La grande fuga dagli stadi? | Ma se l'avete voluto voi... - Live Sicilia

La grande fuga dagli stadi? | Ma se l’avete voluto voi…

Il marcio del calcio
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Se non fossimo in Italia, verrebbe da pensare a un semplice, inqualificabile errore. Invece in tutta la stomachevole questione della “tessera del tifoso” c’è una logica spietata ed evidente: allontanare le persone perbene dallo stadio, sperando acquistino le partite in Tv.
L’abbonamento è un titolo al portatore. Chi s’abbona, si garantisce un posto, “quel” posto, non la propria presenza fisica lì. Invece, utilizzando lo spauracchio della sicurezza, è obbligatorio eseguire un cambio di nominativo, presentando abbonamento e documento di identificazione, ad uno sportello (uno, di numero) appena fuori dallo stadio. Sportello inspiegabilmente aperto soltanto la domenica mattina (è davvero così assurdo tutelare gli abbonati, persone che investono in anticipo sulla società, dedicando uno sportello tutto per loro aperto anche soltanto un paio di giorni prima dell’incontro?). La novità di questo anno però è che il cambio di nominativo con documento e abbonamento non basta più. Perché adesso serve la “tessera del tifoso” imposta dal ministero degli Interni. Che costa 10 euri. Serve, è necessaria, senza, il cambio è impossibile. Nonostante si presenti abbonamento e documento. Perchè? La risposta ottenuta allo sportello è degna della peggiore burocrazia di kafkiana invenzione: siccome il titolare dell’abbonamento possiede la tessera del tifoso (condicio sine qua non per abbonarsi, mica libera scelta), pure chi subentra dovrà possedere la medesima. Se fossimo in un gioco di sofismi stupidi, sarebbe anche divertente. Pensa se l’abbonamento di tale Mariella Rossi dovesse andare a tale Pippo Tremmotori. Cheffà, siccome la signorina Mariella non ha i santissimi allora anche il Tremmotori? Viene inqualificabilmente ignorata la ragione prima del cambio di nominativo: l’abbonato quel giorno (peccato non si possa più scrivere: quella domenica alle 15) non può e cede il suo posto (essendo l’abbonamento, è utile ricordarlo, un titolo al portatore) a qualcuno che di solito allo stadio non ci va (e che quindi non ha voglia alcuna di sottoscrivere quella gabella arraffapiccioli ribattezzata “tessera del tifoso”).

 In Italia si parla sempre più di sicurezza e – anche se chi scrive è contrario, sia detto per onestà – si può tuttavia ammettere che, in un paese arretrato come il nostro in cui si fanno entrare molotov e bestie a Marassi ma si sottraggono agli ingressi del medesimo stadio al contempo le bottigliette d’acqua ai piccirìddi, questo ci può stare. Ma che necessità c’è di chiedere davanti ad un abbonamento anche la “tessera del tifoso”? C’è puzza di raccolta di fondi. I pìccioli, questo bisogno come il sangue per un vampiro. Anche perché, e qui, signore e signori, qui c’è il capolavoro che rasenta davvero il ridicolo, si può comprare un biglietto ai bagarini (calcio in culo alla “legalità”, number one) – uno di quelli nominali – e andare al medesimo sportello (che è sempre uno, non sia mai attuare per gli abbonati una politica di incentivo e tutela) ed effettuare legalmente il cambio di nominativo(calcio in culo alla “legalità”, numer two). Per il biglietto, la “tessera del tifoso” non è richiesta. Non è questo il luogo per rimarcare come la legge, se errata, va cambiata, non essendo mai la legge un valore assoluto. Esistevano leggi razziali, per dire. Il punto è altro. È francamente strabiliante sentire i vertici del mondo del pallone lamentarsi della fuga dagli stadi. Ma dove vivono? Ah, vero, in tribuna. Coi biglietti omaggio. Per tutti gli altri, non funziona così. Nella vita reale, andare alla partita è sempre meno una festa: gli orari degli incontri sono ad minchiam, secondo uno zapping insensato che non tiene conto di nulla, né delle logiche televisive né dei diritti di chi lavora. Fare i biglietti, poi, è una impresa titanica e internet pare essere un nemico cui è meglio stare lontani. In più, le crescenti assurdità burocratiche disamorano ogni volta sempre di più. Di certo, si disincentiva un nuovo pubblico potenziale. La strategia comunicativa è talmente fallimentare che, non volendo credere alla stupidità assoluta di chi ha promulgato codeste insensatezze (e, sia detto per inciso: anche la società Palermo calcio è vittima di questa situazione, tanto che il presidente Zamparini ha rimarcato più e più volte l’inadeguatezza di questo obbligo), rimane solo la possibilità di un disegno che miri artatamente a rendere il pallone uno spettacolo da fruire in TV, o, se si è belli ammanicati, da quella tribuna coi biglietti aggratis, ovvio. Tertium non datur. Così è sempre più avvilente constatare come all’abuso della parola “libertà” corrisponda una tragica limitazione progressiva della stessa. Il calcio non è un giocatolo che si sta rompendo, semplicemente sta iniziando a venire a noia l’idea stessa di gioco, perché l’oggetto che dovrebbe dare gioia si complica insensatamente ogni giorno sempre di più seguendo regole inventate da chi, quel giuoco, bellamente l’ignora. L’importante, in ogni caso, è non cambiare canale, ché torniamo subito dopo gli spot, click.


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Commenti

    Finalmente una voce fuori dagli schemi, una voce che affronta alcune problematiche reali dell’insensatezza della TdT e tante altre ancora ce n’è, vedi tifoserie ospiti che si mescolano al pubblico di casa causando gravi disagi e pericoli come successo già in più occasioni quest’anno, ma ovviamente la stampa di regime non ne parla…o ignorando il fatto che essendo Maroni un pregiudicato, lui per primo non potrebbe possederla…ma i benpensanti in nome di una sicurezza solo virtuale, perchè tutti quelli che ne parlano in un certo modo la partita la guardano solo alla tv, ne sono felici…
    Bravo Davide ti stimo

    Seguo a distanza chilometrica il modo del calcio, perchè lo giudico marcio sia dentro che fuori.
    Concordo su tutto il contenuto dell’articolo; ovviamente finchè ci sarà gente disposta a fare la fila interminabile ed ingiustificabile per vedere uno spettacolo (così dicono) davanti ad un solo sportello e per di più pagando un abbonamento a fior di soldoni, i gestori del calcio vedranno comunque riempire gli stadi.
    Se invece la gente avesse un minimo di rispetto per se stessa e alzasse la testa per dire BASTA di fronte all’ennesima trovata, disertando stadi e TV (come faccio io per esempio) allora dinanzi al calo delle vendite e degli introiti dovrebbero affrontare questo problema che ha fatto del calcio sempre meno una favola e sempre più un boccone acido e amaro.

    è un discorso serio quello che fai
    ma è severo
    forse troppo
    una persona per bene non può avere problemi con la tessera del tifoso. la tessera crea problemi solo ai delinquenti
    e devi anche considerare che quest’èanno gli ultras di tutte le squadre non vanno in trasferta e non ci sono più incidenti in serie a
    sembra poc?o
    a me no
    se poi non puoi dare il tuo abbonamento alla portiera del palazzo con una settimana di anticipo rispetto alla partita è altra storia

    Applausi. Il problema non è che le persone perbene hanno tanti problemi con questa pseudo tessera. troppi. file ingiustificate, perdite di tempo, e soldi. C’è poco da fare, a fare i furbi in Italia ci si guadagna

    Davide

    la tessera, per quanto spiacevole, era rimasta l’unica misura possibile per allontanare migiaia di animali dagli stadi. Fallimento di uno stato e di una società, ovvio. Per il resto tutto giusto quello che dici.

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