La storia di Pio La Torre |"Legislatore contro la mafia"

La storia di Pio La Torre |”Legislatore contro la mafia”

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Una raccolta di atti e interventi parlamentari che illustra l’azione politica di un uomo che coglie, prima di altri, la specificità e la portata del fenomeno mafioso.

CATANIA – “Pio La Torre, legislatore contro la mafia”. Il titolo del testo, presentato oggi pomeriggio nella libreria Catania Libri, tratteggia a pieno l’aspetto saliente della battaglia politica dell’ex segretario regionale del Pci: il metodo. Il libro, una raccolta di atti e interventi parlamentari, illustra l’azione politica di un uomo che coglie, prima di altri, la specificità e la portata del fenomeno mafioso. Come dice lo stesso curatore del libro, lo studioso Carlo Ruta: “La Torre capisce, con larghissimo anticipo, che la mafia era una questione nazionale che solo una concertazione di forze politiche poteva sconfiggere”. Il tratto saliente dell’azione politica di La Torre è la capacità di lottare frontalmente e senza sconti contro la mafia ricercando allo stesso tempo di tessere rapporti politici con forze diverse da quella comunista per raggiungere risultati concreti. “L’ex segretario del Pci viene ucciso proprio quando raggiunge questa unità di intenti con Pier Santi Mattarella, non a caso ucciso anche lui”.

Leggere oggi gli interventi parlamentari di La Torre non è cosa da poco. Come spiega l’assessore ai Saperi, Orazio Licandro, tra i relatori intervenuti durante presentazione del libro: “Si tratta di documenti che da un lato aiutano a comprendere il fenomeno mafioso in quel quadro politico nazionale e internazionale dell’epoca, dall’altro il metodo che Pio La Torre ci lascia in eredità”. E’ soprattutto il modus operandi del segretario comunista a consentire una lettura ampia del fenomeno mafioso di ieri, uno spunto utile anche nel presente. “Fu uno dei primi dirigenti politici a legare la questione mafiosa all’analisi della politica internazionale, – prosegue Licandro- mettendo insieme il caso Sindona, il rapimento Moro e i missili di Comiso all’interno di un quadro di equilibrio internazionale che gli consentiva una lettura unitaria”.

Una storia che ha bisogno di narratori che l’hanno vissuta. E’ il caso di un altro relatore della conferenza, “il continuatore ideale della politica di La Torre” come lo definisce Ruta. Si tratta di Nicola Cipolla, classe 1922, dirigente politico del Pci, ex parlamentare nazionale ed europeo e presidente del centro studi Cepes. “Il senatore”, come ancora lo chiamano, ripercorre anni di lotte, cha hanno fatto la storia di questa terra, che lo vedono al fianco di Pio La Torre. “Il mio fratello minore”, dice con voce commossa quando parla di lui. Con passione Cipolla ricorda le questioni legate alla politica agraria e alle lotte a fianco dei contadini per l’attuazione dei decreti Gullo, ma anche la curiosità che animava i due nel “comprendere come la mafia mutava: dal feudo alla città”.

Cipolla si toglie pure qualche sassolino dalla scarpa. “La Torre era di sinistra, nella lotta di Comiso porta la Sicilia ad aprirsi a livello europeo”, dice in risposta a chi, all’epoca, bollava, nella foga del dibattito ideologico, come poco ortodosse alcune posizioni di La Torre. E, a fronte, di un passato glorioso non rimane che una considerazione amara e necessaria sul presente. Chi è in grado di raccogliere il testimone di La Torre? “Oggi non esiste una forza in grado di farsi carico dell’eredità politica dell’ex segretario regionale del Pci”, dice Ruta. Dello stesso parere l’assessore Licandro che dipinge un presente a tinte fosche. “Oggi non c’è niente di tutto questo, anzi. Si assiste a un appiattimento nella classe dirigente, non solo politica, sul fenomeno mafioso: molta retorica e molti luoghi comuni”, dice l’assessore che invita ad interrogarsi sulla trasformazione del fenomeno malavitoso sempre più legato “ai grandi capitali finanziari e al riciclaggio”. Su questi aspetti dovrebbe intervenire il legislatore moderno.

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