Caltanissetta: Montante, maxi processo con 30 impuatti

Maxi processo Montante: politici, imprenditori e investigatori

Trenta imputati. C'è anche il candidato del centrodestra Schifani
CALTANISSETTA
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PALERMO – Riparte il processo sul “Sistema Montante” e da oggi in poi sarà un maxi processo. Gli imputati sono 30, fra cui il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione siciliana, Renato Schifani. Una vicenda finita al centro della campagna elettorale.

Il troncone principale, quello che vede imputato l’ex potente presidente di Confindustria Sicilia e simbolo di un’antimafia travolta da scandali e processi, si è concluso già in appello. Montante è stato condannato a 8 anni, contro i 14 del primo grado.

Il primo processo

Restavano in ballo due processi, che adesso sono stati riuniti. Nel primo sotto processo erano e sono imputati oltre a Schifani, l’ex direttore dell’Aisi e generale Arturo Esposito, il caporeparto dell’Aisi Andrea Cavacece, l’imprenditore Massimo Romano, il docente universitario Massimo Cuva, il colonnello dei carabinieri, in servizio alla Dia, Giuseppe D’Agata, il sindacalista Maurizio Bernava, gli imprenditori del settore sicurezza Andrea e Salvatore Calì, Rosetta Cangialosi, Carmela Giardina e Vincenzo Mistretta (tre dipendenti di Montante), il poliziotto Salvatore Graceffa, il dirigente di Confindustria Carlo La Rotonda, il maggiore della Guardia di Finanza Ettore Orfanello, il luogotenente Mario Sanfilippo e il colonnello dei carabinieri Letterio Romeo.

La posizione di Schifani

Concorso in associazione a delinquere e rivelazione di segreti d’ufficio sono i capi di imputazione per Schifani. Il politico avrebbe appreso dell’esistenza dell’inchiesta su Montante da Esposito, grazie alla veicolazione di Grassi, e lo avrebbe fatto sapere a Cuva affinché informasse D’Agata del fatto che quest’ultimo capo centro della Dia di Palermo, fosse sotto inchiesta.

Nel troncone principale, però, Grassi, ex direttore della prima divisione dello Sco Andrea Grassi, è stato assolto in appello dopo che in primo grado aveva avuto 1 anno e 4 mesi. Un’assoluzione che potrebbe segnare un punto importante per la difesa di Schifani.

Schifani – assieme a Esposito e Cuva – è anche imputato per avere riferito al professore Cuva, dopo averlo appreso da Esposito, che erano state disposte delle intercettazioni nei confronti della moglie di D’Agata.

Agli atti del processo c’è un appunto contenuto nell’agende di Montante, che annotava e catalogava ogni cosa con una attenzione maniacale, e alcune intercettazioni.

“13 settembre 2012. Ore 20,30 cena Arturo Esposito poi incontrato Schifani e Vicari”: c’era scritto in appunto ritrovato dalla squadra mobile di Caltanissetta nell’archivio di Antonello Montante. Sono state, però, soprattutto le parole della moglie di D’Agata a causare i guai giudiziari di Schifani.

Parlando con il marito la donna faceva riferimento al “generale”, e cioè Arturo Esposito, e diceva: “Si iddu ciù cunta a Schifani, si sapi ca Schifani parra cu tia, no? (“Se a lui lo racconta a Schifani, si sa che Schifani parla con te, no?”.

E il marito rispondeva: “Sì, tramite Angelo, lo sa” . Angelo sarebbe Angelo Cuva. E la moglie, ancora: “Quindi, ti sta mandando a dire, praticamente ste cose, ma perché non te le dice lui, ma te le manda a dire?” . Il colonnello D’Agata commentava: “Perché non vuole che domani, se esce fuori sta cosa è lui…”. Ancora la moglie: “Secondo me ti sta dando delle istruzioni su cosa fare (…) No, perché lui dice, se questo cappotta, mi fa cappottare a me”.

Di Schifani si ricorda una sola dichiarazione di ferma smentita, quando si seppe dell’indagine: “Mi si contesta di avere favorito una persona con cui non ho mai avuto rapporti di amicizia e frequentazione”.

Il secondo processo

Il processo è stato riunito a quello che coinvolge altre tredici persone tra esponenti politici, rappresentanti delle forze dell’ordine e imprenditori coinvolti nell’ambito della cosiddetta, sono sotto processo per il “Montante bis”.

Oltre a Montante, anche l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, gli ex assessori Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, l’ex commissario Irsap, Maria Grazia Brandara, gli imprenditori Giuseppe Catanzaro, Rosario Amarù e Carmelo Turco, l’ex vice questore aggiunto presso l’ufficio di frontiera di Fiumicino, Vincenzo Savastano, Gaetano Scillia ex capocentro Dia di Caltanissetta, Arturo De Felice ex direttore della Dia, Giuseppe D’Agata e Diego Di Simone Perricone, ex capo della security di Confindustria. Sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, corruzione, abuso d’ufficio e finanziamento illecito ai partiti.

Il nuovo maxi processo – i tempi potrebbero incidere sulla prescrizione – sarà celebrato davanti al Tribunale presieduto da Francesco D’Arrigo, lo stesso giudice che guidava le udienze quando erano ancora separate. A rappresentare l’accusa saranno quattro pm: Maurizio Bonaccorso, Maurizio Trifirò, Claudia Pasciuti e Davide Spina.



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Commenti

    Sembra il processo dei mille anni. Both???????

    Ma mi chiedo Ivan Lo bello perché non c’è?

    Schifani ….. ancora candidato?

    ……manca all’appello un ex senatore della Repubblica? Vuoi vedere che è il gola profonda per salvarsi il popò?

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