Nicosia, Occhionero e la mafia| La risata di troppo dell'onorevole - Live Sicilia

Nicosia, Occhionero e la mafia| La risata di troppo dell’onorevole

L'onorevole Giuseppina Occhionero e Antonello Nicosia

L'inchiesta, al di là delle ipotesi di reato contestate, fa emergere un'imbarazzante superficialità

L'ANALISI
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PALERMO – Non sono le ipotesi di reato, che al momento non vengono contestate, ad imporre una riflessione. Basta la superficialità, anche se alla fine solo di ciò si trattasse, con cui la politica, in generale, e l’onorevole Giuseppina Occhionero, in particolare, si sono approcciati a temi delicati.

Il ruolo parlamentare e il contrasto a Cosa Nostra richiedono rigore. Ed invece l’inchiesta della Dda di Palermo farebbe emergere un’imbarazzante superficialità. Il condizionale è d’obbligo, oggi più che mai, non per un garantismo di maniera, ma perché dell’inchiesta che ha portato in carcere Antonello Nicosia, ex assistente di  Occhionero, resta da chiarire proprio la parte che tira in ballo la deputata. La donna, passata da Liberi e Uguali a Italia Viva, al momento non è indagata.

Le parole del giudice per le indagini preliminari di Sciacca, Alberto Davico, che ha convalidato il fermo di Nicosia e di altre tre persone, tracciano l’ambito in cui si muoveranno le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Occhionero si faceva accompagnare da Nicosia (o forse accadeva il contrario) nelle visite in carcere ai boss senza aver fatto alcun controllo sul suo passato (l’esponente dei Radicali aveva una precedente condanna per traffico di droga a 10 anni e sei mesi).

Un fatto che “risulta indicativo in via alternativa – scrive il gip – di un grave difetto di consapevolezza nell’ambito istituzionale ovvero di una connivenza che vedeva taluno favorire contatti impropri tra mafiosi per ragioni non dichiarate e comunque in questa sede non valutabili”.

Occhionero non ha fatto alcun controllo sui precedenti penali di Nicosia. E ha candidamente ammesso, nel corso della testimonianza resa ai pm, che in Parlamento funziona così. Agli atti dell’inchiesta ci sono diverse intercettazioni dell’onorevole, tutte registrate casualmente e prima che gli investigatori staccassero le microspie una volta scoperta l’esistenza di un rapporto stabile fra Nicosia e il deputato.

Ci sono dei passaggi, che possono anche apparire poco significativi dal punto di vista penale, ma che denotano meglio di altri la superficialità di cui sopra.

Santo Sacco, ex politico condannato per mafia, in carcere aveva ricevuto dal Nicosia una lettera scritta su carta intestata della Camera dei deputati. Lettera che, come espressamente previsto dalla legge, non è sottoposta a controllo. Nicosia immaginava la scena e la raccontava al deputato. Le descriveva Sacco che si gonfiava il petto per quella intestazione. Era molto più di una lettera, era una dimostrazione di forza e prestigio davanti ai compagni di cella.

“Gli è piaciuta?”, chiedeva Occhionero riferendosi alla lettera. E Nicosia rispondeva: “Ma certo la carta intestata della Camera gli potevo mandare una cosa così? Mi sono fatto dare un blocchetto di carta intestata Camera dei Deputati”.

“Bravo”, si complimentava la deputata. “Con la firma sotto perché ho firmato tutte e due gli ho messo onorevole e lui questa cosa la porterà in giro come una fidanzata, sezione sezione ‘Io sono Santo Sacco io sono Santo Sacco anche in galera. Ed il primo ministro è sempre a Castelvetrano non si scherza”, aggiungeva ridendo Nicosia facendo probabilmente riferimento al “primo ministro” di Cosa Nostra. E cioè a Matteo Messina Denaro. Un sorriso contagioso: “A posto”, diceva l’onorevole eletto in Molise, pure lei ridendo. Senza contare che quanto emerso dall’inchiesta rischia di minare l’essenza del dibattito su argomenti seri, quali i diritti dei detenuti.    


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Commenti

    Bisognerebbe fare una riflessione sul fatto che in Parlamento non si applicano le leggi che valgono in Italia per qualsiasi cittadino che debba accedere ad un impiego pubblico non solo di dirigente ma anche di operaio, usciere o autista.

    Se io sono il manager di una azienda privata e commetto una simile “ingenuità “ nella scelta dei miei collaboratori componenti il mio staff l azienda non si pone alcun problema mi manda via subito su due piedi , purtroppo un parlamentare che compie le sue scelte e non controlla nemmeno superficialmente la reputazione di chi collabora direttamente con lui c’è lo dobbiamo piangere sino a fine mandato , va be pazienza sono cavoli di chi lo ha votato sperando che alle prossime elezioni si ricordino di tale “ ingenuità “

    Commenti… leggendo articolo si rimane basiti ….senza parole

    Vengono i brividi!

    La leggerezza e la superficialità dell’onorevole (peraltro eletta in una lista di presunti “moralmente superiori”) danno la misura della leggerezza e della superficialità con cui si esercita il diritto di voto, senza minimamente valutare le conseguenze di un gesto tanto prezioso quanto svalutato che, se non responsabilmente esercitato, producono guasti e storture a tutti i livelli.

    Ancora è a piede libero però!

    Mah, più leggo e più mi convinco che la cara onorevole stia cercando di farsi passare per finta tonta, quando invece penso fosse non solo perfettamente consapevole, ma complice. Vedremo cosa dirà la magistratura a fine indagini. Per me ci saranno sorprese.

    A questo punto, i controlli devono essere fatti su ogni contatto tra questi personaggi e i detenuti.
    E smettiamola con regole e privilegi di chi fa politica o é legato al politico: POLITICA ormai da anni non é sinonimo di ONESTA’ e non deve avere diritti diversi da ogni cittadino.
    La politica, ormai, non é che un MESTIERE che nulla c’entra con la DEMOCRAZIA.
    Finiti gli statisti, finiti i leader, finita la cultura, finita la democrazia.
    Jader Jacobelli resterebbe sgomento e a bocca chiusa davanti alle telecamere, SENZA UN SOLO INTERLOCUTORE.
    Ora si che dobbiamo vergognarci di essere italiani, perché siamo rappresentati da questa gente.

    Vorrei solo ribadire ciò che è stato correttamente riportato nell’articolo e cioè che è passata ai renziani di Italia Viva soltanto dopo che era stata eletta in parlamento dagli elettori di Liberi e Uguali (LEU), partito che l’aveva inserita nella sua lista alle passate elezioni politiche.

    Si dovrebbero spalancare per ambedue le porte delle CELLE – solo in rispetto dei tanti onesti che lottano veramente contro la mafia e mi riferisco agli umili alle forze dell’ordine – ed alla gente comune che crede ancora – oltre al rispetto per gli eroi morti – GALERA !!!!

    Troppo facile dire che non ne sapeva niente. In Italia paghiamo anche questo tipo di parlamentari… non ci manca niente

    la superficialita’, l’assenza di riferimenti valoriali, una esistenza basata sul conseguimento di vantaggi personali con modalita’ anche illecite ed illegali, e’ il costume esistenziale normale di una fetta consistente della collettivita’ nazionale che vota.
    Non dobbiamo meravigliarci ma avviare una profonda riflessione finalizzata ad analizzare il fenomeno in tutti gli ambiti della vita nazionale e ad adottare le misure tempestive volte ad impedire lo scadimento della vita civile e democratica del Paese. E’ un impegno duro e costante a cui TUTTI coloro che amano l’Italia, sono chiamati ad assolvere.
    Speriamo non sia troppo tardi!

    Ma il partito di appartenenza di questa”onorevole” cosa dice in proposito ?

    All’ A.R.S. Ci sono condannati che, pagati con i soldi della collettività, svolgono attività istituzionali per qualche “onorevole” ???????? Chi risponde ????

    Logico gli “onorevoli” si interessano dei diritti dei detenuti, la gente perbene che non trova lavoro, che non ha una casa, che non arriva a fine mese, che ha un disabile … che cosa gliene importa!

    Vabbè solo una condanna a 10 anni e 6 mesi che vuoi che sia…un motivo di vanto…

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