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Ne ha dette tante Luca Sbardella su Schifani che da tempo avevamo capito il suo pensiero: “Schifani? Preferirei di no”, ecco perché fa un po' sorridere quel “se il candidato del centrodestra non dovesse essere Renato Schifani non è scontato che il sostituto sia di Forza Italia”. È possibile che i Fratelli d'Italia, inseguendo i Guinness, mirino soltanto a raggiungere la fine della legislatura e poi piazzare, come dice Sbardella, un loro uomo o una loro donna alla presidenza della Regione. E Carolina Varchi? Intanto può scendere in campo a breve, dicendo, come ogni anno, la sua sul Pride palermitano. Vedremo se s'accontenta.
Vorrei sapere cosa ha fatto Lagalla per il mancato mercatino allo Zen per la morte del boss, parlo' parlo' ma non ha fatto nulla come sempre tanto e' pagato alla stessa maniera.
Se volete bene alla citta' non candidatevi non sapete fare nulla, la citta' e' distrutta non funziona niente e' inutile insistere. Se volete bene Palermo e i palermitani cercate un sindaco del nord dove funziona tutto per benino e lo portate a Palermo voi non siete capaci.
invece di pensare alla rotazione del personale è bene che il Presidente del Consorzio ponga la parola fine a tutti i lavori di adeguamento delle autostrade siciliane iniziando dalla autostrada Palermo Catania Messina e finendo alla Palermo Mazzara del Vallo
Dovete mettergli i braccialetti elettronici per monitorare tempi e spazi di dove lavorano, alla stessa maniera per tutti gli impiegati che lavorano fuori azienda delle partecipate e per finire anche i vigili urbani.


Quando sparirete tutti sarà sempre tardi. Mi dispiace che ci dovremo ciucciare il PD.
Detesto da sempre i grillini ma devo riconoscere che Luigi Di Maio almeno da quando è diventato ministro degli esteri si è saputo costruire una luminosa carriera. Innanzitutto come fedelissimo di Mario Draghi che da ex alto dirigente bancario sa apprezzare tutti coloro che gli fanno da ruffiani (o lecchini scegliete voi) odiando in egual misura invece chi gli rema contro. Con la stessa lungimiranza Luigino ha manifestato apertamente (senza nascondersi come certi politici del passato) uguale fedeltà ed accondiscendenza ai vertici politici e militari USA ed in particolar modo al segretario di stato Antony Blinken ed al segretario alla difesa Lloyd Austin diventando fra tutti gli uomini politici italiani quello più vicino agli USA così come lo è stato Giulio Andreotti durante la prima repubblica. Infine avendo acquisito tutte queste competenze e referenze ora potrebbe permettersi pure di abbandonare i 5 stelle (ed il rivale Conte in primis) prima che lo caccino via per poi approdare ovunque voglia andare sia in Italia che alla Nato, all’UE ed all’ONU trovando portoni spalancati pronti ad accoglierlo come paladino dell’occidente e nemico giurato della Russia. Voi che ne dite? Luigi Di Maio non sarà Macchiavelli ma finora ha saputo giocarsi tutte le sue carte da finissimo stratega. Chapeau!