"Volevano che me ne andassi" | L'amarezza di Lucia Borsellino - Live Sicilia

“Volevano che me ne andassi” | L’amarezza di Lucia Borsellino

L'ex assessore regionale Lucia Borsellino

I retroscena raccolti nel verbale dell'ex assessore regionale alla Sanità, ascoltata dai magistrati che indagano sulla telefonata fantasma pubblicata dal settimanale L'Espresso. "Uno dei tanti tentativi di sfiancarmi".

PALERMO-IL CASO
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PALERMO – “Uno dei tanti tentativi di sfiancarmi”. Lucia Borsellino non nascondeva l’amarezza davanti ai magistrati di Palermo. La storia della telefonata fantasma fra Matteo Tutino e Rosario Crocetta l’aveva “turbata”. E anche se, così sostiene l’accusa, non c’è traccia della frase pubblicata su L’Espresso – “va fatta fuori come il padre” – le parole della Borsellino sono rimaste cristallizzate in un atto giudiziario e descrivono il clima pesante che andava oltre la telefonata dello scandalo.

Alle 16.30 del 21 agosto scorso, il procuratore Francesco Lo Voi e l’aggiunto Leonardo Agueci verbalizzano il racconto della Borsellino. La figlia del magistrato assassinato dalla mafia riferisce che la sera prima della pubblicazione dell’articolo, Piero Messina (è uno dei due giornalisti indagati per calunnia e pubblicazione di notizie falsa) aveva avvertito suo marito, Fabio Trizzino. A quel punto il marito le aveva spiegato che già un anno prima il cronista gli aveva parlato dalla pesante frase, tanto da chiedergli se alla moglie fosse stata garantita una protezione.

“Mio marito non ebbe a riferirmi prima di quella telefonata sia perché eravamo in auto con la famiglia – racconta la Borsellino – sia perché lui stesso la interpretò come uni dei tanti tentativi di sfiancarmi per portarmi a lasciare il mio incarico, cosa che in effetti ritenni anch’io quando ne venni a conoscenza il 15 luglio, anche se non nego di essere stata turbata dalla lettura dell’articolo sia per il contesto complessivo che veniva ricostruito, sia e soprattutto perché inseriva tra gli interlocutori il presidente Crocetta”. Già un anno prima dunque, nell’estate del 2014, l’allora assessore alla Sanità avvertiva una sorta di piano per sbarazzarsi “politicamente” di lei.

Subito dopo le dimissioni da assessore – e siamo a pochi mesi fa – Borsellino spiegò in un’intervista a Repubblica di avere vissuto sulla propria pelle “un clima di diffidenza e ostilità” perché “accadevano cose alle mie spalle delle quali il presidente non mi ha detto”. Mella lettera di dimissioni parlava di “prevalenti ragioni di ordine etico e morale”.

Dalle carte giudiziarie dell’inchiesta che vede indagato Tutino assieme all’ex manager di Villa Sofia, Giacomo Sampieri, e ad alcuni medici sono venute fuori intercettazioni in cui si intravedono segnali di quel clima pesante. La Borsellino in un’audizione del marzo 2014 aveva parlato ai pm di “comportamenti irrituali” e “dati inquietanti”, riferendosi ad alcuni affari all’ombra della sanità pubblica e alla nomina di alcuni dirigenti. Episodi che forse non bastano, però, da soli a giustificare le parole che il fratello Manfredi pronunciò, in una delle sue rarissime uscite pubbliche, davanti al presidente della Repubblica Sergio Matarella. Disse che “Lucia ha portato la croce perché voleva una sanità libera e felice ed è rimasta per amore di giustizia”.

Oggi alle parole di allora si aggiungono quelle consegnate dalla stessa Borsellino ai pm nei giorni caldissimi dello scandalo Tutino-Crocetta. Qualcuno tentò di sfiancare l’ex assessore per spingerla a troncare la sua esperienza politica nel governo Crocetta. Non è un caso allora che il capitano Mansueto Cosentino, il carabinieri che sarebbe stato calunniato dai due cronisti, ha riferito ai magistrati: “Se ben ricordo Tutino, riferendosi alla Borsellino, si augurava che venisse fatta fuori dall’incarico ricoperto. Non ricordo se ciò sia stato oggetto di conversazione tra Tutino e Crocetta, e non piuttosto tra Tutino e altre persone”.

 


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Commenti

    Cosa cambia?
    Le ragioni etiche e morali ci stanno tutte!
    Crocetta-Tutino qualunque cosa abbiano detto o fatto , di certo è eticamente e moralmente condannabile.
    Se Paolo Borsellino aprisse gli occhi…..
    Quanto mancano questi Uomini in certi momenti!

    In molti volevano che se ne andasse, cosa che e’ successa anche per almeno altre tre assessori donne della giunta Crocetta della prima ora, Stancheris, Scilabra, Sgarlata, che hanno subito soperchierie di ogni genere. Identico trattamento per quelle fuori dai,partiti e dalle logiche spartitorie, ma si parla solo della Borsellino, e ciò mettendo per un attimo da parte la storia dell’articolo dell’Espresso.

    Piacerebbe anche sapere in cosa la sanità e ‘ migliorata con lei, perché la gente normale non se n’è accorta di questi progressi.

    Dal punto di vista della “gente normale”, sottolineare che si vogliano le dimissioni di “assessori donna” ha la stessa razionalità del chiedere le dimissioni di tre assessori “alti più di un metro e settantadue”, o tre assessori “nati tra marzo e maggio”, o “tre assessori la cui iniziale del cognome è tra le prime sette lettere dell’alfabeto”.

    La “gente normale”, in linea di massima, non è così stupida. Del sesso degli assessori, così di come tutti gli altri politici, a tutti quanti non ce ne importa un fico secco. Ciò a cui viene data importanza è che facciano bene il loro lavoro.

    Ed a proposito di questo, in cosa mai sarebbe dovuta migliorare la sanità? La Borsellino segue Russo, e lo segue molto da vicino considerato che faceva parte del suo ufficio.
    E Russo è un uomo della gestione Lombardo, durante la quale è iniziata la caduta a piombo della sanità siciliana, già congenitamente precaria. La Borsellino (e non solo lei) se non ha continuato a percorrere una strada già tracciata, ha ALMENO continuato a dirigersi nella direzione indicata; di quali “progressi” avrebbe mai dovuto accorgersi la “gente normale”?

    Si fosse dimessa prima…sarebbe stato meglio!

    Io non credo che i giornalisti dell’Espresso siano due sprovveduti…se si vogliono proteggere sia Tutino, che Crocetta …è un’altra cosa…

    non avrebbe mai dovuto schierarsi con crocetta e fargli fare la campagna elettorale col suo nome, come ha potuto credergli? biancaneve

    Ho conosciuto la dottoressa Borsellino: una brava e gentile persona, mi han detto dai modi riconducibili alla madre. Ho però avuto modo di verificare, quando lei era assessore, che la sua indiscutibile disponibilità al dialogo ed al confronto cozzava con il muro di “gomma” che le hanno elevato quanti lavorano allora in assessorato. Parlare con lei era diventato impossibile … una persona irraggiungibile, quasi una star. Le vicissitudini personali professionali vissute nel corso dei quei mesi a seguito di provvedimenti legislativi sconsiderati sono rimaste mie e dei miei colleghi, che abbiamo dovuto fare ricorso al TAR, vincendo peraltro, senza potere dialogare, confrontarci, discutere, perché no, concordare un aggiustamento dei provvedimenti legislativi presi, deliberati e poi annullati con sentenza del TAR, appunto… Vi è un sottobosco di portaborse, addetti, uscieri, inservienti, collaboratori e cosivvia, che mi hanno, ci hanno (parlo anche per i miei colleghi), impedito un confronto con lei finalizzato al miglioramento e non alla distruzione. Oggi lei non c’è più, persiste tuttavia quel sottobosco, che come una cancrena sembra logorare, con pastoie burocratiche gratuite, lo sviluppo della Sicilia…

    La penso come Lei. Ma in Sicilia vige l’editto di Pangloss e secondo l’orentamento “metafisico-teologo-cosmolonigologo” il monarco al governo che è il “migliore mondo possibile”………

    E di questi ostacoli alla comunicazione diretta si sarebbe accorto solo lei; la dottoressa Borsellino non si accorgeva di non parlare con nessuno?
    Quando si verificò l’episodio della bambina deceduta in provincia di Catania la dottoressa Borsellino non sapeva con quali criteri viene stabilito il numero dei posti letto? Criteri peraltro in base ai quali lei stessa aveva firmato un decreto assessoriale la cui “sostanza” era sta redatta il 31 marzo 2014?
    Anche il fatto di attribuire ai medici le insufficienze predeterminate è frutto di impossibilità di comunicazione?

    La sanità con la Borsellino, sia dirigente generale che assessore, è decisamente peggiorata. E’ giustissimo quello che dice vincenzo sul sesso, la data di nascita o l’iniziale del cognome degli assessori.
    e lo stesso vale anche per la “fama” del cognome. Da sola non vale a fissare la qualità o la competenza…

    Concordo con te,dolly ma visto che ormai c’era, doveva andarsene prima… per rispetto verso suo padre…

    per Vincenzo
    Le responsabilità personali sono personali: se un medico sbaglia, ne risponde di persona, alla propria coscienza se l’ha, e ai giudici. Che il lavoro fatto in assessorato dalla Borsellino sia scevro da errori me ne guardo dall’affermarlo, ma che altri ci abbiano marciato sulla sua inesperienza approfittandone è un dato di fatto anche questo

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