"Nessuna paura, costruiamo futuro | Lo Sperone è tutta la mia vita" - Live Sicilia

“Nessuna paura, costruiamo futuro | Lo Sperone è tutta la mia vita”

La preside Antonella Di Bartolo

Parla la preside della scuola sotto attacco. "Sono qui grazie a padre Puglisi"

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PALERMO– “No, non ho paura. Qui costruiamo futuro. Io faccio semplicemente il mio lavoro”. La professoressa Antonella Di Bartolo, preside dell’istituto comprensivo ‘Sperone-Pertini’, se non fosse necessaria come il pane dov’è, andrebbe messa su un treno che tocchi gli snodi più importanti, per spiegare come si costruisce la Bella Scuola. Non ‘buona’ che sarebbe come accontentarsi. Bella, appunto, perché la bellezza si accompagna sempre, con percorsi difficili, alla verità. La comunità che governa è stata vittima di raid vandalici a più riprese, ravvicinati nel tempo. L’ultimo ha visto ‘solo’ una grata divelta e l’ingresso nei locali, qualcosa che somiglia a una azione dimostrativa.
Ecco perché la città dovrebbe mobilitarsi intorno a una realtà che racconta il meglio, in un contesto troppo spesso rassegnato al peggio. Palermo, se ci sei, batti un colpo.

 Professoressa, da quanto è preside allo Sperone?

“Dal primo settembre del 2013. Alle spalle avevo diciassette anni di insegnamento”.

Cosa ha trovato?

“Un ambiente disgregato. C’erano mille problemi per l’accorpamento tra una direzione didattica e una scuola media. La ‘Pertini’ era destinata alla chiusura. Aveva una prima media, con quattordici alunni, alcuni dei quali sedicenni. La dispersione scolastica arrivava al ventisette per cento. Mancavano le porte nei bagni. Non c’era un vetro intatto”.

E lei?

“All’inizio mi sono meravigliata. Non pensavo fosse possibile. Poi mi sono data da fare”.

 Qual è il peggiore nemico che ha affrontato?

“L’abitudine al degrado, la percezione del disastro come normalità. Invece…”.

 Invece?

“Se c’è una cosa che spetta alla scuola è offrire una visione del futuro, sguardi nuovi, insegnare ai ragazzi che c’è un mondo più bello e che è possibile raggiungerlo o costruirlo. E i ragazzi sono meravigliosi. Se li convinci, e dipende da te, si appassionano, ti seguono”.

Una rivoluzione.

“Sì, come abbandonare gli stereotipi sulle periferie. Ci sono tesori umani immensi da scoprire che aspettano di essere scoperti”.

Una missione non semplice.

“A inizio d’anno, al collegio docenti, leggiamo gli articoli tre e cinquantaquattro della Costituzione sulla parità dei cittadini e sulla funzione pubblica che deve essere adempiuta con disciplina e onore. Siamo al servizio del territorio che va ascoltato”.

Che significa?

“Abbattere le barriere, senza mai rinunciare all’autorevolezza. L’anno scorso alla cena d’istituto sulla nostra torta c’era scritto: ‘Non siamo una scuola normale’. Non possiamo esserlo perché viviamo sfide speciali, con strumenti affidati alla passione e alla sensibilità. Le racconto un episodio…”.

Prego.

“Sempre l’anno scorso siamo stati invitati dal prefetto De Miro, il nostro videoclip sulla legalità aveva ricevuto un premio per un concorso della polizia. Sono andata a prendere gli alunni, abbiamo mangiato un panino in macchina…”.

Forse non sarà normale, ma sembra bellissimo.

“Un ragazzo ha esclamato: ‘Preside, non siamo una scuola normale’. Ecco lo slogan”.

Perché la sua scuola subisce tanti attacchi?

“Non spetta a me valutare, ma a chi ne sa più di me e ha la professionalità adatta per una corretta prospettiva. Ho ricevuto una telefonata del nuovo prefetto, Giuseppe Forlani, che ha espresso solidarietà e vicinanza. Non ci sentiamo soli. Siamo vicini alla gente. Il Coronavirus ha approfondito spaventosamente la crisi economica”.

Lei ha avuto l’occasione di trasferirsi?

“Sì, ma sono rimasta. Lo Sperone ormai è la mia vita. Ma mi lasci insistere su un concetto: non siamo in guerra con nessuno, accogliamo tutti”.

Ha paura?

“No, non ho paura. Qui costruiamo futuro. Io faccio semplicemente il mio lavoro”.

Perché ha scelto proprio lo Sperone?

“Per l’esempio di Padre Puglisi, per il suo sorriso. Ma questa incruenta battaglia culturale non appartiene soltanto al quartiere e a noi, è di tutti, è della città”.

Pensa che Palermo se ne accorgerà, prima o poi?

“Spero proprio di sì”.


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