Mafia a Enna, confiscati beni a un imprenditore di Regalbuto

Mafia, confiscati immobili e 51 mila euro a un imprenditore di Regalbuto

L'uomo è coinvolto nel processo "Iblis"
ENNA E PROVINCIA
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ENNA – La Guardia di Finanza di Enna ha eseguito nei giorni scorsi una confisca di beni nei confronti dell’ imprenditore di Regalbuto (Enna), Giuseppe Sandro Monaco, coinvolto nel processo “Iblis” e già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, in seguito condannato dal Tribunale di Enna per inosservanza della normativa antimafia.

La confisca

La confisca, seguita alla condanna ad un anno e sei mesi di reclusione e 9 mila euro di multa, ha riguardato 13 fabbricati (8 appartamenti, 3 autorimesse, 2 fabbricati a destinazione produttiva) e 105 ettari di terreno situati nel territorio delle Province di Enna e di Catania, oltre a denaro per circa 51 mila euro depositato su un conto corrente bancario.

Con quest’ultima sentenza di condanna – dice la Guardia di finanza, citata da fonti di agenzia – divenuta definitiva dopo la conferma da parte della Corte di Cassazione, il Tribunale si era, infatti, pronunciato anche per la confisca dei beni dell’interessato che i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Enna, già nel corso delle indagini preliminari, avevano cautelato con un sequestro preventivo su delega della Procura della Repubblica di Enna.

La denuncia del 2019

L’imprenditore era stato denunciato nel 2019 dalle Fiamme Gialle ennesi al termine di una attività di investigazione, analisi e monitoraggio delle banche dati disponibili, che aveva fatto emergere il mancato rispetto dell’obbligo imposto dalla legge antimafia, alle persone sottoposte a misure di prevenzione personali, di comunicare alla Guardia di Finanza le variazioni del proprio patrimonio intervenute nei dieci anni successivi all’applicazione della misura di prevenzione.

L’uomo, infatti, avendo effettuato operazioni immobiliari a favore di un suo familiare per un valore complessivo di circa 630 mila euro – dice la Guardia di finanza – , ovvero notevolmente superiore alla soglia d’obbligo prevista dalla legge di 10 mila euro, non aveva informato entro i successivi 30 giorni il Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.

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