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La Chiesa ci ha rubato Don Pino

L'anniversario
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Ci hanno rubato Don Pino Puglisi. E noi abbiamo lasciato che misericordiosi ladri con l’abito talare entrassero nella segreta della nostra memoria e arraffassero il tesoro umile – il sangue, il sorriso, la veste impolverata – di un prete che voleva essere soprattutto un uomo. Una persona che muore per le persone, non un santo, fra troni e dominazioni, con la necessaria e prescritta vocazione al martirio.

E – dispiace dirlo al cospetto di Paolo Romeo, arcivescovo e sacerdote valoroso, perché non è stata colpa sua – il ladro ha il volto della Chiesa, della Curia palermitana. Ha le vesti, ma non le guance, di porpora del cardinale Salvatore De Giorgi passato a Palermo come un silenzio, cioè come un flagello, perchè la comunità palermitana ha sempre bisogno di parole seminate bene che sboccino a primavera.

Come ricorda il sito che ricostruisce la biografia del prete di Brancaccio assassinato dalla mafia: “La causa per il riconoscimento del martirio di don Giuseppe Puglisi è stata iniziata a livello diocesano nel 1998, a cinque anni dal delitto, per volere del cardinale Salvatore De Giorgi, allora arcivescovo di Palermo”. Un’idea di fondo: la beatificazione, l’ingresso nel mondo delle presenze elette di don Pino e della sua pastorale di estrema dolcezza, una sottolineatura per forza celeste e sovrumana di ciò che fu terreno e profondamente umano. Una falsificazione. Un’appropriazione indebita.

E’ la solita idea separatista della vecchia Chiesa, ahinoi. Dividere per forza il gregge dai pastori. Le pecore di qua, con i loro incompresibili belati. I custodi della lana di là. Recinti diversi, uno per la fragilità, uno per la santità. Uno per gli spiriti che si macerano tra vento e domande, uno per le anime salve, “vocate al martirio”.

Infatti, da quando Don Puglisi somiglia a un santino, di quelli che si commerciano sui sagrati o agli ingressi degli ospedali, il nostro cuore batte di meno per lui. La città non lo abbraccia più. La Chiesa ce l’ha tolto, ora è uno di loro. Hanno cancellato la sua vera e coraggiosa natura, in nome di una santità presunta. Hanno strappato il sorriso di un uomo dalla sua corona di spine.

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Commenti

    con tutto il rispetto, ma prima che Don Puglisi fosse ucciso,quale città gli è stata vicina? cosa ha rubato la Chiesa e a chi? Don Pino era un sacerdote per sua stessa scelta normale, che ha vissuto con pienezza la sua vocazione, mettendo in conto la perdita della vita come richiesta dal vangelo: “chi perderà la sua vita per la guadagnerà”. Dpo la sua morte, Palermo si accorse di questo sacerdote, fino allora solo le comunità che aveva servito con la passione e l’entusiasmo di un nnamorato di Dio. Il processo di beatificazione di don Pino, vuol proiettare semplicemente lo stesso nell’eterna storia della Chiesa che poi è storia del mondo. Forse a qualcuno dispiace non potere associare don Pino ai soliti tiraggi di natura politica tipici delle nostre parti e dai quali Padre Puglisi rimase fuori da vivo, figurarsi se ne vorrà far parte oggi dal suo riposo eterno. Per cui chi vuole trarre motivi di insegnamento e di sequela da don Pino lo faccia liberamente, senza le solite tentazioni manichee di chi vuole sempre e comunque dividere l’uomanità in buoni e cattivi. Questo compito se lo è riservato Colui che verrà a giudicare i vivi e i morti, quel Colui per il quale Don Pino ha dato la sua vita.

    è stato un esempio per tutti noi ,ma lo deve essere maggiormente per gli uomini di chiesa per i sacerdoti e per il vescovo.che ancora non hanno capito che significa vocazione ,rispetto per le persone ,carita, ecc………lo dice uno purtroppo che vive anche di elemosina e mi sento delle risposte da sacerdoti che viene scusate la parola lo schifo.

    Nè furto nè appropriazione indebita, ma soltanto un riconoscimento postumo al lavoro svolto da Pare Pino Puglisi, che con il suo semplice comportamento, con il suo semplice vivere rendeva ogni suo gesto un gesto di Dio. Per questo è stato avviato il processo di beatificazione, non per portarlo lontano dalla sua gente, anzi per avvicinarlo di più a tutti, anche a quelli che non lo hanno conosciuto ma che Lui amava lo stesso.

    Non sono d’accordo!!!Con la beatificazione anzi Don Pino viene innalzato all’onore degli Altari e di conseguenza la Sua figura crescerà di considerazione,se ce ne fosse bisogno,nei cuori delle persone,sia che l’abbiano conosciuto o no.Anzi ci stanno mettendo troppo tempo!!DON PINO SANTO SUBITO!

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