"Le istituzioni non fanno il tifo per noi" - Live Sicilia

“Le istituzioni non fanno il tifo per noi”

il capo della dna piero grasso
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La mafia e la politica convivono come i pesci con l’acqua: gli uni non possono fare a meno dell’altra. E purtroppo le istituzioni non sostengono, come dovrebbero, i magistrati impegnati nella lotta a Cosa nostra. E’ la constatazione che il procuratore antimafia Pietro Grasso ha proposto in un dibattito a Palermo.

“Non mi sembra – ha detto Grasso – che le istituzioni facciano il tifo per noi. Semmai come categoria mi sento attaccato, delegittimato”. Il capo della Dna ha ricostruito il profilo attuale della mafia indebolita dagli arresti, dalle inchieste e dalle confische e per questo cerca di rilanciare il proprio potere di scambio con la politica. E’ quello che emerge dai “pizzini” sequestrati e dalle comunicazioni tra boss intercettati. Le difficoltà delle cosche derivano dai colpi subiti in questi anni.

Secondo Grasso, è senza dubbio più debole, è stata messa alle corde dall’attività di repressione e ora è priva perfino di “quella cupola che prima dava la direzione strategica”. Tuttavia, ha avvertito il procuratore, non si può dire che Cosa nostra “sia stata distrutta”.


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Commenti

    Indubbiamente il Procuratore Grasso fa bene a pretendere una maggiore considerazione da parte delle istituzioni per il lavoro svolto da molti magistrati che, nonostante le immense difficoltà, non sono mai venuti meno nel perseguire la mafia ed i suoi sostenitori.
    Non mi trova molto in sintonia tutte le volte che da Procuratore Grasso e da molti suoi colleghi sento fare discorsi da generele Custer, assediato e posti all’indice da chi dovrebbe meglo tutelarli.
    Probabilmente, per una questione di credibilità, bisognerebbe uscire fuori dalle accuse generiche e fare nomi e cognomi di chi li ostacola. Non vorremmo che, confidnando su una peridita di memoria collettiva, alla fine si operssare due pesi e due misure. Una suadente a avore degli amici ed una giustizialista contro chi non la pensa allo stesso modo. Ne abbiamo un clamoro esempio. Nessuno dei partecipanti alle sagre del ricordo, in tutti questi anni ha ricordato che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino i peggiori nemici li avevano all’interno della magistratura. Chi ha affossato Falcone sono stati proprio quei signori illuminati che gli imputavano di tenere chiuse nei cassetti le indagini scottanti. I nemici di Falcone erano anche coloro che gli anno impedito di occupare il posto di Procuratore Nazionale Antimafia. I nemici di Falcone erano parecchi di quei signori che partecipano alle commemorazioni parlando di “Giovani e Paolo”, con i quali non hanno mai avuto rapporti in vita. Se non ci credete, domandatelo ad Ilda Boccassini che, a Milano, ha detto chiaro e tondo ai suoi colleghi di avere pugnalato (in senso figurato) i giudici palermitani quando invece avrebbero dovuto sostenerli.
    Il Procuratore Grasso, sono certo, che ricorderà gli anni infami che vanno dalla fine del maxiprocesso all’inizio del 1992. Diciamola, una buona volta, la verità.

    @RECA53 scrive : “Il Procuratore Grasso, sono certo, che ricorderà gli anni infami che vanno dalla fine del maxiprocesso all’inizio del 1992. Diciamola, una buona volta, la verità.” . Condividiamo in pieno e aggiungiamo che schifo a amggior ragione che alcuni uomini di quegli anni che stavano nel palazzo del tribunale di Palermo oggi stanno ancora in posti chiave di comando e di potere investigativo e giudiziario. Non c’è per nulla da stare allegri. Ricordiamo sempre chi lascio solo al suo destino condannandolo a morte certa Costa, Falcone , Borsellino ….. ricordiamo chi stava alla corte del procuratore Giammanco eh ha continuato a crescere e prosperare. Chi prendeva le distanze mentre Falcone era vivo e, interessato, si è precipitato ad abbracciarlo quando era un cadavere steso. La memoria è importante per non dimenticare chi sono gli uomini di cui diffidare . Sempre.

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