"Orlando ammetta l'errore" | La replica: "Rammaricato" - Live Sicilia

“Orlando ammetta l’errore” | La replica: “Rammaricato”

Arrivate le due navi della legalità salpate ieri da Napoli e Civitavecchia con a bordo circa 2.600 studenti. Con loro il superprocuratore Piero Grasso e il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo. Al porto ad attenderli Maria Falcone. Che attacca.

maria falcone
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Sono attraccate a Palermo le due navi della legalità salpate ieri da Napoli e Civitavecchia. A bordo, circa 2.600 studenti, che sono partiti alla volta del capoluogo siciliano per commemorare il ventennale della morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta. A bordo, oltre ai ragazzi, anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo.
Al porto, tra gli altri, era presente anche Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia, che rispondendo alle domande dei giornalisti ha ribadito al nuovo sindaco di Palermo Leoluca Orlando la necessità di porgere le proprie scuse: ” Ad Orlando che oggi è sindaco chiedo solo di dire quattro parole: con Falcone ho sbagliato”.
Un invito che anche Giuseppe Ayala, magistrato del pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto, ha voluto fare al nuovo primo cittadino: “Orlando – ha detto Ayala – più di 20 anni fa ha firmato un esposto mettendoci la faccia, si è assunto una grave responsabilità, questo gli va riconosciuto. Mi auguro che oggi faccia un accenno di scuse e dica ‘Forse ho sbagliato’ “.
Da Ayala arriva un incoraggiamento, invece,  verso quei magistrati che a Caltanissetta stanno indagando sulle stragi del 1992: “Oggi i bravissimi magistrati di Caltanissetta hanno accertato che la verità processuale è falsa – ha aggiunto – faccio il tifo per questi colleghi e spero si arrivi presto alla verità, anche se ho timore che i tempi saranno ancora lunghi”. Delle nuove verità processuali sulle stragi di Capaci e via D’Amelio parla anche Leonardo Guarnotta, presidente del tribunale di Palermo: “C’e stato un periodo fosco e c’e ancora molto da fare – ha detto ai cronisti – ma forse siamo alla fine del tunnel grazie anche all’impegno dei magistrati di Caltanissetta che indagano sulle stragi. Questi ragazzi qui oggi che nel 1992 non erano ancora nati ci ricordano che bisogna avere la dignità di essere cittadini e non sudditi”.
“Benvenuti a cAsa nostra” è infatti il messaggio di uno dei tantissimi striscioni degli studenti palermitani che hanno atteso sotto la pioggia l’arrivo delle navi. “Ho incontrato sulla nave le compagne di Melissa Bassi. Nei loro occhi c’é una profonda tristezza, ma nello stesso tempo hanno capito che la guerra psicologica che era stata lanciata per dividere i deboli dai più forti è stata sconfitta grazie alla scuola che è luogo di democrazia dove tutti stanno insieme”. Ha detto il ministro Profumo, appena sbarcato dalla nave della legalità partita da Civitavecchia: “Ora che hanno capito questa cosa si sentono forti, hanno fatto iniziative importanti – ha proseguito – e le faranno anche nei prossimi giorni. Mi hanno chiesto di essere vicini a loro, vogliono sentire che lo Stato li ascolta, che è con loro in questo momento complicato”.
Intanto al giardino della memoria di Ciaculli è arrivato anche il premier Mario Monti, accompagnato dal ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri e il capo della Polizia Antonio Manganelli.
La replica di Orlando
“Oggi come ieri abbracciando Maria Falcone esprimo il mio rammarico umano per quell’ incomprensione, ricordando il contesto di tensione in cui quel contrasto si è verificato, ma ribadendo che il compito del politico è diverso da quello del magistrato”. Lo ha detto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, intervistato nel corso dello Speciale ‘Radio Anch’io’ per il ventennale della strage di Capaci, rispondendo a una domanda sulle polemiche con Giovanni Falcone e sulla richiesta di scuse avanzata dalla sorella del magistrato, Maria.
“Il magistrato – ha proseguito Orlando – deve andare avanti solo se ha le prove, ma il politico libero deve continuare a dire, oggi come allora, che occorre andare avanti nelle inchieste. La mafia troppe volte si nasconde dentro le istituzioni dello Stato. Ho detto una cosa esagerata ma vera, purtroppo mancano ancora le prove. Rispetto i magistrati che cercano le prove – ha concluso – anche quando non le trovano, io chiedo di essere rispettato quando parlo del rapporto perverso tra mafia e politica”.


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