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Italia: quattro sfide e una proposta

Emiliano Abramo: "Dopo le elezioni cosa ci attende?"
IL PUNTO
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Le elezioni sono finite, un nuovo parlamento e un nuovo governo nazionale stanno per insediarsi. Quali sfide immediate davanti a noi? Senza la presunzione di essere esaustivo ne ho individuate quattro e, in conclusione, c’è una proposta. Veniamo alle sfide:
La prima è sicuramente la Pace da difendere e da promuovere in un’Europa oramai da diversi mesi segnata dalla guerra in Ucraina.

Proprio ieri pomeriggio il New York Times ha pubblicato i contenuti di alcune telefonate dei soldati russi impegnati nella guerra in Ucraina: “Mamma, credo che questa guerra è la decisione più stupida che il nostro governo abbia mai preso”. Una decisione stupida, una guerra stupida che nessuno riesce a portare all’intelligenza della pace e che proprio in queste ore vede il consumarsi di un passaggio delicato come l’annessione da parte della Russia di alcune regioni ucraine. Già hanno le prime reazioni della comunità internazionale come la chiusura da parte della Finlandia dei confini russi o l’invito di diversi paesi occidentali, rivolto ai propri cittadini di abbandonare immediatamente quei territori.
Altra conseguenza che rende stupida e particolarmente pericolosa questa guerra è il ritorno della minaccia nucleare che non solo fa tremare i polsi a chi comprende il significato in termini di morte, di danno all’ambiente e di degenerazione della guerra stessa ma, a mio avviso, c’è il rischio di sdoganare l’uso delle armi atomiche in ogni conflitto, armi già nelle mani di tantissimi governi non sempre estranei alla tentazione della guerra come Israele o la Corea.
Ma se si potranno usare le armi nucleari – anche se tarate a distruggere quartieri e non città (si parla dell’uso di bombe pensate per colpire aree di due kmq) – come si farà a condannare ancora l’uso delle armi chimiche?
Quale sarà l’atteggiamento del prossimo governo italiano che dovrà presto chiarire anche il suo rapporto proprio con la Russia di Putin? Quale posizione sull’invio delle armi?
Preoccupazione forte (la seconda) è anche la sfida legata alla migrazione (particolarmente nel Mediterraneo dove dal 2014 ad oggi sono morti circa 25000 persone) e le politiche di integrazione in un clima che personalmente mi ha molto preoccupato già nei mesi scorsi quando – nel silenzio di una certa parte politica – Alika Ogorchukwu, l’ambulante nigeriano di 39 anni è stato pestato a morte nel centro della città di Civitanova Marche. Faranno i blocchi navali? Come costruiranno pacifiche convivenze nella società mutata?

Terzo argomento è il Pnrr e la volontà di una parte della Lega di rivisitare i fondi previsti per lo sviluppo del Sud Italia che, attualmente, rappresentano il 40% dell’intero piano. Dalle scelte politiche su questo punto capiremo non solo se effettivamente il Paese viaggerà sempre più a due velocità, ma anche quanto futuro verrà rubato al mezzogiorno italiano.
Quarta questione, in questo elenco che ribadisco non essere esaustivo, è il tema degli anziani ovvero i grandi esclusi dal dibattito elettorale nonostante costituiscano una parte numericamente consistente del nostro Paese.

Il Governo Draghi aveva promosso il lavoro di un’importante commissione per studiare le possibili proposte atte a migliorare la condizione degli anziani con una legge ad hoc. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della commissione, così si è espresso prima delle elezioni: “Sul popolo degli anziani non c’è pensiero né politico, né economico, né culturale, né spirituale. Per questo il ministro Speranza e il presidente Draghi hanno costituito una Commissione intergovernativa che ha presentato nei mesi scorsi un disegno di legge delega per riorganizzare le politiche verso questo popolo, che ha bisogni sanitari e sociali”. Cosa ne sarà di questo lavoro giunto praticamente in dirittura di arrivo?

Infine la proposta: non lasciamoci conquistare dalla lamentela e dal pessimismo di questo tempo ma torniamo a partecipare creando relazioni umane nelle città, passione per le casa comune e una intelligente vigilanza sull’operato di chi ci governa, di chi si appresta a decidere su temi difficili e decisivi per il presente ancor prima che per il futuro. Servono reti umane, partecipazione, cultura. Serve l’Italia, quella che da Assisi parla di Pace e dialogo, che da Lampedusa parla di accoglienza, da Milano parla di economia, che da ogni palazzo o condominio in tempo di pandemia ha parlato il linguaggio dolce e saggio della solidarietà. Non è una ricetta o una risposta semplificata, è il sano orgoglio di un tempo difficile ma che ci trova maturi e vigili. Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant’Egidio in Sicilia


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