PALERMO – L’intesa non c’è, ma il dialogo sì. La traballante maggioranza di Rosario Crocetta tiene aperto il canale di confronto con il Nuovo Centrodestra. Ieri in Aula la maggioranza ha aperto a un possibile accordo con gli alfaniani. Alla fine però non se n’è fatto nulla, e il governo è andato ancora una volta sotto in questa riforma delle Province che a Sala d’Ercole s’è trasformata in un vero e proprio calvario per la maggioranza, o per quel che ne resta. I numeri, infatti, sono impietosi, e non consentono di liquidare le difficoltà del governo imputandole al dissenso di una piccola componente del Pd. I voti che mancano alla maggioranza sono molti di più. Ieri tra i banchi dell’opposizione al momento del voto sull’articolo 4 mancavano almeno una decina di deputati. Ciò nonostante, la maggioranza è andata ancora una volta al tappeto, proprio su una di quelle norme che doveva essere “blindata” dall’accordo romano, quello partorito qualche giorno fa nella riunione di maggioranza promossa da Davide Faraone. Un accordo che si è rivelato essere carta straccia: la maggioranza va in ordine sparso e la riforma continua a esse soggetta ai colpi di mano dell’Aula.
Poco male, in fondo, visto che la riscrittura del governo bocciata ieri dall’Aula, estendeva la composizione delle assemblee dei nuovi consorzi non solo ai sindaci dei Comuni (che sono già un esercito), ma anche a una pletora di consiglieri comunali. Sì, si tratta di posti teoricamente non retribuiti, ma col sistema dei rimborsi, i costi alla fine si sarebbero fatti sentire comunque.
In questo quadro di caos totale, ieri da maggioranza e governo era arrivata un’apertura nei confronti del Nuovo centrodestra sulla possibilità di eleggere direttamente i presidenti dei nuovi consorzi. Non se n’è fatto niente, ma i segnali arrivati dall’Aula vanno registrati. Sia la disponibilità manifestata da Antonello Cracolici, sia l’ottimismo su una possibile intesa professato dallo stesso Crocetta, sia, infine, il disappunto degli esponenti dell’area di Forza Italia. Nello Musumeci ha parlato, con toni critici, di “larghe intese” e di “accordo tra Crocetta e il partito di Alfano”. L’accordo non c’è stato, ma l’atteggiamento di apertura al dialogo in qualche modo continua.
E l’intervista a Livesicilia del segretario del Pd Raciti conferma questo clima: “Bisognerebbe capire se loro sono interessati oppure no ad un modello di governo che ricalchi quello nazionale”, ha detto Raciti. La questione è aperta. E andrà affrontata nei prossimi giorni. Non a caso Crocetta continua a rimandare le nomine dei super manager della Sanità, che potrebbero rappresentare pedine strategiche nel risiko dei nuovi accordi a Sala d’Ercole.
Il problema però resta quello dei numeri. Con grande senso di realismo lo spiega un navigato deputato di maggioranza: “Sarebbe un suicidio per recuperare sei voti (quelli del Ncd, ndr), perderne 14 dei grillini. Tanto più che quelli del Nuovo centrodestra in Aula non si vedono”. Già, perché ieri il gruppo di Ncd non era certo a ranghi compatti. E allora, per cercare di salvare il salvabile e portare a casa la legge sui liberi consorzi , il salvagente più efficace per la maggioranza restano i voti dei 5 Stelle, non contrari alla riforma. Poi si vedrà. L’ora delle larghe intese sul modello romano, insomma, per la Sicilia non è ancora scattata.

