Nicastri, Arata e il giro di tangenti| Prove evidenti, giudizio immediato - Live Sicilia

Nicastri, Arata e il giro di tangenti| Prove evidenti, giudizio immediato

Le immagini degli investigatori

Il gip ha accolto la richiesta della Procura di Palermo

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PALERMO – Si dovranno presentare in aula il prossimo 18 dicembre, quando saranno trascorsi sei mesi dal blitz della Dia. Il giudice per le indagini preliminari Antonella Consiglio ha disposto il giudizio immediato per Vito e Manlio Nicastri, Paolo e Francesco Arata, Antonello Barbieri, Alberto Tinnirello e Giacomo Causarano. Sono tutti ai domiciliari.

Secondo il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e il sostituto Gianluca De Leo, sono evidenti le prove raccolte sul giro di mazzette pagate per ottenere il via libera alla costruzione di tre impianti di energie alternative.

L’inchiesta coinvolse per primi, lo scorso giugno, il professore genovese e consulente della Lega Paolo Arata, l’imprenditore trapanese Vito Nicastri, il ‘re del vento’ in affari con la mafia, i rispettivi figli, e Tinnirello, approdato al Genio civile dopo essere stato responsabile del Servizio III autorizzazioni e concessioni dell’assessorato regionale all’Energia.

Quando Nicastri senior decise di collaborare con i magistrati finirono nei guai pure il funzionario dell’assessorato Causarano e l’imprenditore lombardo Antonello Barbieri. Il nome di Causarano era già venuto fuori nei giorni dell’arresto di Arata e Nicastri. All’inizio gli veniva contestato di avere intascato una tangente da 11 mila euro, mazzetta mascherata da pagamento di una prestazione professionale resa dal figlio, poi è venuta fuori l’accusa che fosse il collettore delle tangenti da spartirsi con Tinnirello. Cinquecento mila euro, di cui centomila già pagati, come ha raccontato Vito Nicastri. 

A Barbieri la Procura di Palermo contesta di essere stato socio occulto di Nicastri fino al dicembre 2015, quando gli sarebbe subentrato Paolo Arata versando 300 mila euro per rilevare da Barbieri le quote della Etnea srl. Gli agenti della Dia di Trapani hanno trovato traccia del passaggio di denaro da Barbieri ad Arata, facendo transitare i soldi da alcuni conti correnti milanesi a quelli dei prestanome di Nicastri. Un’operazione fittizia che Nicastri ha ricostruito nella sua confessione ai pubblici ministeri.

Barbieri non si sarebbe fatto da parte, ma avrebbe cercato di sfruttare le sue conoscenze all’interno dell’assessorato regionale all’Energia. Ottenne l’autorizzazione per costruire e poi ampliare un impianto fotovoltaico a Carlentini, nel Siracusano, con la società “Sun Power Sicilia”. Solo lo scorso aprile, quando è divampato lo scandalo giudiziario, la Regione ha sospeso le autorizzazioni.


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