Non lasciamoli soli. Non lasciamo soli i commercianti, gli esercenti, i titolari di locali che hanno ricevuto le minacce del racket. Non lasciamoli soli con la paura che è umano provare, con le bottiglie di benzina che è terribile trovare davanti alla porta, con le insegne crivellate di spari, con il coraggio che è necessario avere.
Non lasciamolo solo quel signore grande e perbene con cui ho parlato che mi ha detto: “Vado avanti per la mia famiglia, per i miei figli e perché siamo lavoratori onesti”. E aveva gli occhi lucidi per la rabbia. Perché, se violano il perimetro di ciò che hai costruito, è come se ti entrassero in casa. Smetti di avere sicurezze. Ti guardi le spalle. Tremi per un rumore insolito. Chi minaccia vuole questo.
La solidarietà del sindacato
Bravi quelli della Fillea e della Fiilcams Cgil che sono andati a Tommaso Natale, da ‘Ulisse’ – pizzeria e ristorante di gente bellissima che lavora duramente, onestamente – per dire che nessuno deve essere lasciato solo, per scattare una foto, per sorridere, come una squadra che si muove insieme, che combatte insieme, che tutto affronta insieme.
Lo hanno scritto con chiarezza nel comunicato: “Abbiamo scelto consapevolmente di sederci a quei tavoli, mangiare una pizza insieme ai titolari e riempire quel locale come gesto concreto di ribellione civile contro la paura e contro il silenzio. Ai titolari del ristorante Ulisse abbiamo voluto fare arrivare un messaggio chiaro: non sono soli e non rimarranno soli. Perché chi trova il coraggio di denunciare e di continuare ad andare avanti con dignità deve sentire accanto una comunità presente, viva e pronta a schierarsi”.
Ma esiste una comunità, a parte le eccezioni? O la solidarietà dichiarata è stata già abrogata dal silenzio? Oppure, lo spazio dell’indignazione è durato un poco, esaurendosi con la passione e i rituali del 23 maggio? Perché noi abbiamo un dubbio molesto: vediamo troppa indifferenza, annotiamo la distanza, percepiamo distacco, oltre le frasi nobili.
La battaglia di tutti
E abbiamo il dubbio che pure le minacce e le aggressioni contro l’assessore Ferrandelli, impegnato con il Comune nella lotta al racket delle case, siano prese sottogamba da certa politica che dovrebbe unirsi, ma preferisce distinguersi, in nome dell’appartenenza.
Forse, allora, non ci siamo capiti. Questa è la battaglia di tutti e va combattuta, per chi ha gli occhi lucidi e piange dentro. Questa è l’ora in cui la città deve scendere in campo allo Zen, a Tommaso Natale, a Sferracavallo, a Isola delle Femmine, ovunque. Altrimenti vinceranno loro, i maledetti vigliacchi che seminano terrore. Ci sono persone perbene che non vanno lasciate sole. Hai capito, Palermo? Svegliamoci.
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