Certa ‘brava gente di Palermo’ (d’ora in poi gli apici sono sottintesi) non fa troppa differenza tra la mafia e l’antimafia. Elargisce il baciamano a entrambe. Alla mafia, tenendosi lontana dai passaggi critici. All’antimafia, partecipando alle parate di rito, specialmente negli anniversari. Tanto non costa niente dire che ‘la mafia fa schifo’, gridarlo e bearsi del suono della propria retorica, scansando l’impegno concreto.
Certa brava gente di Palermo, ai tempi dei dottori Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, onorati giustamente in morte, quanto furono ingiustamente avversati in vita, osservava la partita da spalti metaforici. Si lamentava per le auto di scorta e non prendeva parte. Attendeva il finale, per capire quando schierarsi, in un miscuglio di omertà ed enfasi declamatoria.
Certa brava gente di Palermo, anche adesso, naviga in acque internazionali. Persone perbene subiscono le intimidazioni del racket? Meglio non occuparsene e accomodarsi in poltrona. Non sono eventi che sconvolgano i pensieri di questa brava gente. Al massimo, non si va più in quel ristorante perché – con tutti questi kalashnikov in giro – chi lo sa…
Certa brava gente di Palermo si tiene distante dal cuore dei problemi. Se opera in politica, si ferma ai cortei, alle cerimonie, ma quando incontra gli ‘uomini del disonore’ sul territorio, svicola. Tanto un comunicato indignato non si nega a nessuno. Sul campo ci sono le forze dell’ordine, che moltiplicano i pani e i pesci delle scarne risorse, quotidianamente. C’è la magistratura che assesta colpi, ma poi, saggiamente, avverte: deve cambiare il contesto. Però non cambia.
Se la brava gente appartiene a una dimensione privata, abbassa gli occhi, perché è abituata così. Verranno le elezioni, col loro festival di promesse rigorosamente non mantenute, con i padroncini da ossequiare, perché, nel deserto, anche una promessa diventa tutto. Hai visto mai che, per sbaglio, l’incubo del pititto riceva la sua risposta? Ci saranno sempre figlie e figli, con familiari a vario titolo, da impostare.
A questa brava gente andrebbe prescritto un tour emozionale negli occhi e nell’anima degli onesti che hanno appena trovato una bottiglia con il liquido infiammabile davanti al locale, costruito con paziente eroismo, o una vetrina sfregiata da colpi d’arma da fuoco. Forse cambierebbero. Forse, invece, tutto resterebbe com’è. L’ignavia è un vestito coriaceo.
Per fortuna, a Palermo, ci sono soprattutto costruttori di ideali. Persone capaci di sedersi in uno spazio spoglio e immaginarlo pieno di cose belle, di clienti, di pizze, di allegria, di risate. E c’è chi non li abbandona. Chi sa accompagnare i sogni con il faticoso coraggio di ogni giorno. Ma quanto pesa – tra i salotti e la realtà – il cinismo ipocrita della brava gente di Palermo.
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