L’autismo e il miracolo dell’amore |Gaetano va a cavallo - Live Sicilia

L’autismo e il miracolo dell’amore |Gaetano va a cavallo

Lenti ma efficaci risultati per i giovani autistici a contatto coi cavalli: cresce la consapevolezza di sé e del mondo esterno.

Il racconto del padre
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CATANIA – Divenire consapevoli di se stessi e del proprio spazio, trovare una strada per aprirsi al mondo, esprimersi: non sempre è facile, ma per dei giovani autistici la difficoltà si fa più grande. E troppe sono le incognite anche per chi, dall’esterno, dialoga ogni giorno con una dimensione dalle cause in gran parte ancora sconosciute. Gaetano Bellomo, 32 anni, riceve dalla propria famiglia tutto l’amore e tutta l’assistenza necessari a percorrere questa strada, beneficiando anche d’una serie di cicli terapici per accrescere l’autonomia e le proprie cognizioni. Tra queste è prevista anche l’interazione coi cavalli, dalla quale provengono le maggiori soddisfazioni: tanto di Gaetano, quanto della sua famiglia e degli operatori che lo stanno accompagnando su questo percorso non privo di complicazioni, ma anche di bellezza inaspettata.

Il padre di Gaetano, Giuseppe Bellomo

Il padre di Gaetano, Giuseppe Bellomo

Da circa tre mesi abbiamo intrapreso queste sessioni di ippoterapia: avevamo provato in passato, ma l’approccio col cavallo si era rivelato difficoltoso e avevamo perciò ripiegato su esperienze diverse”, racconta il padre Giuseppe. “Poi l’opportunità di conoscere gli operatori del centro ippico Il Ciliegio di Tremestieri, insieme al fatto che intanto nostro figlio aveva acquisito altre abilità, ci ha indotto a puntare nuovamente su questo metodo. Abbiamo pensato potesse servirgli a sviluppare autocontrollo e fiducia nelle proprie capacità”.

Il centro è sede operativa della onlus CREIS, Centro Riabilitazione Equestre Interattiva di Sviluppo, si occupa di riabilitazione e terapie assistite. Un approccio amichevole e confidente con gli operatori del centro ha certamente agevolato il ragazzo, dibattuto tra paura ed interesse verso i grandi quadrupedi: dapprima ha imparato a conoscerli al tatto, ad averne cura per quanto possibile. Al momento di cavalcare, con l’assistenza del personale, l’entusiasmo irrompe: “Gaetano c’è riuscito qualche settimana fa: ha ancora bisogno di molto esercizio, ma nei giorni di attività al maneggio manifesta sempre piacere e grande aspettativa; credo che tutto ciò gli dia maggior coscienza di se stesso e di qualcosa oltre la vita ordinaria”, conclude il padre, esprimendo profonda gratitudine verso gli operatori. Melinda Leotta, psicomotricista, è una di loro e conosce bene Gaetano e la sua famiglia.

L’ippoterapia, chiarisce, può apportare benefici a tutti i livelli per diversi tipi di disagio psicofisico: dall’impiego riabilitativo sugli arti, anche nei tetraplegici, fino all’esercizio di espressione caratteriale e volontà. “Nel comunicare col cavallo gioca molto lo sguardo: secondo come e dove lo guardi, un cavallo si comporta diversamente”: già si comprendono le possibilità di relazione, anche con mezzi non verbali e in condizioni di partenza problematiche.

“La difficoltà di Gaetano sta nel muovere il proprio corpo verso quello di un altro essere vivente: quindi il nostro obiettivo ultimo non è farlo diventare un fantino, ma aiutarlo a divenire un po’ più indipendente attraverso il rapporto con l’animale. Dargli insomma l’idea di essere un essere pensante, capace di aver cura di sé senza dipendere solo da altri”. Impegno costante, pazienza e una buona dose di empatia sono indispensabili per gli operatori, insieme al supporto tecnico svolto necessariamente da un’equipe di medici specialisti. Diversamente anche il contatto tra cavalli e pazienti, qualunque sia il disagio, rimarrebbe un’attività più o meno gradevole, ma fine a se stessa.


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