Blitz Apocalisse, un rom tra gli arrestati | Era sospettato del delitto Fragalà - Live Sicilia

Blitz Apocalisse, un rom tra gli arrestati | Era sospettato del delitto Fragalà

Avni Kpuzi, 26 anni, referente del campo nomadi della Favorita, è accusato di detenzione e spaccio di droga. I mafiosi dello Zen lo tenevano in grande considerazione. Alcuni mesi fa un detenuto lo tirò in ballo per l'omicidio del noto penalista palermitano.

PALERMO – Per mesi era stato sospettato di avere ammazzato Enzo Fragalà. Oggi lo ritroviamo nel blitz che ha azzerato la mafia fra Resuttana e San Lorenzo. Avni Kpuzi, 26 anni, nato a Kos Mitrovica, in Jugoslavia, è accusato di detenzione e spaccio di droga. Dai dialoghi intercettati, però, emerge che i referenti mafiosi dello Zen lo tenevano in grande considerazione. A tal punto che Onofrio Terracchio, braccio destro di Sandro Diele, gli spiegava i nuovi assetti mafiosi e gli chiedeva di indicargli un paio di picciotti per mettere a segno dei danneggiamenti. Non doveva essere un’operazione complicata per Kpuzi, voce autorevole al campo nomadi della Favorita.

Su di lui in passato si erano concentrate le indagini del carabinieri che davano la caccia al killer del penalista, assassinato sotto il suo studio. In gran segreto si era pure svolto un confronto fra l’indagato di allora, che oggi sappiamo essere Kpuzi, e l’uomo che lo aveva tirato in ballo. Un faccia a faccia all’americana avvenuto in carcere. È nei corridoi di un penitenziario, infatti, che si era materializzata la nuova ipotesi della procura di Palermo. Un detenuto palermitano aveva raccontato di avere appreso alcune notizie sull’omicidio. Non furono giudicate come le solite voci di radio carcere. Il palermitano forniva, infatti, le indicazioni per risalire allo zingaro con precedenti per furto. I carabinieri lo misero sotto controllo. Le sue conversazioni erano risultate incomprensibili, tanto da richiedere l’intervento di un traduttore.

Kpuzi entrò nell’elenco dei sospettati in quanto cliente insoddisfatto del lavoro di Fragalà. Si ipotizzò che il rom avesse voluto vendicare un parente che riteneva di non essere stato bene assistito dal penalista. La pista rom fu tenuta in caldo per mesi, poi Kpuzi uscì dalle indagini che virarono altrove. In manette nei mesi successivi finirono tre persone, oggi tutte rimesse in libertà. Di recente è stato respinto il ricorso della Procura contro la scarcerazione di Salvatore Ingrassia e Antonino Siragusa. Per il terzo indagato, Francesco Arcuri, anche lui libero, la Procura non aveva fatto ricorso. Le decisioni affondavano le radici nelle crepe dell’impianto accusatorio. In particolare, della prova principe. Poco prima del delitto, commesso sotto lo studio dell’avvocato, in via Nicolò Turrisi, la sera del 23 febbraio 2010, le cimici captarono tre voci che gli investigatori identificarono con quelle di Arcuri, Ingrassia e Siragusa. Un’identificazione messa in crisi dai periti. E i pm, gli stessi che avevano scartato la pista rom, potrebbero essere costretti a ripartire da zero.


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