L'otto marzo di Annalisa Tardino: "Contro il pregiudizio"

L’otto marzo di Annalisa Tardino: “Per le donne è ancora più difficile”

Commenti

    Non mi sembra che le polemiche sulla designazione dell’ avvocato Tardino alla guida dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale rientravano tra le tante discriminazioni di genere?
    Fino a pochi mesi fa il Presidente della Regione sosteneva chiaramente che, per il dopo Monti alla guida dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale, serviva una figura di alto profilo e grande e comprovata esperienza ,in continuità con l’ impegno profuso dal vecchio presidente.
    “La politica deve stare lontana da queste scelte che guardano il futuro del territorio. Occorre scegliere il meglio e non gente con le tessere di partito”.
    Da tempo il Presidente della Regione sosteneva che la normativa indicava che la nomina del presidente dell’autorità Portuale di Palermo andava effettuata d’intesa tra la Regione e il ministero dell’ infrastrutture, cosa che non è avvenuto.
    Ma al di là di queste “quisquilie” procedurali, c’era la questione sostanziale dei titoli posseduti.
    Per le norme procedurali la persona scelta deve possedere una “comprovata qualificazione nei settori dell’economia dei trasporti e portuale”.
    Con una sentenza riguardante la nomina proprio di un presidente di Autorità Portuale, nello specifico quello di Cagliari, il Consiglio di Stato aveva chiarito in maniera inequivocabile l’importanza di questo passaggio.
    La sentenza infatti precisava che “non bastano titoli teorici o accademici se non accompagnati da esperienze pratiche e concrete in materia di portualità, navigazione, concessioni demaniali e infrastrutture logistiche”.
    Una linea interpretativa che privilegiava il merito, la competenza tecnica e l’effettiva esperienza nel settore, mettendo in secondo piano le competenze meramente accademiche, le appartenenze politiche e i percorsi istituzionali.
    Il curriculum della dott.ssa Tardino, certamente ricca di competenze meramente accademiche, di appartenenze politiche e di cariche istituzionali, però, sembra, non brillava per competenze nel settore dell’economia dei trasporti e portuale, come esplicitamente richiesto dallo stesso Ministero .
    Inoltre sulla nomina della Tardino pendeva, come una spada di Damocle, il rischio di “inconferibilità dell’incarico”.
    Secondo la norma nessun candidato può essere nominato se non trascorrono almeno due anni dalla fine dell’ ultimo incarico politico o partitico ricoperto: nel caso specifico l’ avvocatessa Tadino, è stata europarlamentare della Lega nel periodo 2019-2024: appare evidente che dalla decadenza dall’ ultimo incarico politico ne è passato soltanto uno.
    Per molti la nuova nomina è sembrata la rivincita della vecchia politica.
    Che le critiche non erano campati in aria lo dimostra il fatto che l’ avvocato Tardino è stata nominata “solo” commissario straordinario, incarico politico che può essere assegnato anche se non si hanno tutti i titoli, e non presidente.
    P.S. Speriamo che la nuova commissaria straordinaria dell’ Autorità portuale si dimostri all’ altezza del presidente Monti e con i fatti spazzi via le polemiche sulla sua nomina. Ne saremmo tutti felice.
    Non ci importa se Lei sia donna, uomo o….., l’ importante che non si limiti a promettere: di “politici inconcludenti” che promettono ne abbiamo già tanti.
    Buon lavoro.

    Non è che il presidente Schifani ha cambiato opinione nella sostanza dell’Autorità portuale e nella sua procedura di nomina sol perché il ministro Salvini gli ha promesso appoggio alle prossime regionali? In tal caso, reale competenza, genere, quindi l’8 marzo, non conterebbero proprio nulla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Ma allora? Secondo quanto viene ricostruito in questa intervista da Margherita La Rocca Ruvolo, il caso scandaloso di Trapani che ha indignato tutta l'Italia non era una responsabilità di Croce che, invece, avrebbe avvisato per tempo il Dipartimento di Iacolino. Solo che l'ex D.G. dell'Asp di Trapani è stato massacrato sia mediaticamente che politicamente sino alle dimissioni. Questo giovane manager, se le cose stanno così, andrebbe riabilitato.

non passa un giorno senza che emerga un nuovo episodio di corruzione che investa l'apparato amministrativo della regione. Al "supermanager" delle sanità della provincia di Messina vengono trovati in casa 90.000 euro in contanti ( di cui probabilmente proverà la natura lecita, quantunque sia pure lecito congetturare che non sia cosa normale tenere tanto denaro a casa in contante ) e si apprende pure che, quantunque "super" e nativo di Favara ( comune di 30.000 abitanti in cui si ognuno sa tutto di tutti ), sconoscesse la pericolosità sociale del compaesano Carmelo Vetro, condannato per mafia a pesanti pene detentive già scontate. Ignorava pure della vicenda del padre di Vetro, condannato all'ergastolo sempre per fatti di mafia e morto mentre era in stato di detenzione. Altra storia grottesca quella di un alto dirigente, sotto processo con accuse di corruzione, ma mantenuto in servizio con incarichi tecnici di grande importanza e ampi spazi decisionali, sollecitato poi dai Dirigenti Generali - che è dato presumere siano gli unici a non avere mai avuto notizia dei capi di imputazione che pendevano su questo indispensabile dirigente/tecnico - a restare in servizio per altri 5 anni, oltre il raggiunto limite dell'età pensionabile. Lo spaccato che viene fuori dell'amministrazione regionale è sconcertante. Sembra che il garantismo sia funzionale al malaffare, praticato in forma ipocrita e che investa la responsabilità morale di tutti: Maggioranza, opposizione, giunta di Governo etc. etc. Anche trattando della Commissione Antimafia, stupisce che la vice presidente ( non indagata ma chiamata in causa per la vicenda Iervolino/Vetro ) si tiri fuori indignata, minacciando querelle, asserendo di non conoscere il sig. Carmelo Vetro, cosa di cui nessuno dubita. Si dubita invece sulla opportunità di nominare componenti della Commissione figure politiche che ignorano nomi e famiglie che hanno fatto la storia della mafia in Sicilia e i sigg. Vetro fanno parte di queste. Se si vuole infatti che la Commissione Antimafia costituisca un contrasto concreto a questo irrisolto fenomeno, le nomine non devono essere attribuite a titolo onorifico ai fini di dare maggiore visibilità politica a chi poi, casualmente, finisce con avere rapporti con questi personaggi, sia pure in via indiretta ed in buonafede. In definitiva, da tutto ciò che è emerso negli ultimi mesi, sembra non esserci nessun argine a corruzione, malaffare, dabbenaggine ( nel migliore dei casi ), pelosa compiacenza e assoluta mancanza di senso dell'etica.

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI