CATANIA. Sono stati tutti rinviati a giudizio, tra loro ex amministratori, consiglieri comunali e rappresentanti di categoria, dal gup di Catania Gaetana Bernabò Di Stefano, i 35 imputati nell’ambito del procedimento scaturito dall’occupazione dei binari della stazione ferroviaria di Giarre e Riposto, avvenuta nel maggio dello scorso anno. Una protesta alimentata da un presunto caso di malasanità, dopo il decesso di Maria Mercurio, colpita da malore e deceduta durante il trasporto, in un’ambulanza priva di medico a bordo, verso la pista di atletica, in attesa dell’arrivo dell’eliambulanza che avrebbe dovuto condurla all’ospedale Cannizzaro di Catania. Due i capi di imputazione contestati dalla Procura di Catania: interruzione di pubblico servizio, per aver bloccato per ore il transito dei treni lungo la tratta Catania- Messina, impedendo così il trasporto pubblico, e attentato alla sicurezza dei trasporti. Reati commessi, in due giornate, il 23 ed il 25 maggio del 2015.
Il collegio difensivo aveva chiesto, compatto, una sentenza di non luogo a procedere. Per i legali, infatti, sarebbe evidente l’insussistenza del capo di imputazione relativo all’attentato alla sicurezza dei trasporti, perché non vi sarebbe stata alcuna concreta situazione di pericolo per i mezzi. Mancherebbe quindi l’elemento strutturale del reato contestato. In merito al secondo capo di imputazione, invece, non vi sarebbero elementi di prova sullo stazionamento, sui binari della ferrovia, dei soggetti identificati dalla polizia giudiziaria. Elemento indispensabile, secondo la difesa, per la consumazione del reato. Evidenziate anche le circostanze in cui sarebbero maturati i presunti reati, all’interno di una comunità in subbuglio per il grave fatto di cronaca accaduto. Ma per il gup Bernabò Di Stefano ci sarebbero elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. A processo, oltre a diversi membri della famiglia Mercurio, anche l’ex vice sindaco di Giarre Salvo Patanè, gli ex consiglieri comunali giarresi Gabriele Di Grazia, Tania Spitaleri e Giovanni Barbagallo, il vice presidente del consiglio comunale di Fiumefreddo di Sicilia Giuseppe Nucifora e l’ex presidente della Confcommercio di Giarre Francesco Candido.
“Pur sperando in un altro risultato eravamo coscienti di quello a cui stavamo andando incontro – spiega l’ex presidente dell’associazione dei commercianti – Speriamo che chi è chiamato a giudicare capisca che abbiamo fatto ciò per un diritto che ci è stato negato. Voglio ringraziare il consigliere comunale giarrese Armando Castorina, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, e Alfio Bonaventura, in rappresentanza del comitato civico. Però Giarre non è l’unico comune interessato. Ci aspettavamo – conclude Candido – una presenza più massiccia delle istituzioni, magari con un documento condiviso”. Un’azione di protesta che, alla luce dei successivi avvenimenti e della scarsa partecipazione popolare alle manifestazioni, lascia un po’ di amaro in bocca. “Se ne sia valsa la pena non lo so – commenta Gabriele Di Grazia – Questo forse lo capiremo in futuro. Però posso sicuramente dire che lo rifarei, perché chi si occupa di politica non può lasciare da soli i propri concittadini. L’augurio è che quell’atto non rimanga isolato e che nel 2018 – conclude l’ex consigliere comunale giarrese – quando riprenderà il giudizio, non dovremo considerarci 35 pazzi”. La prima udienza del processo sarà celebrata il 23 febbraio del 2018.

