Vito Discrede, all’altro capo del telefono, si concede un piccolo sorriso. Non si vede, ma si avverte da come parla. Un sorriso piccolo piccolo, sì. La notizia delle indagini che proseguono sul delitto di suo fratello, Daniele, assassinato per rapina davanti alla figlia, va nel senso della ricerca della verità che non cessa di macinare i suoi perché. Ma non cancellerà le lacrime e il sangue.
“Voglio ringraziare tutti – dice Vito che comunica stento, al cellulare -. Sono a Modica per lavoro, c’è brutto tempo. Non lo sa nemmeno la mia famiglia ancora…”. Un sospiro: “Ringrazio chi ha lavorato, chi ci ha sostenuto, chi c’è stato accanto. Questo è un passo importante. Forse siamo ancora all’alba, però noi non ci rassegneremo fino a quando qualcuno non ci dirà chi ha ucciso mio fratello”. La linea cade e non tornerà più.
Una storia di lotte, di dolore, di dignità, quella della famiglia Discrede che, tre anni fa, venne catapultata in una tragedia. Un video ha raccontato, più delle parole, l’accaduto. Il frame mostra Daniele, un’ombra bianca, che alza un braccio impotente, mentre un uomo incappucciato gli spara. E c’era una figlia bambina a guardare.
Da allora è stato un percorso coronato di spine, sostenuto da papà Gaspare, da Vito, che ha preso su di sé il carico maggiore, dalle sorelle Mary e Rosy, da una tribù allargata di amici e parenti. E da mamma Angelina. E’ stata lei, una signora che porta il peso più grande del mondo, eppure riesce a sorridere, a cementare tutti. E’ stata lei il simbolo di una volontà che non arretra.
Lei, Angelina, solo nell’ultimo anniversario è andata sul luogo in cui il figlio è stato assassinato, in via Roccazzo. Ha posato il piede a terra, scendendo dalla macchina, un po’ titubante. Ha accettato il braccio di qualcuno che l’accompagnava. E non ha lasciato cadere nemmeno una lacrima sulla guancia. Perché erano tutte conficcate laggiù, amare e invisibili, nel suo cuore di madre.

