"Operazione Condor": così Messina Denaro parlava con le sorelle

“Condor” e “Van Gogh”: così Messina Denaro comunicava con le sorelle

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Il ruolo di Bice e Giovanna nella vita del latitante

PALERMO – Il nome in codice assegnato a Giovanna era ciliegia, Bice era uva, Rosalia fragolone. Assieme a Patrizia le quattro sorelle di Matteo Messina Denaro sono state parte integrante del sistema diabolico organizzato dal padrino di Castelvetrano per sfuggire alla cattura e nel frattempo smistare ordini. Faceva reparto, dal nome che il capomafia si era assegnato. Tutti allineati e coperti.

Rosalia Messina Denaro è stata arrestata dopo il fratello e condannata a 14 anni di carcere. Patrizia è stata scarcerata lo scorso luglio dopo avere scontato 14 anni e mezzo in cella. La Procura di Palermo avrebbe voluto arrestare anche le altre due sorelle, ma il Gip ha detto no perché dopo la morte del padrino non ci sarebbero più esigenze cautelari. Come se il decesso avesse fatto venire meno la loro mafiosità. I pm insistono e hanno fatto ricorso in appello al Tribunale del Riesame.

Il ruolo delle sorelle Messina Denaro

Al di là dell’esito dell’appello emerge fin d’ora il ruolo chiave anche di Bice e Giovanna. Bracci operativi di una mente criminale sopraffina, protagonista di una lunghissima latitanza possibile grazie ad una serie di manicali accortezze e la pesante ombra di collusioni su cui si deve ancora fare chiarezza.

Ci sono dei capitoli ancora da scrivere, ma le indagini sulle sorelle svelano risvolti inediti. Messina Denaro aveva messo in piedi un doppio sistema di comunicazione. Il primo a partire dal 2019 chiamato “Operazione Condor” dal nome del cane di famiglia e attraverso cui venivano smistati soldi, lettere e informazioni due volte l’anno. La stazione di posta era la casa di campagna in contrada Strasatto-Paratore, a Castelvetrano.

I sistemi di comunicazione

L’altro sistema denominato “Van Gogh” o “altra via” si basava su lettere inviate via posta ordinaria dal latitante a casa di Giovanna Messina Denaro in via Piave 25, sempre a Castelvetrano. Nel primo caso la ricostruzione dei passaggi si deve al lavoro dei carabinieri del Ros, gli stessi che nel 2023 arrestarono il latitante. Nel secondo, ad indagare sono stati i poliziotti della Sezione criminalità organizzata della polizia. A volte i sistemi sono stati bruscamente interrotti. I Messina Denaro avevano probabilmente saputo che la rete rischiava di saltare.

La casa di via Piave era il luogo ideale per diventare la centrale operativa anche perché vi si era trasferita a vivere anche l’anziana madre, Lorenza Sant’Angelo, molto malata per cui le visite continue delle figlie trovavano una giustificazione.
Le sorelle registravano pure dei filmati con una telecamera per aggiornare il fratello sulle condizioni di salute della mamma e sul rapporto burrascoso con la figlia, Lorenza Alagna, che solo in punto di morte del padre ha deciso di prenderne il cognome lasciando quello della madre. I Dvd venivano inviati al latitante tramite il sistema “Condor”. Le sorelle sapevano di essere dei bersagli e periodicamente facevano delle bonifiche per individuare microspie e scovare telecamere, sulla base delle informazioni tecniche girate dal fratello. Leggevano la posta in bagno e coprivano dei punti nevralgici della casa con le coperte.

Il sistema “Condor” prevedeva incontri veri, in carne e ossa. Messina Denaro, oggi c’è l’ennesima conferma, girava tranquillamente fra Campobello di Mazara e Castelvetrano. E annotava le date degli incontri con le sorelle negli appunti trovati nel suo ultimo covo, in via Cb 31, a Campobello di Mazara.

Gli appuntamenti

Ci sono tracce di appuntamenti fin dal 2011. In un calendario Messina Denaro indicava con la lettera “A.” l’andata ed “R.” il ritorno della posta. Tra il 1017 e il 219 un misterioso stop, poi la ripresa delle comunicazioni a partire dal 18 maggio 2019. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Matteo Messina Denaro si incontrava con la sorella Rosalia. Arrivava in campagna e lasciava personalmente, ma a volte servendosi di emissari, plichi sigillati. A distanza si scambiavano un veloce sguardo.

Si evince da uno scritto del 14 febbraio 2022 indirizzato alla sorella Rosetta: “come ti dicevo da novembre 2021 a gennaio 2022 ho fatto chemio. oltre alla chemio in loco, ogni volta mi appendono una bottiglia al corpo che tu hai visto, e mi resta appesa 3 giorni e 3 notti ”. La posta ha messo di essere recapitata e tutte le lettere, pronte per la spedizione, sono rimaste in un’intercapedine del forno nel covo del latitante. Qui il Ros le ha sequestrate dopo l’arresto.

Il 14 febbraio 2022 l’avviso che “il prossimo cambio posta si farà venerdì 4 novembre 2022 alle ore 11,00” non è partito assieme ad un’altra dozzina di lettere trovate nel forno. Evidentemente qualcosa spaventava il padrino.

L’organizzazione degli scambi prevedeva rigide regole di sicurezza: “Si tu non devi fare nessun movimento, deve essere Reparto a fare i movimenti, se ti muovi tu si va a sbattere, questo lo hai capito, quindi OK”. Gli scambi dovevano avvenire la mattina (“Si da Condor sempre di mattina”) e soltanto il latitante si sarebbe avvicinato al luogo per lo scambio in campagna, mentre la donna si sarebbe accorta del suo avvicinamento dai movimenti dei gatti spaventati. E se per un qualsiasi motivo non si fosse presentato all’appuntamento dovevano mantenere la calma perché “Ora so che se anche accade ciò i contatti non si perdono perché Reparto verrà da Condor appena gli sarà possibile. Ok…”.

Il giorno dell’incontro la sorella “quando c’è Condor stacca sempre la corrente elettrica, stacca sempre tutto, contatori e pure in mezzo agli alberi”.

L’ 8 dicembre fu Bice ad informare il fratello che c’era una telecamera vicino alla casa di Rosalia, sottolineando i rischi per la riservatezza del luogo.

Probabilmente fu l’omicidio di Giuseppe Marcianò, assassinato a Tre Fontane il 16 luglio 2017, a convincere il latitante a chiudere le comunicazioni. Marcianò era legato a Francesco Luppino, uomo d’onore della famiglia di Campobello di Mazara e fedelissimo di Messina Denaro. Il 19 aprile 2028 ci furono pure gli arresti dei cognati Gaspare Como e Rosario Allegra.

Nel frattempo funzionava il sistema “Van Gogh” o “altra via” con lettere spedite per posta ordinaria. “I Van Gogh erano soltanto i 2 che mi hai detto, dalle data che mi hai detto ho notato che ti sono arrivati subito. Ok”, scriveva a Giovanna Messina Denaro.

La posta

Ciliegia” era la destinataria principale ma ci sono lettere spedite a “Coca Cola” (identificata in Maria Mesi, con cui in passato aveva avuto una relazione sentimentale), “Ste” (la nipote Stella Como), e un misterioso “Quadro”. Le lettere sono piene di riferimenti alla città di Palermo, chiamata “Me.Poli” e cioè con un poco lusinghiero “Merdopoli”. Il covo era pieno di buste già intestate e pronte per essere spedite

Anche le intercettazioni ambientali confermavano la ricezione della posta. Il 13 dicembre 2019, alle ore 16:26, Giovanna informava Rosalia della lettera con cui il fratello chiedeva di ricevere delle foto della figlia: “ti ricordi questa … quella con lo sfondo di Selinunte? … tu l’hai questa?… io gliel’ho mandate … però ce n’erano quelle prima, sempre … inc. … del suo compleanno ce n’era … inc. … una che fa, tutte? …”.

Un giorno zie e nipote si appartarono in bagno: “si però non ti scordare le foto… eh, vedi che Stella si è arresa … neanche se lo fa dire più”). Nel 2020 Giovanna spiegava l’imbarazzo di scrivere al fratello notizie sulla figlia: “non so da dove cominciare … perciò ci vuole anche tempo … (inc.) … ti dico ho raccontato tutte queste cose per come è stato il fatto … tutto quello che ci è stato lo dobbiamo indirizzare … (inc.) … anche lei cosa ha fatto, tutto … (inc.) … cioè che voleva… che quella mi cafuddava (picchiava), da schifo proprio”.

Le telecamere hanno ripreso le sorelle in attesa del postino affacciate al balcone.

Nel frattempo Bice diceva a Rosalia “tutte cose… scippiamo tutte cose e le mettiamo sul tavolo …”, facendo esplicito riferimento alla bonifica per disattivare eventuali microspie.

Quando suonava il postino erano in trepidante attesa. Il 26 maggio 2022 lasciarono una missiva al civico 2 di via Cadorna dove abita la famiglia Panicola. C’erano Bice Messina Denaro e la figlia Stella Como.

Ogni lettera era un dono e Bice la baciava. Il fratello, latitante e stragista, era riuscito ancora una volta a far pervenire sue notizie. A tre anni dall’arresto di Messina Denaro e dopo al sua morte c’è ancora tanto lavoro per il procuratore Maurizio de Lucia e i sostituti Gianluca De Leo, Bruno Brucoli e Pierangelo Padova. Il Gip ha detto no all’arresto di Giovanna e Bice Messina Denaro, di 66 e 60 anni, ma le indagini proseguono.


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