultimo fronte caldo è l’antimafia. L’ultimo nome che divide è quello di Antonio Ingroia in predicato di diventare assessore all’Energia al posto di Nicolò Marino. Rosario Crocetta ha dichiarato di sentirsi in sintonia con l’ex pm, collocato sulla poltrona di commissario liquidatore di Sicilia -e Servizi. Ma finora ha raccolto solo reazioni contrarie alla ventilata investitura. Il fuoco di fila l’ha aperto Gianpiero D’Alia per l’Udc: “Mi auguro che le notizie riportate da alcuni organi di stampa in merito ad una presunta nomina di Antonio Ingroia ad assessore all’Energia siano destituite di ogni fondamento. Ricordo che Ingroia è il leader di Azione Civile, un movimento politico di estrema sinistra incompatibile con una coalizione che ha deliberatamente escluso la sinistra radicale dall’alleanza di governo della Regione”.
Appresso, la nota belligerante del segretario del Pd, Fausto Raciti: “Spero che il nome di Ingroia come eventuale assessore della giunta Crocetta sia solo un errore involontario. Snaturerebbe l’alleanza elettorale che abbiamo siglato. E poi mi risulta un conflitto aperto, non solo con la nostra forza politica, ma anche con il Presidente della Repubblica. Io sconsiglierei avventatezze in questo momento”. Conflitto aperto è in effetti un eufemismo, una definizione ampiamente per difetto.
Le ultime esternazioni dell’ex pm su Giorgio Napolitano a ‘KlausCondicio’ sono state virulente: “Napolitano è un uomo dello Stato ma di questo Stato, nel senso che ha difeso lo Stato italiano in tutte le sue articolazioni, lo ha difeso comunque anche quando invece andava processato, non solo giudiziariamente ma anche politicamente. Quando c’è stata una parte di Stato, come la Procura di Palermo, che ha voluto processare quell’altra parte di Stato che aveva messo in piedi la trattativa scellerata, è nata una sorta di imbarazzo di Stato di cui si è fatto interprete lo stesso Presidente Napolitano che invece di assecondare, sostenere, appoggiare e aiutare la Procura di Palermo ha sollevato il conflitto di attribuzione contro la Procura stessa e questo, secondo me, è stato un pessimo messaggio per i cittadini italiani. Nella sua idea di difesa dello Stato, lo Stato va difeso sempre e comunque”.
Si coglie, nella filigrana dell’immutabile schema ingroiano e dei commenti che suscita, che il caso è politico e comprende la rotta di una coalizione, ma il tema sullo sfondo resta l’antimafia con le sue potenziali declinazioni, punto di snodo dell’impostazione di Crocetta e perciò argomento sensibile. Si toccano fili scoperti, mitologie e calcoli che si traducono in prassi di governo. Ecco perché la polemica potrebbe diventare sempre più elettrica: siamo nel cuore di un’identità, su posizioni inconciliabili. L’estremismo a cui alludono D’Alia e Raciti riguarda soprattutto il pensiero espresso da Ingroia, il suo contrasto con la più alta carica della Repubblica, il suo essere portatore di una visione che inizia dalla legalità, per finire – secondo i suoi critici – nell’eccesso, secondo i registri di una pubblicistica imperniata sulla presunta trattativa Stato-mafia. Ma il tutto suona anche come un ammonimento implicito a certi ‘estremismi’ crocettiani.
La direzione strategica di Crocetta appare nitidamente di lotta: gli assessori, gli uomini dell’organigramma, le persone di fiducia, devono avere il bollino blu antimafioso, per sostenere la natura di cambiamento radicale di un’esperienza politica. Un chiaro esempio è la nomina di Valeria Grasso, testimone di giustizia, collocata alla guida della Fondazione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana. Icona della denuncia al racket. Invisa alle gerarchie della casta legalitaria regnante, come dimostrano gli screzi passati con Addio Pizzo. Sciolta da vincoli. Accade pressapoco lo stesso nel caso dell’ex pm, finora transitato dalla toga di pm alla carriera politica senza troppo successo, ripescato da Crocetta al termine del famoso contenzioso valdostano. Le ultime affermazioni, poi, sembrano fatte apposta per renderlo ancor di più ‘antimafioso’ al momento opportuno.
Il presidente della Regione ama le fughe in avanti, anche a costo di precipitose ritirate, le figure di ‘rottura’, magari un po’ indigeste che riescano a polarizzare un consenso fideistico, all’interno di un preciso recinto ideologico. L’antimafia d’assalto rappresenta un collante irrinunciabile, col suo dogmatismo, col suo perenne stato di chiamata alle armi. D’Alia e Raciti non sono d’accordo? Si vedrà, tuttavia la questione è più urgente e sostanziale di quello che sembri. Su Ingroia le parole del governatore sono state di miele: “Tra noi c’è una sintonia programmatica: io voglio l’acqua pubblica e anche lui, io sono contro l’eolico come lui e condividiamo l’idea del ciclo integrato dei rifiuti, con la gestione in mano ai comuni. E poi entrambi abbiamo un profilo antimafia. Insomma, i nostri oroscopi politici combaciano”. Appunto, una questione di profilo.

