"Più Esercito a Palermo e Catania? Demagogia", dice Cracolici

Nodo sicurezza a Palermo e Catania, Cracolici: “Esercito? Rischio demagogia”

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L'Antimafia regionale in missione a Catania VIDEO
L'EMERGENZA
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3 min di lettura

CATANIA – La strada dell’Esercito per garantire il rispetto della legalità in città come Palermo e Catania che stanno vivendo un momenti difficile sotto il profilo della sicurezza? La soluzione non convince Antonello Cracolici, presidente della commissione Antimafia regionale che oggi, lunedì 6 luglio, ha fatto tappa a Catania.

Cracolici e il bisogno di militarizzazione a Palermo e Catania

“Che ci sia rischio di una recrudescenza violenta è evidente e questo rischia di avere come risposte il bisogno di militarizzazione delle nostre città“, ha spiegato Cracolici ai cronisti al termine di un incontro con i rappresentanti dell’ordine pubblico nel capoluogo etneo.

Cracolici: “Occhio alla demagogia”

Secondo il presidente dell’Antimafia regionale a Palermo, dove si è registrata l’ennesima intimidazione ad un’attività commerciale dello Zen, come a Catania, “si chiedono più militari e l’Esercito per le strade ma affrontare dei problemi complessi con soluzioni semplificate – ha avvertito – rischia a volte di essere solo demagogico”.

Bar Chéri Zen
L’ultima intimidazione al bar Cherì dello Zen di Palermo

La missione dell’Antimafia regionale a Catania

La commissione Antimafia regionale, alla luce di alcuni episodi cruenti degli ultimi giorni a Catania, ha deciso di incontrare il prefetto Pietro Signoriello, il procuratore Francesco Curcio, il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e il capo centro operativo della Direzione investigativa antimafia del capoluogo etneo, Felice Puzzo.

“Allo stato non ci sono elementi tali da poter far ritenere che i fenomeni di violenza che ci sono stati a Catania siano ascrivibili a scontri tra famiglie mafiose – ha spiegato Cracolici -. Piuttosto sarebbero questioni quasi personali”.

Cracolici: “Bloccare la diffusione delle armi da guerra”

Occhio, però, a sottovalutare quanto accade all’ombra dell’Etna. “Io comunque sono sempre cauto – ha precisato Cracolici -. Ricordo sempre che nella storia della lotta alla mafia ogni votla che i mafiosi commettevano un omicidio il primo tentativo era quello di ‘mascariare’. So comunque che la criminalità c’è, che è armata con armi molto pericolose e da guerra. Armi che si stanno diffondendo. La lotta a quest’ultimo fenomeno deve essere una priorità da parte delle istituzioni nel nostro Paese”.

Cracolici ha poi evidenziato un dato: nei primi sei mesi dell’anno la sola polizia ha sequestrato a Catania 160 chili di cocaina, una quantità pari a quella recuperata nell’intero 2025. “È evidente che c’è un’escalation soprattutto da parte di chi aspira a diventare mafioso e a entrare nelle famiglie che controllano il principale traffico illecito della città, quello della droga”, le parole del presidente dell’Antimafia regionale.

La rivolta del carcere di Enna

La tappa catanese della commissione Antimafia è stata anche l’occasione per commentare la rivolta che si è verificata nel carcere di Enna. “Quello a cui abbiamo assistito è intollerabile. Siamo davanti a strutture diventate vere e proprie groviere e luoghi insostenibili dal punto di vista della dignità umana. Pensare poi – ha aggiunto – che scoppi una rivolta perché non sono entrati dei telefonini vuol dire che questi, dentro ilc arcere, vengono considerati come forchetta ecoltello per mangiare.

Una situazione che secondo il presidente dell’Antimafia regionale “è inaccettabile” e che deve spingere le istituzioni “a fare di più e meglio” sul fronte della vigilanza nelle carceri. “Una cosa – ha concluso Cracolici – non può accadere: che un boss, una volta arrestato, continui a comandare dalla cella”.


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