Mafia, Guttadauro, verbali: epopea mafiosa del centrodestra - Live Sicilia

Mafia, Guttadauro, verbali: epopea mafiosa del centrodestra

I verbali dei pentiti mettono a nudo i voti raccolti dai galoppini di Cosa nostra
L'INCHIESTA
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PALERMO – Il dottore Giuseppe Guttadauro, arrestato dal Ros insieme al figlio, una vita tra relazioni pericolose, piani alti della politica e salotti romani. Passando da Brancaccio, dai soldi per armare i galoppini elettorali e fare entrare la mafia nelle stanze dei bottoni. LEGGI I PARTICOLARI DELL’ARRESTO

Mafia e politica – il sistema

Quando il ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra Maurizio Di Gati si siede davanti ai magistrati Antonino Fanara e Agata Santonocito per delineare i rapporti tra mafia e politica, passa dallo snodo di Brancaccio e dal ruolo dei Guttadauro. E chiude il cerchio, tra Cosa nostra e i piani altissimi del centrodestra. LEGGI ANCHE Guttadauro pedinato, intercettazioni VIDEO

“Nell’anno 2001 mi interessai direttamente per le elezioni politiche nazionali e regionali – dice il collaboratore – nella qualità di rappresentante provinciale di Agrigento”. Cosa nostra palermitana aveva ordinato di far votare per i big del centrodestra, non solo di Forza Italia. “In sostanza Cosa nostra palermitana diede le direttive di fare convergere i voti su Cimino e Cuffaro e sul partito Forza Italia, oltre che su Lo Giudice Vincenzo, politico di Canicattì. Io – continua Di Gati – feci transitare l’ordine attraverso i capi mandamento e costoro attraverso i responsabili dei singoli paesi, affinché gli appartenenti a Cosa nostra votassero e si adoperassero a fare votare gli elettori nel modo indicato. In alcune realtà più povere si era soliti pagare gli elettori con delle somme di denaro che corrispondevano a circa 100 euro ad elettore. Queste somme di denaro ci pervenivano sempre da Palermo e a me in particolare da Guttadauro della famiglia di Brancaccio”.

Perché Cosa nostra sosteneva la politica e i politici? “L’interesse di Cosa nostra – ha spiegato il pentito – nell’appoggiare alcuni partiti e alcuni politici risiedeva non solo nell’aggiudicazione degli appalti, dei finanziamenti e in genere degli atti amministrativi, ma soprattutto per promuovere delle modifiche legislative”. È solo una fase di transizione, quella del 2001, anni dopo la mafia si sarebbe spostata sugli autonomisti.

La bella vita

Non solo mafia, Guttadauro frequentava la bella vita romana, ambienti facoltosi della Capitale.

Il dottore sarebbe intervenuto, con la promessa di un lauto compenso, per risolvere un contenzioso da circa 16 milioni di euro che una ricca donna romana aveva con un istituto bancario. Guttadauro non avrebbe esitato a prospettare la possibilità di usare la violenza se il suo intervento non fosse riuscito a dirimere la vertenza. Guttadauro avrebbe, in quel caso, incaricato qualcuno di malmenare chi avrebbe ostacolato la soluzione della vicenda.

Traffico di droga

Le indagini, che hanno portato all’arresto del medico mafioso Giuseppe Guttadauro, storico esponente di Cosa nostra, hanno svelato, tra l’altro, il suo ruolo in un traffico di stupefacenti. Guttadauro avrebbe organizzato un commercio di droga con l’estero, finanziato da alcuni palermitani, aprendo un canale per l’acquisito della cocaina con il Sud America e con un albanese per il rifornimento di hashish. L’organizzazione avrebbe potuto contare su un assistente di volo, in rapporti con Guttadauro, che avrebbe dovuto trasportare 300 mila euro in Brasile nel momento in cui il carico di droga dal Sud America fosse arrivato in Olanda.

Le intercettazioni

Le intercettazioni disposte nell’inchiesta che oggi ha portato all’arresto del medico mafioso Giuseppe Guttadauro, già finito in carcere 22 anni fa, esponente di spicco di Cosa nostra palermitana, rivelano le aspre critiche da lui mosse verso le nuove generazioni di mafiosi, innescate dalla notizia della collaborazione con la giustizia di Francesco Colletti, uomo d’onore poi pentito. Guttadauro, nei suoi dialoghi, si diceva preoccupato per le rivelazioni di un altro pentito, Filippo Bisconti, e parlava dell’esigenza, rappresentata apertamente al figlio, di “evolversi” pur rimanendo ancorati ai principi di Cosa nostra.


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